Regia: James Mangold
Attori: Christian Bale, Matt Damon, Jon Bernthal, Caitriona Balfe, Noah Jupe, Josh Lucas, JJ Feild, Tracy Letts, Ray McKinnon, Marisa Petroro
Paese: USA
Durata: 152 min
Distribuzione: 20th Century Fox Italia
Sceneggiatura: Jez Butterworth, John-Henry Butterworth, Jason Keller
Fotografia: Phedon Papamichael
Montaggio: Michael McCusker, Andrew Buckland
Musiche: Marco Beltrami, Buck Sanders
Produzione: Chernin Entertainment, Twentieth Century Fox
Anno: 2019

Mettiamo subito in chiaro alcune cose: il film racconta una pagina di sport entrata nella storia della 24 ore di Le Mans e nella leggenda, ovviamente tutta raccontata in ottica americana. Enzo Ferrari e le sue auto sono solo delle comparse nel film. Gli italiani sono rappresentati come individui rozzi e volgari, primo fra tutti Enzo Ferrari che insulta gli americani e sbraita dagli spalti del circuito di Le Mans, in cui per la cronaca non risulta aver mai messo piede. I suoi meccanici e tecnici sono ritratti come degli stupidotti che ai box sono oggetto di scherno da parte dei furbi americani cui tutto è concesso. Il novanta percento della corsa, che occupa solo l’ultimo terzo della durata della pellicola, è frutto della fantasia di Mangold, tranne poche scene e il finale.
Il film, costato ben 100 milioni di dollari, non è però la solita americanata, in cui un manipolo di eroi buoni combatte e sconfigge i cattivi. Per assurdo non è neanche la sfida tra Ford e Ferrari, ma tra il talento visionario dei due protagonisti, Carrol Shelby (Matt Damon) ex pilota costruttore di vetture sportive e Kenny Miles (Christian Bale) ingegnere/pilota, realmente esistiti, e il marketing aziendale Ford. È una metafora del pensiero americano, dell’individuo singolo che combatte contro lo strapotere del sistema. La vera lotta è tra loro e l’establishment della Ford Motor Company a cui interessa solo la vittoria, qualunque sia il prezzo da pagare e senza rispetto per niente e per nessuno. Una lotta tra le ingerenze dei colletti bianchi, che si arrogano il diritto di decidere in quanto detentori del denaro, e chi ha le mani e le tute sporche di grasso e di olio perché realizza ciò che ha immaginato, anche andando contro le direttive di chi comanda, assumendosi tutti i rischi. Illuminante è il dialogo tra Shelby e Ford.
Dalle intuizioni di Shelby e Miles nasce così la famosa Ford GT 40 MK II, alta poco più di un metro da terra (40 pollici da cui il nome), che monta un potentissimo motore Ford di 7.000 cc, che però viene assemblata in Inghilterra. Gli eroi sono coloro che riescono a tenere in strada questo mostro tutto motore inscatolato in un telaio di latta privo di qualunque aiuto alla guida e nessuna protezione. Un’auto che non tutti possono guidare, come verrà fatto presente a Ford in persona. Una delle scene migliori del film.
Cosa serve per costruire la migliore automobile da corsa mai vista al mondo per vincere la 24 ore di Le Mans? chiede Lee Iacocca (Jon Bernthal) general manager della Ford. Qualcosa che il denaro non può comprare gli risponde Carroll Shelby.
Purtroppo non è così nel sistema americano. Non è stata la vittoria dei sedicenti Davide americani contro i Golia tedeschi a Berlino nel 1936, e neppure contro i russi nell’hockey su ghiaccio a Mosca nel 1980, e nel volley, comparsi dal nulla in due olimpiadi consecutive (1984, 1988). La vittoria della 24 ore di Le Mans del 1966 è stata la vittoria di Golia. Henry Ford II ha speso una fortuna per costruire la vettura vincente a Le Mans, quasi il triplo della cifra offerta a Ferrari per l’acquisto della sua azienda. Ma non ci sarebbe mai riuscito senza Carroll Shelby e Kenny Miles, che anche se piegati alla ragion di stato di Henry Ford II avevano quel qualcosa che il denaro non può comprare, il rapporto di rispetto, fiducia, stima e collaborazione reciproca, quello che l’establishment Ford non ha mai avuto verso di loro, neanche a fronte della vittoria.

di Silvano Santandrea