Tantissimi Auguri di pronta guarigione e lunga vita a Catherine Deneuve. Che possa durare anche 108 anni come quelli della madre che li ha festeggiati nel settembre scorso. L’ultima volta che l’abbiamo vista sullo schermo è stata nel settembre scorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia dove era presente alla proiezione del film La vérité del giapponese Kore-eda Hirokazu. Rivestiva il ruolo di Fabienne, una stella del cinema francese che in occasione della pubblicazione delle sue memorie incontra la figlia. Ne scaturirà un confronto in cui emergeranno tante verità. Un film in cui tutto da ammirare è il confronto tra una Star  storica come la Deneuve ed una con una carriera già prestigiosa che le auguriamo il più lunga possibile.

Catherine Deneuve in una scena di La vérité (Kore-eda Hirokazu, 2019)

La Deneuve è, infatti, un’attrice che brilla sullo schermo da quando, dopo alcune interpretazioni tra cui quella  nel film Il vizio e la virtù diretto da Roger Vadim (suo compagno) nel 1962, la si vide nel delizioso musical di Jacques Demy Les Parapluies de Cherbourg (1964), con musiche di Michel Legrand: una presenza la sua, raffinata e piena di grazia. Il successo prosegue poi con Bella di giorno (1967) dove, recuperando l’ambivalenza purezza/perversione del personaggio interpretato nel film di Vadim, riveste il ruolo di Séverine  giovane moglie frigida col ricco marito che di pomeriggio si mette a frequentare una casa di appuntamenti dove dà sfogo al suo focoso erotismo. Finchè non decide di dedicarsi tutta al consorte. Ma il suo desiderio s’infrange nella volontà di un amante che sparandogli riduce  il marito in fin in di vita. E lei si dà alla castita. E’ il film di maggior successo di Luis Bunuel: ottiene anche il Leone d’Oro alla Mostra di Venezia. Dopo il regista messicano, altri film  con prestigiosi autori per Catherine Deneuve: Terence Young (Mayerling, 1968), François Truffaut (La mia droga si chiama Julie, 1969 e L’ultimo metrò,1980), Marco Ferreri (La cagna, 1972 e Non toccate la donna bianca, 1974), Mario Monicelli (Speriamo che sia femmina, 1985), Manuel de Oliveira (Il convento, 1992). Ma anche Mauro Bolognini (Fatti di gente per bene, 1974), Dino Risi (Anima persa, 1977). Ed in anni più recenti, tanto per citarne alcuni, Cento e una notte (1995) di Agnès Varda, I misteri del convento (1996) di Manuel de Oliveira, Dancer in the Dark (2000) di Lars von Trier, 8 donne e un mistero (2001) e Pastiche – La bella statuina (2010) di François Ozon.

Catherine Deneuve dichiara di non sentirsi una star e di non  nascondersi dietro gli occhiali neri (chiaro riferimento a Greta Garbo). Ma una Star è stata e continua, volente o nolente, ad esserlo. Ed anche molto apprezzata ed ammirata. Ci auguriamo di rivedere ancora la sua classe in tanti altri film.

di Paolo Micalizzi