Spendo miliardi in pubblicità e questo meccanico finisce sui giornali di tutto il mondo senza spendere una lira. Pochi giorni dopo la provocazione di Henry Ford II, la risposta di Enzo Ferrari è secca e tagliente: Se Ford vuole finire sui giornali gratis, basta che si compri una Ferrari.
E’ il 1963, la sfida è partita.
Henry Ford II non vuole comprarsi una Ferrari ma decide di comperare la Ferrari. Offre a Enzo circa 10 miliardi di lire dell’epoca. Ferrari non ha certo la disponibilità finanziaria di Ford e si trova a dover far fronte ad una situazione economica tutt’altro che rassicurante, così si dichiara disponibile ad una trattativa. Ford vuole trasformare la Ferrari in un reparto corse Ford. Enzo Ferrari però vuole mantenere la totale autonomia nelle decisioni aziendali e sportive del suo marchio. Quando la delegazione americana arriva a Maranello per la firma del contratto Ferrari scopre che Ford pretende di avere il diritto di veto su dove e come far correre la Ferrari, estromettendo completamente Enzo che così non firma il contratto e rispedisce negli USA la delegazione americana. Per Ford, uomo abituato ad ottenere tutto quello che vuole, questo rifiuto è un affronto personale che decide di vendicare sfidando Ferrari sul suo campo, le corse.

Dopo la rottura, pur di prevalere sull’avversario, il colosso statunitense usa tutto il suo potenziale sia economico che politico presso la Federazione Internazionale dell’Automobilismo per mettere in difficoltà la Scuderia Ferrari nel campo delle competizioni. Stringe accordi con scuderie europee che gli forniscono supporto e componenti fondamentali, cerca di strappare a Ferrari tecnici e meccanici offrendo loro uno stipendio triplo, con casa, auto e università pagata per i loro figli. Negli Usa, Ford assume chiunque abbia battuto la Ferrari. Compra l’officina di Carroll Shelby, ex pilota vincitore della Le Mans del 1959 e lo mette a capo del progetto Ford Advanced Vehicle concedendogli pochi mesi per creare ex novo una vettura capace di battere la Ferrari. Dal suo sodalizio col pilota ingegnere Ken Miles nasce così il progetto GT40, un’auto Gran Turismo alta poco più di 1 metro (equivalente a 40 pollici, da qui il suo nome).

Nonostante tutti questi sforzi la macchina è un disastro, non vince né l’edizione della 24 ore del 1964 né quella del 1965, dominate dalla Ferrari che chiude ai primi tre posti.

Quando Ford realizza che per costruire una macchina perdente ha speso somme di denaro incalcolabili, licenzia tecnici e meccanici, dà a Shelby un budget illimitato con l’ultimatum di vincere la Le Mans del 1966 se vuole ancora avere un lavoro.

Sull’altro fronte Ferrari, cosciente di non avere i mezzi e la potenza economica di Ford, non sentendosi neanche appoggiato dalle autorità sportive nazionali, decide provocatoriamente di restituire la licenza sportiva italiana come atto di protesta. Sfrutta però abilmente il tentativo di acquisizione dell’azienda da parte della Ford per stringere una collaborazione molto vantaggiosa con FIAT, conservando il comando assoluto dell’azienda e delle corse. Un ulteriore affronto a Ford.
Ormai la lotta è senza quartiere, senza regole e senza rispetto per nessuno. L’imperativo è vincere.
Durante le prove della 24 ore del 1966 questa brama di vittoria fa purtroppo la prima vittima. Sotto la pioggia e sotto le pressioni dei tecnici Ford che gli impongono di aumentare il ritmo, Walt Hansgen, a bordo di una GT40, perde il controllo della vettura uscendo di pista restando ucciso. Nessun problema, il giorno dopo è già sostituito.

Sul fronte Ferrari si cambiano improvvisamente le carte decidendo di far partire Ludovico Scarfiotti (cugino di Gianni Agnelli) al posto di John Surtees, prima guida Ferrari nonché campione del mondo di F1 in carica, mandando a monte la strategia da tempo concordata per avere la meglio sulle più potenti Ford. Surtees non accetta la decisione, rifiuta di correre e, dopo un colloquio con Enzo Ferrari, “viene messo” in condizione di rescindere immediatamente il suo contratto.
La gara è un’ecatombe di vetture, dei 55 partecipanti solo in 15 la terminano, tutti gli altri, Ferrari comprese, si ritirano. Allo scadere delle ventiquattro ore Ken Miles sulla GT40 è al comando seguito da altre due Ford, ma il management della Casa americana pretende una foto pubblicitaria di tre loro vetture che tagliano insieme il traguardo, come già ha fatto la Ferrari. Così viene imposto a Carroll Shelby di ordinare a Miles di rallentare, non curandosi assolutamente di privarlo in questo modo della vittoria. Miles ubbidisce, così per regolamento finisce terzo, alle spalle delle altre due Ford che avendolo raggiunto essendo partite dietro di lui, hanno coperto una maggiore distanza, anche se di soli pochi metri. È la prima vittoria americana a Le Mans. La foto diventa per Henry Ford un’icona storica.

Lo sgarbo subito da Ferrari è restituito a Ford sul suolo americano. Alla 24 ore di Daytona dell’anno successivo, tre Ferrari tagliano il traguardo appaiate. Una foto che purtroppo per Ford ancora una volta fa il giro del mondo.

Le tre Ferrari tagliano il traguardo insieme a Daytona ’67

Il duello è riaperto e prosegue alla successiva 24 ore di Le Mans che è destinata a chiudere la sfida Ford-Ferrari tra le polemiche.
Il fattaccio avviene all’una di notte dell’11 giugno 1967. In quel momento tutte le Ford e le Ferrari si trovano nello stesso giro, quando improvvisamente il cronometraggio ufficiale della corsa operato dalla IBM, va in tilt. Tutti restano per diverse ore senza conoscere le esatte posizioni ufficiali occupate in gara. Quando il cronometraggio ufficiale ritorna a funzionare le Ferrari risultano sorprendentemente staccate di 5 giri dall’unica Ford rimasta in gara. Di quei cinque giri di distacco, non c’è però alcuna traccia in altre rilevazioni, anche in quelle fatte dai due esperti cronometristi dell’Automobile Club di Milano che da sempre seguono sulle piste la scuderia italiana, ai quali risulta che le vetture Ferrari e Ford sono ancora tutte nello stesso giro. Partono le proteste, Ferrari annuncia un reclamo perché venga fatta giustizia al quale però non viene dato seguito di fronte alla sconcertante affermazione dell’organizzazione della corsa che così sentenzia: c’est l’argent que fait la guerre. Vince la Ford e la Ferrari è seconda a 4 giri e terza. Così la partita è definitivamente chiusa dai francesi da sempre sensibili al fascino del denaro. A dimostrazione resta il fatto che negli anni successivi sul circuito non casualmente viene creata una variante a cui è dato il nome di chicane Ford. A fine stagione è comunque la Ferrari ad aggiudicarsi il Campionato Mondiale Marche 1967.

A porre fine al duello diretto Ford-Ferrari ci pensa la C.S.I. (Commissione Sportiva Internazionale) nel 1968, con l’istituzione a sorpresa di un nuovo Campionato Internazionale Marche. Col nuovo regolamento le due Case si trovano di colpo nell’impossibilità di utilizzare quelle vetture che rappresentano l’espressione più avanzata della loro tecnologia e che hanno richiesto ingenti investimenti. Ford, pago delle due vittorie conseguite nel biennio 1966-’67, abbandona le competizioni cedendo le sue vecchie vetture a scuderie private europee che le adatteranno al nuovo regolmento. Ferrari, dopo aver contestato duramente il cambio regolamentare, si rifiuta di partecipare al nuovo campionato.

Ford vince la 24h di Le Mans nel 1967

La morte ha curiosamente riavvicinato i due rivali ancora una volta, Henry Ford II è deceduto nel 1987, Enzo Ferrari nel 1988. Entrambi preceduti da Ken Miles, deceduto nel 1966 in un incidente in prova a bordo di una delle sue creature.
Questa è la vera storia della sfida diretta Ford-Ferrari, che se vogliamo, per quanto riguarda Le Mans, si è chiusa in pareggio.
Ora aspettiamo di vedere cosa ci racconteranno gli americani, con il film Le Mans ’66 – La grande sfida (diretto da James Mangold), in uscita nelle sale domani, 14 novembre, che vedrà Matt Damon vestire i panni di Carroll Shelby e Christian Bale quelli di Ken Miles?

di Silvano Santandrea