Monica, grande Monica. Monica, ovviamente, è Monica Vitti che si staglia di gran misura sulle altre Monica dello schermo. Perché è un’attrice, diventata un’icona del cinema sin dalle sue interpretazioni nei film di Michelangelo Antonioni di cui è stata Musa e compagna di vita. Diventando poi successivamente mattatrice della commedia all’italiana. Ieri Monica Vitti ha compiuto 88 anni e questo avvenimento la riporta all’attenzione del pubblico al quale manca da vent’anni a causa  di una malattia degenerativa simile all’alzheimer che l’ha costretta a ritirarsi dalle scene. Un pubblico che però non l’ha dimenticata ed al quale riappare periodicamente grazie alle riproposte televisive dei suoi film, soprattutto le commedie all’italiana. Ma nel cuore dei cinefili Monica Vitti è legata, soprattutto, ai suoi personaggi antonioniani. La conoscenza della Vitti era avvenuta, in effetti, in precedenza. Era suo l’urlo di Alida Valli nel finale de Il grido, e questa notizia incuriosì fino a quando l’attrice che l’aveva emesso non si materializzò nella figura femminile della Claudia del film L’avventura, un personaggio etereo che a poco a poco prende  consistenza da protagonista.

Monica Vitti in L’avventura (M. Antonioni, 1960)

Cosi come succede nel successivo La notte dove riveste il ruolo di Valentina, la figlia di un industriale nella cui villa  lo scrittore Giovanni Pontano (Marcello Mastroianni) si reca con la moglie Lidia (Jeanne Moreau), dopo la visita all’ospedale ad un amico gravemente ammalato, per festeggiare il suo ultimo libro: Valentina sarà corteggiata inutilmente da Giovanni che con la moglie aveva ormai un matrimonio in crisi. Con il film successivo di Antonioni, Monica Vitti ne diventa l’assoluta protagonista femminile. E’ Vittoria, una ragazza borghese che nella solitudine di un’estate romana si sente attratta da un giovane ed intraprendente agente di cambio (Alain Delon) con il quale avvia una relazione che non avrà felice conclusione: nessuno dei due amanti si presenterà all’ultimo appuntamento in un luogo solitario che suggestivamente rappresenta l’eclisse dei sentimenti. Un dramma che accentua il discorso di Michelangelo Antonioni sull’alienazione e sull’incomunicabilità con quei lunghi silenzi ed i gesti inutili.

Monica Vitti è Giuliana in Il deserto rosso (M. Antonioni, 1965)

Tematiche che saranno poi al centro del film Il deserto rosso (1965) attraverso la figura di Giuliana, che insoddisfatta dell’esistenza che conduce si avventura in una relazione sentimentale sbagliata accentuando sempre più  la sua nevrosi. Finirà per vivere come un automa. E’ proprio in occasione della realizzazione di questo film che nel 1964 ho avuto modo di incontrarla. Era con Michelangelo Antonioni nell’albergo di Ravenna dove alloggiavano. Vi andai con degli amici ferraresi di Antonioni e per me fu un momento che alimentò il mio amore per il cinema. Erano i tempi della mia frequentazione al Cineforum di Ferrara, ove i film di Michelangelo Antonioni era riproposti e discussi, ed io stesso li ho presentati più volte.  E’, forse, anche  per questo che nel mio immaginario cinematografico la figura di Monica Vitti, che poi ho avuto occasione di incrociare più volte alla Mostra di Venezia, è legata soprattutto ai film di Antonioni, compreso Il mistero di Oberwald (1980). Ma mi sono divertito molto anche con i personaggi drammatici, venati di comicità, del film La ragazza con la pistola ( 1968) di Mario Monicelli, Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca (1970) di Ettore Scola, Nini Tirabusciò, la donna che inventò la mossa (1970) di Marcello Fondato ma anche A mezzanotte va la ronda del piacere (1975) dello stesso regista, Teresa la ladra (1973) di Carlo Di Palma ed i film di Luciano Salce Ti ho sposato per allegria e L’anatra all’arancia. Senza dimenticare, ovviamente, i film con Alberto Sordi Amore mio aiutami (1969), Polvere di stelle (1973), Io so che tu sai che io so (1982). E senza trascurare il divertimento offerto con tanti altri film. Che la hanno valso David di Donatello, Nastri d’Argento, Globo d’Oro fino ad un meritatissimo Leone d’Oro alla Carriera alla Mostra del Cinema di Venezia del 1995, dove anch’io l’ho applaudita. Malgrado non sia più sulla scena l’immagine di Monica Vitti è sempre viva nella memoria dei cinefili e degli spettatori ed ha un posto di rilievo nella Storia del Cinema.

di Paolo Micalizzi