Un viaggio nell’Universo creativo di Carlo Rambaldi, il mago dei “trucchi “ e degli effetti visuali speciali per il cinema. Un viaggio in un mondo fantastico  che ha fatto sognare milioni di spettatori, che li ha fatti spaventare o inorridire, che li ha fatti piangere con il tenero E.T. una delle se creature che gli è valso un Oscar e che figura, risplendendo, nella Mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma che è possibile visitare fino al 6 gennaio 2020. Lo fa insieme alle altre due statuette conquistate ad Hollywood dal Genio ferrarese, di Vigarano Mainarda, dove si è trasferito nel 1976 per creare King Kong ed in seguito, oltre ad E.T., altre figure dell’immaginario cinematografico, tra cui, appunto, il mostro di Alien del film di Ridley Scott che gli ha procurato il secondo Oscar nel 1980. Tre Oscar, quindi: King Kong (1977), Alien (1980), E.T. (1983). E di queste creature per i film di John Guillermin, Ridley Scott e Steven Spielberg, alla Mostra, inaugurata alla presenza dei figli del tre volte Premio Oscar Victor e Daniela, sono esposti anche disegni e bozzetti. Ma anche “pezzi” della creatura realizzata che attirano l’interesse dei visitatori: la mano di King Kong, lunga sette metri, sulla quale teneva con amore l’attrice Jessica Lange; la piovra mostruosa che portava terrore e mieteva vittime a bordo del Nostromo guidato da Sigourney Weaver; la mano di. E.T. che faceva divertire i visitatori ridandogli vita con i meccanismi elettromeccanici ideati da Carlo Rambaldi. Ma è possibile curiosare intorno ai modelli della testa del Navigatore e “pezzi” dei vermi di Dune di David Lynch, al pupazzo del folletto malefico del film L’occhio del gatto (1984) di Lewis Teague, la testa del dinosauro Rex creata per il film  giapponese  mai uscito in Italia e che ho avuto occasione di vedere al Marchè di Cannes del 1993. Ma anche  i diversi “mostri” creati  dagli anni Cinquanta ai Settanta per i numerosi (una ottantina) film italiani a cui ha collaborato senza che il suo nome apparisse onde non rivelare agli spettatori che personaggi  o situazioni che vedevano non erano veri ma costruiti mirabilmente da Carlo Rambaldi. Quindi, ciclopi, idre, centauri dei vari film  mitologici, il drago del film Sigfrido di Giacomo Gentilomo, la Medusa del film Perseo l’invincibile di Alberto De Martino, il  gigantesco fiore carnivoro del film Marte, dio della guerra di Marcello Baldi, il pescecane elettromeccanico di Ti-koyo e il suo pescecane di Folco Quilici, i ragni meccanici che camminano sul corpo di Rossana Podestà per Il grande colpo dei sette uomini d’oro di Marco Vicario, le ali meccaniche e le imponenti armature  dei guerrieri per il film di Roger Vadim Barbarella, le ali meccaniche per il sistema di volo umano del televisivo La vita di Leonardo di Renato Castellani, ma soprattutto i disegni, i bozzetti ed alcuni  prototipi  realizzati, e non utilizzati, per il Pinocchio di Luigi Comencini, una creatura alla quale teneva moltissimo. Un viaggio  nell’universo di Carlo Rambaldi che inizia con foto della sua infanzia a Vigarano Mainarda da dove è partito  per conquistare Hollywood, come ho raccontato nella mia monografia, la prima pubblicata in Italia, che nel 1982 è stata pubblicata come inserto della Rivista La Pianura.

Il grande cinema di Carlo Rambaldi in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 6 gennaio

Accanto alla Mostra una Rassegna su Il grande cinema di Carlo Rambaldi che prenderà l’avvio martedi 29 ottobre per concludersi l’8 dicembre. In programma 25 film in cui il Genio dei “trucchi” e degli effetti visuali speciali ha dato il suo prezioso contributo favorendone il successo al box office. S’inizia con Profondo rosso (1975) di Dario Argento che dà cosi l’avvio ad una serie di film italiani in cui Carlo Rambaldi aveva sbalordito il pubblico, anche se il suo nome non compariva per non rivelare che “personaggi” e situazioni non erano vere ma frutto di un’inventiva elettromeccanica. Per Profondo rosso (1975) Carlo Rambaldi ha realizzato un bambolotto meccanico a cui lo psichiatra Giordani (Glauco Mari) fracassa la testa con un coltello dalla quale fuoriescono dei meccanismi a molla. Ma anche, tra l’altro, la scena della decapitazione di Clara Calamai: scene molto efficaci per dare al film una connotazione horror. Si prosegue con Ti-Koyo e il suo pescecane (1962) di Folco Quilici in cui il contributo di Carlo Rambaldi è nella realizzazione elettromeccanica del pescecane che fa amicizia con il piccolo pescatore protagonista della favola narrata. Poi il contributo per le scene fantastiche di Giulietta degli spiriti (1965) di Federico Fellini, i manichini meccanizzati di uomini, donne e bambini di Marcia nuziale (1965) di Marco Ferreri o quello di Rossella Falk per Modesty Blaise, la bellissima che uccide (1967) di Joseph Losey e di tanti altri film. Importante la realizzazione dei 4 cani vivisezionati che terrorizzano Florinda Bolkan nel film di Lucio Fulci Una lucertola con la pelle di donna (1971) che portarono produttore e regista in tribunale a causa di una denuncia di tre città  dell’Ente Protezione Animali: furono assolti grazie a Rambaldi che illustrò ai giudici il meccanismo di tubi che permetteva agli animali di apparire “vivi”. Altri i film in Rassegna che si avvalgono del contributo geniale di Carlo Rambaldi. Tra questi La mazurka del Barone, della Santa e del Fico Fiorone (1974) di Pupi Avati in cui realizza il grande fico dalle foglie mutevoli a secondadelle stagioni sul quale Ugo Tognazzi (barone Anteo Pellecani, detto Gambina maledetta) vede Delia Boccardo, la finta Suor Gerolama del miracolo avvenuto nel 726 quando partorì un bambino dopo aver subito la violenza dei barbari: era tutta una truffa ideata dal “pappa” Coniglio (Paolo Villaggio) per carpirgli dei beni facendogli  credere che li stesse devolvendo alla fondazione di una chiesa dedicata alla Santa. Si passa, dal  29 novembre, alle realizzazioni nel periodo americano dove Rambaldi si era trasferito nel 1975 chiamato da Dino De Laurentiis  per realizzare il King Kong del film di John Guillermin che gli valse il primo Oscar. Si parte con Incontri ravvicinati del terzo tipo ( 1977) di Steven Spielberg dove dà vita agli alieni che appaiono nel finale del film per continuare con Alien (1979) di Ridley Scott, suo secondo Oscar per la realizzazione dell’orrenda piovra che decima gli abitanti dell’astronave “Nostromo” fino a quando non sarà sconfitta da Sigourney Weaver, con  l’altra piovra di Possession (1981) di Andrzej Zulawski, la “persona” con cui Isabelle Adjani tradisce il marito. Ma nella Rassegna ci si incontra anche con  la mano,  ricostruita, adoperata dal disegnatore di fumetti Michael Caine che l’aveva persa in un incidente nel film , dal titolo omonimo, di Oliver Stone del 1981, i vermi  giganti di Dune (1984) di David Lynch e  con l’E.T. L’extraterrestre di Steven Spielberg, suo terzo Oscar.  La Rassegna si conclude con il film Rage- Furia primitiva (1988) di Vittorio Rambaldi, pellicola di fanta-biogenetica in cui i trucchi sono stati curati dal padre Carlo.

di Paolo Micalizzi