Leggendo la notizia che un Cineclub italiano aveva in programma il film di  Charles Vidor Gli amori di Carmen del 1948 dove i principali protagonisti sono Rita Haywort e Glenn Ford, come storico del cinema sono stato stimolato a ripercorrere il cammino che questo famoso personaggio dell’opera lirica di Bizet ha avuto nella Settima Arte. Partendo intanto dall’Opera, vista anche in Teatro. Che fu scritta da George Bizet  ispirato da una novella di  Prospero  Mérimée  e la cui prima rappresentazione  avvenne all’Opéra Comique di Parigi il 3  marzo 1875 ,mentre il battesimo in Italia lo ebbe al  Teatro Bellini di Napoli il 15 novembre 1979. L’autore, purtroppo, non poté godere del successo della sua opera perché mori prima che esso avvenisse.  La storia, che poi più o meno si ripete nelle varie versioni cinematografiche, è incentrata sull’amore, la passione, la gelosia. Ed ha al centro Carmen, una sigaraia  coinvolta in una rissa con altre lavoratrici, che viene arrestata dal giovane brigadiere Don José, la cui madre vorrebbe che lui si fidanzasse con Micaela, una semplice ragazza del suo paese. Ma José  rimane affascinato dalla bellezza di Carmen , l’aiuta a fuggire dal carcere ed uccide persino  un superiore Per questo viene punito, e quando Carmen lo incontra di nuovo, lo convince a disertare. Lui la segue nelle sue  vicende da contrabbandiera dimostrando di essere geloso, ma lei è indifferente. Le cose si complicano anche perché lei è innamorata del torero Escamillo. Intanto giunge Micaela  che le chiede , anche a nome della madre, di tornare al paese. José promette di farlo dopo essersi battuto in duello con il rivale Escamillo, lo stesso che Carmen segue a Siviglia. Qui , fuori dall’arena, José chiede a Carmen di tornare con lui, ed al suo rifiuto, anche con disprezzo, la pugnala a morte.

Nel film di  Charles Vidor, che è considerata la Carmen più costosa della storia del cinema, non molto apprezzato anche perché ambientato in una Siviglia di cartapesta, a ricoprire il ruolo della sigaraia è Rita Hayworth (che il regista aveva già avuto interprete di Gilda) e Glenn Ford  in quello del brigadiere Josè. Ma Carmen irrompe nel cinema già nel 1907 con un cortometraggio e fino al 1918 sono una decina le (brevi) versioni registrate dagli storici. Tra essi, vi è anche un film italiano girato da Gerolamo Lo Savio nel 1909  per Film d’Arte Italiana con interpreti Vittoria Lepanto e Alberto Nepoti apprezzato per una brillante interpretazione e ottima ricostruzione ambientale.

Ma il film più famoso del periodo muto è Carmen di Cecil B. De Mille del 1915, che segna l’esordio della cantante lirica Geraldine Farrar  ad Hollywood. Prima donna della scena lirica  neyworkese e dominatrice del Metropolitan, la Farrar lascia il famoso Teatro  per  un ingaggio favoloso di ventimila dollari(più le spese) trasferendosi nella Mecca del Cinema per otto settimane. Il film lo si ricorda anche  per le belle riprese  delle corride. Dello stesso anno  è un film di Raoul Walshche è stato interpretato da un gruppo di veri gitani. Lo stesso regista ha girato poi nel 1927 “Gli amori di Carmen”, interpretato da Dolores Del Rio.

Immagine da A Bourlesque on Carmen (C. Chaplin, 1916)

Anche Charlie Chaplin si cimenta in una “Carmen” (1916) che più che alla  novella di Mérimée si ispira, secondo gli storici, ai film di De Mille e Walsh, ovviamente in termini di parodia alla Charlot, dove il grande genio è affiancato da Edna  Purviance e Ben Turpin e nel finale il gendarme (Chaplin) uccide il rivale e poi si uccide. Ma la spada è finta e  Charlot , dopo uno sberleffo al torero, se ne va insieme a Carmen. Vi è anche una “Carmen” (1926) di Jacques Feyder (il regista di film famosi come Atlantide, Thérèse Raquin e La kermesse hèroique, un classico dello schermo interpretato dalla moglie, la famosa attrice Françoise Rosay), un film considerato perduto il cui punto di forza, secondo Il Mereghetti,  sono le scenografie naturali impreziosite  da un uso del chiaroscuro molto raffinato:  viene anche considerata una delle versioni più fedeli al testo originale.  Francese è anche una Carmen (1945) di Christian-Jacque con nei ruoli principali  Jean Marais e Vivian Romance che dà al film, è sempre Il Mereghetti ad affermarlo, una carica erotica che offre a Carmen tutta la forza della sua sensuale femminilità. Di grande fascino è poi il musical Carmen Jones (1954) basato sulle musiche di Bizet, dove la sigaraia di Siviglia è diventata un’operaia negra del profondo Sud alle prese con  avieri: lei lavora in una fabbrica di paracadute presidiata da  un reggimento dell’aviazione americana. E’ diretto da Otto Preminger (che sostituisce, a lavorazione iniziata, Robert Mamoulian)  che ne fa uno sgargiante musical di successo con una Dorothy Dandridge (nel cast anche Harry Belafonte) dal notevole fascino esotico. L’Italia  ne fa una versione  popolana  con Carmen di Trastevere diretto nel 1963 da Carmine Gallone dove la protagonista è Giovanna Ralli (doppiata da Vanna Scotti quando canta), moglie di un detenuto. Una versione basata soprattutto sulla carica erotica della ballerina di flamenco Ana Esmeralda con Carmen proibita (1953) di Giuseppe Maria Scotese ed un’altra, diretta nel 1961 da Luigi Vanzi, che si limita ad essere un’opera lirica filmata. Luigi Bazzoni poi dirige L’uomo, l’orgoglio, la vendetta (1967) basandolo sulla sensualità di Tina Aumont e la maschera di cattivo di Klaus Kinski (nel cast anche Franco Nero).  Su tutte queste versioni italiane  emerge però  la Carmen di Francesco Rosi (1983) con Placido Domingo, Julia Migenes Johnson e Ruggero Raimondi e la direzione d’orchestra di Loris Manzel, la coreografia di Antonio Gades e la fotografia di Pasqualino De Santis (il fratello del regista Giuseppe) che ne realizza una versione di ampio respiro narrativo in una Spagna  realistica e solare. Anche Jean-Luc Godard rimane affascinato dal personaggio di Carmen, e nel 1983 la rende protagonista di Prénom Carmen in una versione che stravolge la classica storia d’amore e di morte trasponendola ai giorni nostri (lei diventa una rapinatrice, lui un poliziotto) e la rende trasgressiva, provocatoria: alla Godard, appunto. Ha  ricevuto il “Leone d’Oro” ala Mostra di Venezia 1983.  Dello stesso anno è Carmen Story di Carlos Saura con Antonio Gades e Laura Del Sol ambientato durante la preparazione di un balletto basato su tradimenti e gelosie che come punto di forza proprio la presenza  del ballerino – coreografo e la musica adattata(da Paco De Lucia) ai ritmi del flamenco. Ci sono poi altre versioni di Carmen giapponesi, olandesi ed altre Nazioni, ma nel chiudere questo excursus non possiamo non segnalare il film di Vincente Aranda Per amare Carmen (2003) in cui la protagonista è priva della carnalità tragica della Carmen di Mérimèe ed è una creatura artefice di un amore proibito  che conduce alla perdizione.

di Paolo Micalizzi