Salgono i titoli di coda sull’ultima inquadratura della sedicesima edizione di Sedicicorto International Film Festival Forlì. All’Opera Salesiana dove alloggio qui a Forlì, un’opaca pellicola di nebbia e umidità crea un alone attorno al sole che tramonta e sembra portare via con sé la fatica e la stanchezza di giorni e mesi di lavoro, desideri e di cortometraggi visti o ancora da vedere.

Mi si perdonerà se di questo breve soggiorno – e di questo altrettanto fulmineo resoconto – non saranno i cortometraggi i protagonisti, ma le persone che ho avuto modo di incontrare e con le quali ho potuto ridere, mangiare, conoscere e imparare alcune importanti cose dell’arte di vivere i film festival. Perché, prima tra tutte, occorre avere dei buoni e simpatici compagni d’avventura.

Kabir Yusuf Abukar alla Drei Donà Tenuta La Palazza di Massa di Vecchiazzano (Forlì)Ph. Giada Sartori

Multitasking e ubiqua, Joana Fresu de Azevedo, ha avuto l’encomiabile capacità di smaterializzarsi e ricomparire (testimoni i miei occhi) per poter coordinare e gestire al meglio ospiti, incontri, stagisti, pranzi, trasferte, tirocinanti, le risposte di Andrea Carpenzano, driver, registi, telefonate, auto, viaggi, fogli di giornale – nel formato Kontainer16, ovviamente, sul quale ho potuto pubblicare interviste e raccontare incontri in questi giorni, grazie alla fiducia e alla responsabilità che Joana mi ha concesso.

Report che non avrei mai potuto scrivere senza il sostegno psicologico e creativo nella stesura dei testi e il supporto materiale (l’hotspot) di Alice Dozzo, la quale, dopo l’intervista condivisa a Carlo Griseri, ha avuto la pazienza e la fermezza di illuminarmi sul vasto mondo della musicologia e della musica per film, scoprendo tra l’altro di condividere con me gruppi e generi del cuore, e strappandomi la promessa che parteciperemo al prossimo Seeyousound Music Film Festival di Torino.

Kabir Yusuf Abukar alla mensa del Convitto dei Salesiani “Orselli” (da un video di Davide Armida)

Ma ancora, insostituibili compagni di viaggio sono stati: Giada Sartori, fotografa ufficiale della mia stempiatura e autrice di scatti che mi immortalano intento ad addentare cibarie con la stessa classe e raffinatissima grazia di Milena Vukotic o a cercare sullo smartphone i titoli dei film in cui ha recitato Daphne Scoccia; e Davide Armida, improbabile cinéfilo nell’era dell’internét sul quale non avrei scommesso nemmeno un nichelino, ma che mi ha invece fatto ricredere immediatamente. Inutile dire che senza di lui non avrei potuto trascorrere mattine e pomeriggi così sereni e sorridenti; o forse sì, semplicemente avrei potuto vedere più cortometraggi.

Kabir Yusuf Abukar per le strade di Forlì (autoscatto)

Adesso il crepuscolo è già un ricordo sbiadito. La sera è scura e la sala è vuota. I granelli di polvere che prima fluttuavano nell’aria del fascio di luce celeste del proiettore volteggiano ora nel buio del teatro dell’Oratorio San Luigi. In attesa della diciassettesima edizione di Sedicicorto, nuove amiche e nuovi amici, andiamo in pace.

di Kabir Yusuf Abukar