Nel corso di questa penultima giornata di festival, un momento speciale è stato dedicato a una grande donna del cinema italiano, alla quale è stato assegnato il premio alla carriera: Milena Vukotic, che intervistata da Alessandro De Simone e Carlo Griseri ha ripercorso le tappe fondamentali e i ricordi più vividi di questa lunga e prolifica carriera.

Fin da piccola si appassiona alla danza che le dà la consapevolezza del corpo necessaria per lo studio del teatro, iniziato all’incirca nello stesso periodo. Quando però entra a far parte di una compagnia di balletto, inizia a girare il mondo e lascia da parte il teatro. «Dopo aver visto La strada di Fellini, è successo qualcosa dentro di me, sentivo che avevo bisogno di trovare il modo di sfogare certe cose che dentro di me cominciavano a crescere e a formarsi». Il sogno di incontrare Fellini si realizza quando Milena Vukotic si trasferisce a Roma e, grazie a una lettera di presentazione, riesce a conoscerlo e ad entrare nel suo mondo. Tra gli altri registi con cui lavora, viene anche ricordato Luis Buñuel, dal quale viene scelta per gli ultimi tre film: Il fascino discreto della borghesia (1972), Il fantasma della libertà (1974) e Quell’oscuro oggetto del desiderio (1977). Descrive il lavoro con Buñuel come un’esperienza, perché era una persona gioviale e scherzosa, ma allo stesso tempo molto concentrata su «quello che non voleva fare. Era anche un pochino difficile, ma aveva conservato un’umanità così calorosa e sincera tale che tutti erano portati ad amarlo e a rispettarlo».

Pensando alle serie tv come un fenomeno prettamente contemporaneo, ci si dimentica invece dell’importante produzione RAI degli anni Sessanta. Milena Vukotic si affaccia al mondo della televisione proprio con lo sceneggiato Il Giornalino di Gian Burrasca, come una delle sorelle del protagonista. Racconta di come il cast, la regia, il costumista e i compositori fossero un gruppo di persone eccezionali: lavoravano molto e in maniera efficace, ma senza la fiscalità e la rigidità presenti, invece, sul set de Un medico in famiglia. Ricordando l’amico e regista Maurizio Nichetti, afferma che nel cinema gli autori sono persone piene di passione da esprimere, uno spasimo che nel cinema continua a vivere, mentre nella televisione, purtroppo, si incontra meno.

Nonostante la sua famosissima e indimenticabile interpretazione della moglie di Ugo Fantozzi (Pina Fantozzi), Milena Vukotic riesce a non farsi incasellare in un personaggio determinato. Vive l’interpretazione come un gioco, un far finta, un creare una maschera differente per ogni situazione, come conclude lei «è un grande privilegio e una delle cose più affascinanti di questo mestiere».

di Alice Dozzo