Si è concluso da pochi istanti l’incontro Il Corto in vendita, in collaborazione con France Tv, con le ospiti Aurélie Chesné di France Télévision e Manuela Rima di Rai Cinema Channel alla Sala Nassiriya. Insieme ad Alessandro De Simone e a diverse realtà produttive e autoriali in platea, si è discusso del panorama distributivo del cortometraggio italiano e internazionale, nello specifico nel mercato nazionale e francese.

Inutile sottolineare che i due Paesi hanno sistemi di produzione-distribuzione – nonché di ricezione del formato cortometraggio – differenti. In Italia le finestre distributive per eccellenza restano sicuramente i festival, anche se i tentativi da parte di grandi produttori come Rai Cinema per trovare sbocchi distributivi alternativi ci sono, anche se faticano ad attecchire. «Rai Cinema Channel e Rai Play – ha detto Manuela Rima – investono attualmente circa 100 mila euro l’anno nella distribuzione del cortometraggio attraverso piattaforma web, e altrettanti, ma anche qualcosa di più, per la realtà virtuale. Questo costituisce una rivoluzione importante rispetto al recente passato: c’è stato un rinnovamento anche nel sito RaiCinema.it e dal 2012/2013 le cose stanno cambiando. Anche se rimane oggettivamente difficile quando nel mercato mancano i competitor. Mediaset non investe nel cortometraggio e non acquista; questo limita molto le possibilità di un prodotto».

«In Francia invece abbiamo due piattaforme di destinazione del cortometraggio: il web e la televisione – ha detto Aurélie Chesné. I canali France2 e France3 pagano in media 50 euro al minuto per i corti a unica produzione e 100 per le coproduzioni. Insieme investono nel cortometraggio circa un milione e 800mila euro all’anno. La presentazione dei prodotti viene poi organizzata secondo un palinsesto tematico, quindi si possono avere contenitori televisivi diversi a seconda del target di destinazione del corto: teenager, animazione, documentario e molti altri».

«La ricerca di qualità– ha sottolineato Manuela Rima –  deve rimanere comunque uno degli aspetti fondamentali per guidare lo sviluppo e l’ampliamento del mercato del cortometraggio». Talvolta infatti gli autori italiani si approcciano al formato del cortometraggio in maniera superficiale. «Da produttori bisognerebbe sempre chiedere ai registi che propongono i propri progetti quanti cortometraggi nazionali e internazionali riescono a vedere durante l’anno. Questo dà un po’ la misura del loro sguardo – hanno detto Adam Selo di Elefant Film e Giulio Mastromauro di Zen Movie».

«Al cortometraggio italiano manca forse un pensiero autoriale specifico e un’idea personale di cinema. Gli autori e registi devono essere coraggiosi nel mettere una propria visione personale di cinema nel proprio corto – ha detto Aurélie Chesné. In Francia gli autori degli script e i registi solitamente sono differenti e le diverse intenzionalità delle due figure artistiche permette di mettere in combinazioni idee di cinema  diverse, capaci di far maturare visioni più complessive e coscienti».

di Kabir Yusuf Abukar