Sta per riunirsi la Giuria Cortitalia che conferirà il premio al miglior cortometraggio nazionale di Sedicicorto International Film Festival. Stamattina abbiamo incontrato Carlo Griseri, giornalista, critico cinematografico e direttore del Seeyousound International Music Film Festival di Torino.

Kontainer16: Ciao Carlo, benvenuto a Sedicicorto. Da critico cinematografico, che cosa ne pensi del cortometraggio come genere audiovisivo e come vedi la sua ricezione a livello nazionale?

Carlo Griseri: Innanzitutto, mi sento di dire che recensire un corto non è affare da poco, lo dicevo prima ai ragazzi delle scuole che dovranno scrivere un commento ai corti della sezione NO+D2. Visto che, spesso, molti registi tendono ad utilizzare una struttura simile, risulta difficile trovare una chiave di lettura sempre coerente. In Italia purtroppo la situazione del cortometraggio non è come negli altri paesi. Il nostro non è abituato a fruirne come altrove in Europa – penso alla Francia ­– nonostante il loro formato che dovrebbe aiutarne la fruizione, la distribuzione è spesso relegata solo ai festival, difficilmente si trovano altre finestre distributive disposte ad ospitarli. I corti dovrebbero avere la stessa importanza e dignità dei lungometraggi, perché dietro c’è lo stesso sforzo e lo stesso impegno, c’è solo una diversa modalità di approccio all’arte cinematografica. 

K16: Sappiamo che sei il referente per la sezione dei cortometraggi del Seeyousound: da quanto tempo collabori con questa realtà e di cosa ti occupi?

C.G: Collaboro con Seeyousound dalla prima edizione che si è svolta a Torino nel 2015 e mi occupavo della selezione dei cortometraggi. Quest’anno sono diventato direttore del festival e insieme a Maurizio Pisani, alla guida delle precedenti edizioni, abbiamo deciso di rilanciare il festival; avevamo voglia di crescere: da una rassegna di qualche giorno, siamo riusciti a realizzare una manifestazione di dieci intensi giorni, di lavoro e di musica, ma avendo i film come punto di riferimento. Rispetto alle altre realtà torinesi, la nostra cerca di distinguersi per una programmazione differente e originale. Per esempio, nel 2018, abbiamo avuto il documentario di Stephen Nomura Schible Ryuichi Sakamoto Coda, che era stato presentato fuori concorso a Venezia74, ed è stato un successo di presenze. Il Cinema Massimo diventa nei giorni del festival un vero e proprio centro nevralgico della musica per film.

Carlo Griseri intervistato da Alice Dozzo e Kabir Yusuf Abukar (Ph. G. Sartori)

K16: Avete generi musicali prediletti in fase di selezione?

C.G: Solitamente cerchiamo di proporne uno spettro abbastanza ampio, come documentari e ritratti di musicisti, ma anche film a tema musicale. Per esempio quest’anno abbiamo ospitato un gruppo di danzatori folk francesi che, oltre ad aver presentato un documentario sulla loro attività, hanno ballato in sala coinvolgendo il pubblico. Abbiamo organizzato la réunion dei Songs with other strangers, ma anche sonorizzazioni e concerti. Tendiamo sempre ad aggiornarci con nuove proposte legate al panorama audiovisivo contemporaneo.

K16: Quali sono le novità che ci aspettano per i prossimi Seeyousound?

C.G: Abbiamo cinque tappe itineranti in giro per l’Italia: Bologna, Firenze, Milano, Lecce e Palermo, piccoli festival con contaminazione di musica locale e produzione audiovisiva autoctona. Stiamo creando una rete di festival a tema musicale a livello europeo – Music Film Festival Network – che ad oggi ne conta già una decina.

di Alice Dozzo e Kabir Yusuf Abukar