Quest’anno la Cina ha festeggiato 70 anni di Repubblica popolare. Il cinema è un tassello importante per costruire quell’immagine di potenza che questa nazione aspira ad avere agli occhi del mondo. Prima è stato il soft power del cinema americano ad arrivare nelle nostre case e a dare agli Sati Uniti un’identità di potenza salvatrice agli del occhi vecchio continente e del mondo intero. Ora la Cina sta usando lo stesso metodo. My people My country è un film che serve anche a celebrare un’identità nazionale di una Repubblica abbastanza giovane, ed è un film che serve anche a infondere orgoglio agli animi dei cinesi che per anni si sono sentiti umiliati dalle potenze straniere. Un film che parla di storie comuni, poiché per quanto la Cina sia grande, senza l’apporto di ognuno la Repubblica Popolare Cinese non sarebbe la stessa.

My people My country fa parte di una trilogia di film usciti per celebrare l’anniversario della fondazione, gli altri due sono The Climbers, un gruppo di scalatori cinesi nel 1960 si inerpica sul pericoloso lato nord del Monte Everest, e The Captain, ispirato a un fatto di cronaca vera dove un pilota deve affrontare un atterraggio di emergenza per salvare i passeggeri. My people My country è un film composto da 7 storie brevi, di altrettanti registi guidati da Chen Kaige (Terra gialla, Addio mia concubina).

Il primo racconto è La vigilia, ovvero la notte prima dell’annuncio della fondazione della Repubblica popolare cinese, del regista Guan Hu. A poche ore dalla cerimonia, il meccanismo all’interno dell’asta porta bandiera non è ancora stato testato. Ecco che parte un conto alla rovescia sul filo del tempo. L’ingegnere capo (l’attore Huang Bo) ha deciso di ricreare il modellino del meccanismo presente a piazza Tiananmen in scala 1:5 all’interno di un cortile nel centro di Pechino. Testare il tutto su scala e utilizzando gli stessi tipi di materiali originali permetterà di capire dove ci sono degli errori. Il meccanismo funziona perfettamente, finché la bandiera non arriva in cima e il pomo d’arresto salta perché la lega dei materiali usati non tiene. Si innesca allora una seconda corsa contro il tempo:  occorre trovare i materiali per formare la lega del pomo e salire in cima all’asta di piazza Tiananmen per saldarla. Ma dove trovare i materiali per questa lega? Ecco che l’assistente del capo ingegnere sale sul tetto nel cuore della notte pechinese e dal megafono chiama a raccolta tutti i compagni ad aiutarli in nome della patria. Sembra che tutti se ne stiano a letto, finché i compagni-cittadini non sbucano all’improvviso a frotte ad offrire ogni tipo di oggetto metallico che avessero in casa. Una scena un po’ stucchevole e alquanto eccessiva. Sarà poi un docente dell’Università di Pechino a salvare la situazione portando dal laboratorio l’unico esemplare di quel metallo tanto ricercato. Ma tutto è bene ciò che finisce bene, il capo ingegnere corre a Piazza Tiananmen saltando i posti di blocco, sale in cima all’asta e cambia il pomo d’arresto. Vediamo poi un Mao di spalle che preme il pulsante. La bandiera è issata. La folla è eccitata. Il resto è storia. Scorrono infine le immagini di repertorio di quel 1° ottobre 1949 con il vero capo ingegnere alla sinistra di Mao, per lui fu un vero onore trovarsi lì accanto al presidente.

Il secondo racconto è L’incontro incentrato sullo scoppio della prima bomba atomica cinese. Il regista Zhang Yibai racconta un ingegnere che lavora nel centro dove si stanno svolgendo gli esperimenti. L’uomo rimane però contaminato ed è costretto a rimanere in ospedale. Il suo capo gli fa sapere che presto in strada “ci sarà attività”. L’ingegnere rimane qualche giorno steso nel letto e poi decide di uscire a passeggiare. Per caso rincontra la sua ex-ragazza che non vede da tre anni e che aveva abbandonato senza alcuna spiegazione a causa della segretezza del suo lavoro. I due sembrano riavvicinarsi quando all’improvviso arriva una folla urlante a dividerli. L’esperimento è finalmente riuscito: la Cina ha il nucleare. Un’altra storia comune, di un uomo senza nome, a marcare un momento importantissimo della formazione della Cina.

Nel terzo corto Il campione di Xu Zheng (regista, sceneggiatore e attore come in I figli del fiume giallo, Non sono il dio dei farmaci). Siamo nel 1981 a Shanghai, città natale del regista, si parla un po’ mandarino un po’ dialetto. In quegli anni, nel quartiere solo una famiglia aveva la TV e la si metteva in strada a disposizione di tutti per guardare eventi di interesse comune. Si sta svolgendo la finale di pallavolo femminile Stati Uniti-Cina. Il protagonista di questa storia è un bambino l’unico che sa come far funzionare l’antenna. Tutti gli chiedono di tenerla lì, ma lui ha anche un’altra missione: salutare la compagna di classe che sta per partire con la famiglia per gli Stati Uniti. In questa missione di intenti scaturiscono eventi divertenti, in grado di far ridere in maniera sincera. Questo è l’unico episodio in grado di celebrare la nazione con sana leggerezza.

La quarta storia del regista Xue Xiaolu parla del Ritorno di Hong Kong alla madre patria Cina. Anche qui la storia è una corsa al filo del secondo. Alla cerimonia di passaggio, la bandiera del Regno Unito e quella Cinese devono essere ammainata e issata allo spaccare della mezzanotte, con non più di 0.75 secondi di differenza. Forse una delle storie più interessanti, visti i fatti di cronaca attuali e le battute dette fuori dai denti “finalmente mettiamo fine a 150 anni di umiliazione straniera”, il plurlingualismo della storia (mandarino, inglese e cantonese). Un episodio molto musicale per la lingua cantonese, ma a parte ciò, un po’ piatto con una spessa patina di un eccessivo sentimento patriottico.

La quinta storia è Ciao Pechino del regista Ning Hao con Ge You come protagonista. Ge You è un tassista di Pechino, divorziato, il quale è in grado di prendersi cura di sé, e spesso dimentica i bisogni reali del figlio. Un giorno alla lotteria della sua azienda vince un biglietto per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi nel famoso stadio a nido e subito pensa di regalarlo al ragazzo il giorno del suo compleanno. Passa tutto il pomeriggio a vantarsi a destra e a manca del biglietto, finché un ragazzino del Sichuan non glielo ruba. Ge You, furioso ma impacciato, parte alla ricerca del ragazzino. Lo acchiappa e vorrebbe denunciarlo, senonché scopre che è rimasto orfano, poiché il padre è morto in un terribile terremoto. Per di più il padre aveva contribuito alla costruzione del Nido e per questo il ragazzo era giunto a Pechino proprio per toccare con mano quel lavoro. Commosso, Ge You gli regala il biglietto, rinunciando a darlo a regalarlo a suo figlio. Un episodio abbastanza gradevole nella sua leggerezza, ma con una stucchevole morale sul finale.

Nel corto di Chen Kaige intitolato Stella guida, sono ritratti due fratelli mongoli che sono appena usciti di prigione. Ancora adolescenti, vestiti di stracci e trasandati, non sembrano volerne sapere di cambiare stile di vita. Il loro carattere un po’ da bulli si scontra con quello del vecchio Li (interpretato da Tian Zhuangzhuang, recentemente sentito nel film N. 7 Cherry Lane) il quale, nonostante sia in pensione e gravemente malato, li prende sotto la sua ala per cercare di riportarli su una strada di vita positiva. Sebbene il vecchio si dimostri generoso, i due adolescenti rubano i risparmi di Li, il quale li teneva da parte per curarsi. L’anziano Li però non si arrabbia, né li denuncia. Decide invece di portarli ad accogliere chi come loro “sta tornando a casa”, e partono a cavallo all’inseguimento della stella bianca. Nel mezzo a una distesa di terra arida atterrano due astronauti cinesi in rientro da una missione spaziale. I due fratelli rimangono folgorati, capiscono che quella navicella è loro stella guida, anzi lo zio Li lo è. Questo episodio si regge solo grazie all’interpretazione di Tian Zhuangzhuang, spettacolare, da evitare quella dei due fratelli (Chen Feiyu e Liu Haoran), i quali spesso hanno sguardi persi nel vuoto come in preda ad una fede mistica.

La settima storia è Uno per tutti di Wen Muye. Una capitana di aerei supersonici dell’aeronautica cinese sin da piccola sogna di volare. Alla parata di celebrazione della nazione però non le è concesso di partecipare, ma rimane solo come aereo di riserva. Essendoci il rischio di incidenti e essendo lei la migliore, l’aeronautica non può rischiare di perderla, la cerimonia sarebbe troppo rischiosa. Poco prima di andare in scena una collega ha un problema al monitor, questa è la sua occasione per sostituirla, invece, da vera eroina, decide di insegnare alla collega come riparare il monitor. Da eroina, salva la parata, salva il posto della collega, e lei integerrima rientra alla base. Le inquadrature sono tutte per gli aerei super veloci, i dialoghi anche se esistenti sono superflui, immagini che cercano di rievocare Topgun, sfoderando un machismo maschile e femminile. Uno spot per l’aeronautica.

Alla fine della proiezione scorrono immagini reali legate ai flashmob girati in varie città della Cina per promuovere il film. Appena appaiono i titoli di coda i compagni-spettatori, come di consuetudine, scattano in piedi per uscire. Io decido di rimanere, anche se questo attira le solite occhiate dei bambini che dicono ai genitori “una straniera”. Ebbene sì! Anzi, un’infiltrata. I compagni-spettatori sono tutti alle porte. Sto per alzarmi anche io quando sento delle presenze. Due adolescenti hanno aspettato che lasciassi il mio posto per dirmi “Welcome to China”…Grazie compagni!

di Clara Longhi