You will die at 20 è l’opera prima, applauditissima, di Amjad Abu Alala. Siamo ai giorni nostri in Sudan, Muzamil è un giovane ragazzo il cui destino è segnato: il santone del villaggio ha predetto che il ragazzo morirà a vent’anni. Il padre non crede alla profezia e lascia il villaggio per andare a lavorare fuori. Muzamil rimane a casa con la madre iperprotettiva la quale non vuole che esca troppo o faccia cose lontanamente pericolose, inoltre, visto che dovrà morire giovane, che senso ha mandarlo a scuola?

L’insegnante della scuola però convince la madre a mandare Muzamil alla scuola di corano. Il giovane è il migliore allievo, oltre a lavorare lì, trova lavoro anche come corriere. Nei suoi recapiti della spesa a varie persone incontra un signore che vive lontano fisicamente e stilisticamente dalla realtà che Muzamil conosce. Qui il giovane predestinato inizia a crescere, si confronta con il peccato e scopre che non esiste solo la realtà che conosce. Esiste anche il cinema, e le immagini del cinema sono un misto tra reale e irreale. La sua condizione di morte è quindi anch’essa reale? O c’è una via di fuga?

Muzamil è vittima delle superstizioni di una cultura ignorante. Vive come è stato classificato ed etichettato dalla società. La realtà descritta da Amjad è terribilmente recente, non solo in Sudan, ma anche in Italia, è sufficiente leggere i nostri quotidiani. Attraverso questo film il regista vuole denunciare un certo tipo di mentalità, ricordare a chiunque che nessuno ha il diritto di definirti o limitare le tue scelte di vita. Occorre scacciare le superstizioni e l’ignoranza, nessuno ha il diritto di definire il destino altrui. Ecco perché a volte è necessario scappare.

Amjad Abu Alala è un filmmaker sudanese nato e cresciuto negli Emirati Arabi Uniti, dove ha compiuto gli studi universitari sui media. Ha realizzato numerosi cortometraggi, tra cui Orange and Coffee (2004), Feathers of the Birds (2007) e Teena (2009). Nel 2013, con Apple Pies, ha vinto il Best Arabic Theatre Script Award conferito dall’Autorità Araba. Attualmente è il responsabile del comitato di selezione del Festival del cinema sudanese indipendente.

di Clara Longhi