Jack Nicholson. Heath Ledger. Jared Leto. Dopo di loro sembrava impossibile che altri potessero ricoprire il ruolo di Arthur Fleck. Ci ha pensato Todd Phillips a farci cambiare idea. Lasciando a Joaquin Phoenix il compito di vestire i panni del crudele villain DC Comics nel suo Joker, presentato in anteprima mondiale alla 76° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e prontoo ad uscire in sala ad ottobre 2019.

In questo film non ci sono uomini pipistrello o pinguino né donne gatto. Nessuna batcaverna o fari ad illuminare la notte di Gotham City per chiedere aiuto a qualche Cavaliere Oscuro. Qui Phillips pone al centro di tutta la narrazione Arthur Fleck. Sulla sua vita; sulla durezza della sua esistenza, tra violenze ed abusi quando era un bambino; lasciato ai margini prima e abbandonato poi da una società incapace di confrontarsi con la malattia mentale. Insieme al suo sceneggiatore, Scott Silver, il regista /sceneggiatore Phillips si concentra sul costruire un’analisi del profilo psicologico di Joker, cercando di indagare su quale sia il suo vissuto e quali le ragioni che lo hanno portato a diventare il Pagliaccio più cattivo che Gotham abbia mai avuto.

Qui il protagonista è il villain. La narrazione ci permette sì di incontrare sul nostro percorso di analisi comportamentale anche membri della famiglia Wayne (il patriarca, Thomas, è stato datore di lavoro della madre di Arthur e li unisce un inimagginabile segreto; Bruce lo vediamo ancora bambino, agile, ma timido, che vive uno dei momenti più drammatici e sconvolgenti della sua vita in un vicolo buio che i conoscitori dei fumetti di Batman ben ricorderanno), ma non vengono nemmeno relegati al ruolo di comprimari. Per il semplice fatto che non ci interessano ora. Il percorso di Arthur si sviluppa, nonostante tutto, a prescindere dalla presenza o meno dei Wayne nella sua esistenza. Molto più fondamentali, invece, sono altri incontri che Art/Happy fa: il rapporto, morboso e onnipresente, con la madre; i colleghi da cui si lascia sbeffeggiare, non riuscendo però ad accettare il tradimento perpetrato da uno di loro; il suo idolo televisivo, Murray Franklin (un Robert De Niro che mette tutta la sua espressività al servizio del Comics movie), che eleverà a pubblico lo sberleffo verso le debolezze di Fleck; il propompente desiderio di essere amato che si materializza sottoforma di una vicina di casa); la risata, quella che Arthur non riesce a trattenere nei momenti di angoscia e nervosismo più profondi e che diventerà uno dei tratti distintivi di Joker.

Un personaggio completo quello che Phillps cerca di costruire per il suo Joker. Senza concedergli facili assoluzioni, ma mostrandolo in tutte le sue sfaccettature. Ed è innegabile che se il regista è riuscito a regalarci forse il migliore Joker nella storia delle nuove trasposizioni cinematografiche – togliamo da questa classifica Jack Nicholson, che nel Batman di Tim Burton, interpreta quello sicuramente più fedele alla versione del fumetto rispetto a quelli di Ledger e Leto – sia assolutamente grazie alla grandiosa interpretazione di Joaquin Phoenix. Nel vestirne i panni, l’attore non solo assume il ruolo di Joker. Phoenix diventa Joker. Si è sottoposto ad estenuanti sedute di preparazione atletica e a una rigida dieta pur di riuscire a morstrare anche nel fisico il nervosismo del personaggio che interpreta, come e quanto la malattia lo devasti; trasforma la sua voce, fa sua quella così caratteristica risata. In Joker abbiamo la possibilità di assistere a quella che sicuramente è l’interpretazione perfetta di Phoenix, quella di un’intera carriera. E fatichiamo a pensare che, da questo momento, altri potranno ricoprire lo stesso ruolo dopo di lui.

L’accoglienza riservata al film da parte di stampa e pubblico è stata al di sopra di ogni più rosea aspettative. File chilometriche, sale piene, un applauso lungo 8 minuti durante la proiezione per la critica. Cosplayers ad animare le strade della Mostra. Un evento che ha saputo tranquillizzare i fan delle storie del Cavaliere Oscuro e che temevano di vederne stravolta la storia e che, allo stesso tempo, è stato in grado di entusiasmare anche coloro che non si erano mai avvicinati al fumetto. A noi non resta che garantirvi che quella fino all’arrivo in sala, il 4 ottobre, non sarà un’attesa vana. Intanto, sorridiamo. Perché la vita è una commedia.

di Joana Fresu de Azevedo