Seberg narra la storia vera di Jean Seberg (1938-1979), attrice degli anni ’70 che ha ottenuto la fama con la Nouvelle Vague francese. Lei americana, si era stabilità in Francia per lavoro, 4 matrimoni fallimentari e una vita impegnata.

Credeva in una società differente. Era una donna impegnata nel sociale, sostenendo diversi gruppi negli Stati Uniti in favore dei diritti dei neri.

La vita di Jean incrocia quella di Hakim Jamal (Mackie) esponente del Black Power, passando da una relazione politica a una sentimentale. Successivamente Seberg finanzierà anche le attività delle Black Panthers. Le azioni di Jean non passano inosservate: una diva del cinema è su tutte le copertine ha una forte influenza sulle giovani generazioni, dal suo taglio di capelli alle sue azioni, tutto può essere fonte di emulazione. Una squadra dell’FBI guidata da Hoover ne fa l’obiettivo dell’operazione COINTELPRO. Un’operazione sottocopertura attraverso la quale il Bureau inizia a intercettarla, pedinarla entrando nella vita dell’attrice senza alcuno scrupolo, con lo scopo preciso di “neutralizzarla”.

Jean sente di essere nel mirino di qualcuno all’inizio pensa siano le Black Panther poi scoprirà esser il governo. L’agente Jack Solomon (O’Connell), incaricato di spiare Seberg in tutte le sue conversazioni e movimenti inizia a porsi delle domande: quali sono i confini del lavoro dell’agente? Quali i limiti della sicurezza nazionale? Qual è il confine tra etica professionale e morale? Sarà proprio l’agente Jack a rivelarle il suo dossier che l’FBI ha su di lei, così che lei ha finalmente la certezza di quelli che prima erano solo sospetti.

Kirsten Stewart in Seberg


Durante le riprese in Messico, Jean rimane incinta in una relazione extraconiugale. L’FBI utilizza questa notizia per screditare l’attrice già fortemente provata emotivamente. La bambina nascerà, ma muore dopo solo due giorni di vita. Già fragile, Jean ha un crollo e tenta il suicidio. Sarà questa crisi che la spinge a parlare in conferenza stampa. Un inno alla giustizia sociale, al fatto di non voler farsi spezzare e lasciare spazio alle minacce di chi vorrebbe non farla parlare. Non parla di sé stessa come di una vittima, è lucida e vede che in realtà lei è solo una pedina di una lotta tra le due parti, di chi era a sostegno e chi contro i diritti dei neri.

Jean Seberg morirà in circostanze non ancora del tutto chiare. Il suo corpo in avanzato stato di decomposizione sarà ritrovato 9 giorni dopo la sua scomparsa, avvolto in una coperta sul retro dell’auto parcheggiata non lontano da casa sua a Parigi. Accanto al suo corpo sono stati rinvenuti una bottiglia di barbiturici e un biglietto con su scritto “Scusate, i miei nervi non reggono più”.

Jean è una “influencer” ante-litteram. Una personalità carismatica, non solo una diva. Una donna capace di convogliare altre persone ad aprire gli occhi davanti alle ingiustizie sociali. Jean era una moderna Giovanna d’Arco, che aveva anche interpretato in un film, capace di resistere al fuoco e uscirne nono stante le cicatrici. Jean cercava di cambiare il mondo, cambiando le idee della gente, una persona alla volta. Solo così si poteva ottenere il cambiamento, senza violenza: cambiando il modo di pensare delle persone, una alla volta.

Benedict Andrews non nasconde il parallelismo dello spettatore-voyeur. Il pubblico vede la vita di Jean attraverso le telecamere, i microfoni e strumentazioni molto simili a quelle utilizzate dall’FBI per spiare l’attrice. Anche il parallelismo Stewart/Seberg non è casuale, il regista afferma infatti, che entrambe le attrici sono donne che da giovani hanno dovuto affrontare l’opinione pubblica. Entrambe le attrici sono donne, che non si nascondono dietro alcuna maschera, due donne vere, istintive capace di assumersi dei rischi. Kirsten Stewart si è presa il rischio di recitare nuovamente in francese, vincendo la scommessa.