Storia di un matrimonio racconta meravigliosamente la storia di una coppia che deve fare i conti con il divorzio.

Noah Baumbach racconta in un equilibrio perfetto, tra comicità e tragedia una coppia americana, in preda alla crisi di matrimonio. Nicole (Scarlett Johansson) è un’attrice californiana che sin da giovane raggiunge la fama. Charlie (Adam Driver) è un talentuoso regista di teatro per il quale Nicole si trasferisce a New York. I due si conoscono da giovani e subito si innamorano l’uno dell’altra come afferma lui perché “le conversazioni erano anche migliori del sesso”. Nella grande mela il personaggio di Adam costruisce la sua famiglia teatrale e se inizialmente il pubblico andava a teatro perché incuriosito di andare a vedere la Nicole, giovane star della televisione, con il passare degli anni la fama del regista cresce e la sua genialità si afferma tra il grande pubblico. Così la coppia vive ormai da dieci anni a New York, con un figlio di 8.

Marriage Story si apre con i due coniugi in seduta dal terapista a elencare i pregi dell’una e dell’altra. Sono all’ultima spiaggia per cercare di salvare il loro rapporto. Sembrano provarci finché non accade il fatto, la goccia che fa traboccare il vaso. Lei parla al marito di un’offerta da Los Angeles per girare un episodio pilota per una serie TV. Nicole è contenta di aver ricevuto l’offerta, ma Charlie la bolla subito come una cosa stupida e le parla del suo prossimo progetto teatrale. Ancora una volta Nicole non si sente ascoltata da Charlie.

Lei si trasferisce a Los Angeles per recitare nella serie TV e piano piano scopre nuovi lati di sé. Nella sua vita professionale si sente nuovamente appagata, trova una nuova identità. Non si sente più un tassello della compagnia teatrale del marito. Si sente tornare ad essere la protagonista voluta e ricercata della sua giovinezza. Scopre nuovamente il suo interesse per la regia, al quale non era riuscita a dare sfogo. Sperimenta nuovi tipi di relazioni che prima non era riuscita ad esplorare.

Da ex-coppia innamorata che vuole divorziare senza coinvolgere terzi, i due alla fine decidono di trovarsi degli avvocati che prosciugheranno i loro conti e il futuro fondo per il college del figlio. Nicole si trova un’agguerrita avvocatessa Nora che fa uno dei monologhi più belli del film affermando che la figura del padre, in una famiglia, è relativamente recente è nata solo negli ultimi 30 anni. Agli occhi dell’opinione pubblica, è accettabile che un padre sia in parte assente nella vita di un figlio; al contrario, una madre assente, collerica o che beve un bicchiere in più di vino non è accettabile perché imperfetta. Agli occhi della società, e quindi anche in un’aula di tribunale, una madre deve essere perfetta, mentre l’assenza del padre è accettabile come ci insegnano anni di educazione giudaico-cristiana. Mentre la Vergine Maria ha avuto un figlio, il Padre era assente.

Charlie è un uomo che si commuove al cinema, e non teme di dirlo al figlio, ma solitamente non si esprime molto. Sorprende infatti quando davanti alla sua troupe canta “Being Alive”, canzone attraverso la quale esprime il suo stato d’animo.

Baumbach, attraverso le formidabili performance di Johansson e Driver, riesce a ritrarre la vita di un matrimonio anche quando questo non c’è più. Dai monologhi di elogio iniziale, Nicole e Charlie finiscono per non parlarsi più. Perdono la propria voce, e lasciano parlare gli avvocati, pur essendosi promessi di portare avanti un divorzio pacifico. Nelle discussioni più acerrime continuano attraverso piccoli gesti e sguardi a dimostrare l’amore l’uno per l’altra.

Come in altri film in questa edizione veneziana c’è tanto teatro in forma cinematografica. Un incanto per lo spettatore.