Siamo in un non meglio precisato futuro. La data non conta, perché comunque ciò che è certo è che la nostra vita sarà un continuo viaggio nello spazio. Alla ricerca di nuovi pianeti da depredare delle loro risorse naturali. Il Maggiore Roy McBride (Brad Pitt) ha sempre voluto fare astronauta, spinto dalla voglia di avere qualcosa che tenga in lui vivo il ricordo del padre. Partito per un’importante missione spaziale quando Roy aveva 16 anni e dichiarato scomparso quando nel aveva 29, H. Clifford McBride (Tommy Lee Jones) era il comandante della nave partita per il Progetto Lima, che attraversare ogni angolo dell’universo per effettuarne una completa mappatura.

Una scena dal film ad Astra (J. Grey, 2019)

Il ricordo del padre si sta facendo ormai più sfuocato. Ora è lui a guidare una squadra impegnata a localizzare forme di vita aliena, quando un improvviso sbalzo di corrente gli costa quasi la vita. Questo incidente è l’ultimo di una lunga serie di recenti catastrofi che si sono verificate sulla Terra, fra cui incendi e disastri aerei, provocati proprio da impennate elettriche causate da esplosioni radioattive. Al suo ritorno sulla terra lo attende una sconcertante notizia: il padre è ancora . Gli incidenti che si stanno verigficano sono effetti collaterali causati propr dal Progetto Lima e Roy viene incaricato di partire per una missione segreta che ha come scopo quello di riportare sulla terra il padre. In questo viaggio nello spazio alla ricerca di se stesso e dei suoi legami familiari, Roy si troverà a incontrare diverse persone che in passato sono entrati in contatto con il padre, che lo aiuteranno a scoprire di lui alcuni misteriosi aspetti. Tutto ciò avverrà tra incidenti nello spazio, inseguimenti automobilistici su Marte, laboratori chimici abbandonati, morti improvvise e raggi fotonici di cui non si capisce la provenienza.

Ci sembra di sertirvi mentre ci dite che avete già sentito raccontare questa storia centinaia di volte in tanti b movie ambientati nello spazio. Ci duole dirvi che, per sommi capi, quella che vi abbiamo appena descritto sia la sinossi di Ad Astra, l’attesissimo film di James Gray, in concorso alla 76° edizione della Mostra Internationale d’Arte Cinematografica di Venezia, che uscirà in tutte le sale il prossimo 26 settembre. Che per noi è stato il buco nero nella nostra seconda giornata al Lido. Un pastrocchio di generi. In cui il regista di C’era una volta a New York e (sul versante serie tv) di Fringe sembra ambire a 2001. Odissea nello spazio e si ritrovi a girare un melot spaziale, con situazioni già visste e riviste in tantissimi altri titoli, ma senza mai arrivare ad una concreta essenza narrativa.

Brad Pitt durante il photocall a Venezia76

Una regia che punta a sottolineare la bravura dello staff preposto alla realizzazione degli effetti speciali, ma che quasi dimentica di dirigere i propri attori. Ottenendo delle interpretazioni sciatte, piatte e mai realmente convincenti. Brad Pitt viene costretto ad esasperati (spesso esasperanti) e lunghissimi monologhi, in cui cerca di filosofeggiare sull/all’infinito, ma di cui è difficile cogliere. Come per noi è quasi impossibile capire come un simile prodotto cinematografico possa godere della selezione ufficiale in un così prestigioso Festival.

Per aspera ad astra, diceva l’intero detto latino. Attraverso le avversità – della noia di alcune scene, il no sense di altre, una sceneggiattura che cerca di farci vedere le stelle ma che evidentemente ha la lente del telescopio sfocate, una recitazione che va dallo sciatto al piatto (salviamo quella di due scimmie, ma non vogliamo farvi troppi spoiler) – lo spettatore forse potrebbe uscire indenne dalla visione dei 124 minuti di Ad Astra. Forse.

di Joana Fresu de Azevedo