Avevamo trovato coraggiosa la scelta della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia di prendere come film di apertura della 76° edizione un film che il Festival di Cannes non aveva voluto. Così, una volta ufficializzato il programma, la curiosità di vedere La vérité, prima produzione europea del pluripremiato Kore-eda Hirokazu (vincitore, peraltro, proprio del Festival di Cannes nel 2018 con Un affare di famiglia), era davvero forte. La verità è che ne siamo rimasti delusi.

Affidandosi a due mostri sacri della cinematografia europea quale Catherine Deneuve e Juliette Binoche, Kore-eda racconta la storia di Fabienne (Deneuve), stella del cinema, circondata da uomini che la adorano e la ammirano. Ma che il pubblico sta dimenticando. Sceglie di accettare un ruolo in un improbabile (ma dall’intrigante storia) film fantascientifico e decide così di pubblicare le sue memorie, evento che porterà la figlia Lumir (Binoche) a tornare a Parigi da New York con il marito (un quasi trasparente Ethan Hawke) e la figlia (Clémentine Grenier, che ci porta a dire, con la sua genuità e bravura, a dire che è nata una nuova stella per il cinema francese). L”incontro tra madre e figlia si trasformerà presto in uno scontro. In cui il loro passato di contrasti tornerà a galla, così come scomode verità fino a quel momento nascoste.

Lungi dal volerci permettere una netta stroncatura dell’ultima opera di colui che, sempre e comunque, resta uno dei maestri del cinema internazionale, cerchiamo di fare nostre alcune frasi pronuciate dai protagonisti del film. Quindi, se è vero che La poesia è indispensabile al cinema, allora dovrebbe esserlo anche il cercare di raccontare storie che sappiano essere marcatamente originali e non il già visto plot del rapporto madre famosa in costante conflitto con la figlia verso cui sembra mostrare disinteresse sin dall’infanzia; anche se accettiamo che il personaggio di Fabienne dica alla figlia anche se tu non mi perdoni, il pubblico mi perdonerà, resta comunque il fatto che la verità non appassiona.

Juliette Binoche, Clémentine Grenier e Ethan Hawke in La Vérité (Kore-eda, 2019), in sala da ottobre, distribuito da BIM

In conferenza stampa, è stato chiesto al regista Kore-eda cosa lo abbia spinto a girare il suo primo film fuori dal Giappone. Ricordando che questa storia nasce da un testo teatrale che aveva già iniziato a scrivere nel 2011 e che, più o meno nello stesso periodo, incontrò Juliette Binoche che gli espresse il suo desiderio di lavorare insieme, il regista ha dichiarato:

Se ho voluto affrontare la sfida di girare un film in una lingua che non è la mia è perchè ho avuto il privilegio di incontrare attori e collaboratori che volevano fare un film con me. La vérité è il risultato di questo atto di fiducia. Sul set era con noi una traduttrice.

Parlando della difficoltà di realizzare un film in una lingua diversa da quella del regiista, Juliette Binoche ha detto:

E’ stata un’esperienza originale, ma complessa. Aveamo una traduttrice sul set per quando dovevamo parlare con Kore-eda. Quando si gira non si fanno molte domande, si cerca di arrivare all’essenziale. Noi dovevamo speigare tutto alla traduttrice che poi doveva ritrasmettere. Ma è stato il rapporto di fiducia che si è creato a rendere davvero possibile tutto.

Juliette Binoche alla conferenza stampa del film La vérité a Venezia76 (Ph. A. Sbarrai)

Sia Juliette Binoche che Catherine Deneuve (dive indiscusse del film), hanno sottolineato come poter lavorare con Kore-eda sia stato per loro un autentico onore. La forza che, entrambe, mettono nelle loro interpretazioni ne sono indubbiamente una prova. Ma resta la sensazione di vederle esageratamente sopra le righe, in un costante senso di già visto che risulta appena mitigato dalle frequenti battute che indubbiamente sapranno regalare al pubblico diversi momenti di ilarità nel corso della visione. Costrette in un plot narrativo che non riesce ad avere mai un vero guizzo, in una fotografia spesso troppo statica e in una quasi totale assenza di spessore per i personaggi coprimari.

Ma basterà questo a convincere il pubblico che, dopo i giorni della Mostra, potrà vederlo in sala da ottobre, distribuito da BIM? La verità è che non lo sappiamo. E che tra la ricchissima selezione di Venezia76 ci sarebbero venuti in mente molti altri titoli prima di quello di Kore-eda per la sua apertura.

di Joana Fresu de Azevedo