Da giovedi 22 agosto sarà nelle Sale cinematografiche italiane il nuovo film di Pupi Avati, Il Signor Diavolo, tratto da un suo romanzo. Il regista sarà presente all’anteprima che avrà luogo al Cinepark di Porto Garibaldi, in riconoscenza della collaborazione avuta dal territorio comacchiese nella realizzazione del film. Si tratta di un giallo-horror con cui  Pupi Avati, come ha dichiarato, esprime la voglia di tornare alle origini del suo lavoro, quando il cinema, per lui, era soprattutto un gioco e aveva voglia di sorprendere e quindi anche di spaventare il pubblico.  Si rinnova cosi l’assiduo rapporto che il regista bolognese Pupi Avati  ha con il territorio ferrarese, che ha avuto inizio nel  1969 con il film Thomas…e gli indemoniati, una  storia fra realtà e fantasia, fra presente e passato che vuole esprimere la presenza  del demoniaco nella nostra vita quotidiana. A quell’epoca il regista, infatti, dichiarava: Ferrara è una città che sembra  fatta apposta per i miei film. Una città antica, per molti aspetti ancora intatta, ma soprattutto misteriosa, magica. Per uno che arriva da fuori quello della città avvolta nella nebbia autunnale è davvero uno spettacolo che sa di stregoneria. E di stregoneria è intrisa la trama del film imperniata sulle vicende di un gruppo di attori di provincia che, terrorizzati dalla ormai vicina prima di uno spettacolo, decide di interrogare il futuro sul proprio destino, organizzando una seduta spiritica. Le cui riprese sono avvenute, soprattutto, all’interno del Teatro Comunale e della Chiesa di Santa Maria della Consolazione, in via Mortara, allora sconsacrata e utilizzata in passato come Lazzaretto. Anche nel successivo film di Pupi Avati c’è sapore di leggenda e di favola. Ci riferiamo a La mazurka del barone della santa e del fico fiorone (1974), girato a Cento e nel bondenese, con protagonisti Ugo Tognazzi, Paolo Villaggio, Delia Boccardo e un giovane Lucio Dalla e la presenza nel contesto del film di un fico miracoloso costruito da Carlo Rambaldi. Su  una vecchia storia di paese incentrata nel tenebroso clima delle credenze popolari ruota poi la trama, con protagonista Lino Capolicchio, del film La casa dalle finestre che ridono (1976), girato in  una vecchia villa liberty del territorio di Comacchio. Un capolavoro del cinema horror, diventato un cult-movie. Ritroviamo Pupi Avati nel territorio ferrarese con Le strelle nel fosso (1978), una storia basata sulle credenze popolari, ambientata nel Settecento, che vede una famiglia di soli uomini (un padre e quattro figli), un po’  pescatori, un po’ contadini  che sposano la stessa donna, passata per caso dal loro casolare isolato: era la morte. Il territorio ferrarese è anche il set (zona Ro ferrarese, Serravalle  Mesola) del film Aiutami a sognare (1981), con protagonista  Francesca (Mariangela Melato) che  s’innamora del pilota  di “Pippo”, un piccolo ricognitore americano che nel 1943, durante il periodo dello sfollamento, sorvolava ogni sera la campagna emiliana. Nel ferrarese, con alcune scene girate nella zona  di Goro,  anche il film televisivo, in tre puntate, Dancing Paradise (1982),  dal soprannome di un vecchio musicista, sempre lontano da casa alla cui ricerca va il figlio William (Gianni Cavina), e Festa di laurea (1985)  imperniato sull’incontro tra una donna della borghesia bolognese (Aurore Clement) e un maggiordomo (Carlo Delle Piane) che alle ore 18 del 10 giugno del 1940, giorno della  dichiarazione di guerra, si erano scambiati casualmente un bacio, e che si ritrovano in occasione della laurea (che in effetti poi non  era stata conseguita) della figlia di lei.

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Una scena da Il signor diavolo, al cinema dal 22 agosto (P. Avati, 2019)

Con Il Signor Diavolo Pupi Avati ritorna ai luoghi ed alle atmosfere di La casa dalle finestre che ridono ma anche al mistero del terreni K in Zeder, film dal nome dello studioso Paolo Zeder che aveva individuato nella necropoli di Spina (ma  le scene sono state  girate in una ex colonia della Riviera romagnola) dei  terreni K  che renderebbero possibile la resurrezione di chi vi trova sepoltura. I  luoghi sono quelli del comacchiese, nel Delta del Po. Torno volentieri – ha dichiarato Pupi Avati, in questi giorni – in luoghi a me molto cari. Comacchio, la sua storia, la sua terra, le sue valli, i suoi argini, le sue saline sono luoghi fuori dal tempo, quasi magici. Luoghi dove ti perdi, dove il ticchettare delle lancette perde di significato, tutto  si ferma per  lasciare spazio alla bellezza. E’ la bellezza di Comacchio e le sue valli, è la bellezza del Delta del Po, ma è anche il luogo fantastico  in cui il regista Pupi Avati può esprimere la magia del suo cinema.

di Paolo Micalizzi