Quando nel 1969 apparve sugli schermi il film Easy Rider (la cui ispirazione, secondo Dennis Hopper, è dovuta a Il sorpasso di Dino Risi realizzato nel 1962),  la generazione di quegli anni trovò il suo film che lo rappresentava e che alimentava il mito dell’America on the road. Ne erano interpreti i giovani Peter Fonda e Dennis Hopper, che firmò anche la regia. E divennero subito mitici. Peter Fonda era Wyatt, Capitan America,  Dennis Hopper, Billy. Insieme, in sella alle loro tipiche motociclette degli anni ’60,  andavano ad assistere al carnevale di  New Orleans per un viaggio on the road attraverso l’America. Un viaggio verso la libertà, dormendo e mangiando dove capitava, godendosi il paesaggio e l’ozio. Il loro vagabondare attrasse però l’attenzione della polizia che, alla fine, li sbatte in cella. Troveranno lì un nuovo compagno di viaggio, George Hanson (Jack Nicholson, che per questa interpretazione ricevette la nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista, mentre Fonda, Hopper e Terry Southern  l’ebbero per la miglior sceneggiatura non originale) con il quale continueranno a scorrazzare  lungo le strade americane. Però man mano che si avvicinavano al sud, l’ostilità della gente nei loro confronti cresceva e dovranno vedersela con un’ondata di violenza inaccettabile in cui Nicholson muore. Diventando cosi un film di denuncia dell’America razzista.

Easy Rider segnò una generazione, quella della cultura alternativa che aveva come elementi centrali  la ribellione, la droga e la musica che ne sottolinea il clima giovanile con una colonna rock che comprende anche brani di Jimy Hendrix e di Bob Dylan.

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Peter Fonda con il padre Henry e la sorella Jane

Peter Fonda, morto il 16 agosto a seguito di un’insufficienza respiratoria causata da un tumore ai polmoni contro cui lottava da tempo, proveniva da una grande famiglia di attori (il padre è Henry Fonda, la sorella, la ribelle Jane, e la figlia l’attrice Bridget) diventò noto con il film Easy Ride, ma segnò la sua carriera di attore anche con altri film in cui dava una prova di recitazione intensa,  tra cui I selvaggi (1966) di Roger Corman con Marlon Brando e L’oro di Ulisse (1977) di Victor Nunez per cui ottiene una nomination all’Oscar. Ma dava anche prova di regista con il film Il ritorno di Harry Collings (1973) in cui è anche interprete nel ruolo di un inquieto cowboy. Ma anche nel 1973 con il fantascientifico Idaho Transfer  e nel 1979 con il western melodrammatico Wanda Nevada, due film che sembra non siano mai usciti in Italia.

Con la scomparsa di Peter Fonda, se ne va un attore di rilievo del cinema americano, ma il mito, grazie a Easy Rider, per fortuna, rimane.

di Paolo Micalizzi