La vita di ognuno di noi è fatta di semplici regole da rispettare. Soprattutto se si vuole vivere in armonia all’interno della propria famiglia, della propria società. Questo vale ancora di più se si vive a Villa dei Laghi, una grande e spettrale casa situata in mezzo ai boschi che formano La Tenuta. Quattro le inderogabili regole per i suoi abitanti: il mondo esterno non esiste; sono una famiglia felice; si deve mangiare con moderazione; tutto ciò che è loro è di Samuel. Quest’ultimo (interpretato da Justin Korovkin, alla sua prima prova da protagonista, con una somiglianza incredibile con il regista del film) è un giovane ragazzo costretto su una sedia a rotelle che vive con sua madre Elena (Francesca Cavallin) proprio a Villa dei Laghi. Bloccato nella routine familiare e con il rigoroso divieto di allontanarsi dalla dimora, Samuel cresce apparentemente protetto, ma con un crescente senso di insoddisfazione e una enorme curiosità per cosa ci sia aldilà dei cancelli della Tenuta. L’arrivo dell’adolescente Denise (la bravissima Ginevra Francesconi) scardinerà definitivamente gli equilibri della Famiglia, dando a Samuel la forza di opporsi alle restrizioni imposte da sua madre e di cercare la verità sul mondo che lo circonda. Ma Elena non lascerà andare suo figlio così facilmente e sarà pronta a fare di tutto per tenerlo con sé.

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Gli abitanti di Villa dei Laghi, protagonisti di The Nest – Il Nido (R. De Feo, 2019)

The Nest – Il Nido, opera prima nel lungometraggio del regista, produttore e distributore Roberto De Feo, ha avuto ieri la sua anteprima mondiale, in selezione ufficiale alla 72° edizione del Locarno Film Festival ed è costestualmente uscito in Italia, con una distribuzione, curata da Vision Distribution, in 263 sale cinematografiche. Insieme ai suoi co-sceneggiatori, Magherita Ferri e Lucio Besana, De Feo realizza un horror atipico, che, piuttosto che puntare a spaventare lo spettatore ricorrendo a immaginari mostri, fantasmi o morti viventi, mira ad analizzarne paure, ansie, inquietudini. Da qui l’idea di mettere al centro della narrazione le vicende di una particolare Famiglia, la cui guida è affidata ad Elena, donna dura, perseguitata dalle proprie ansie, interamente dedita allo scopo di proteggere suo figlio, perché quando hai una famiglia devi amarla e renderla felice, ad ogni costo. Spinta da queste convinzioni, la madre costringe il figlio Samuel a vivere da segregato in casa, perennemente controllato, esageratamente protetto. L’arrivo in casa di Denise, che porterà un po’ di rock nell’esistenza monotona del ragazzo, lo porterà ad essere curioso e desideroso di vivere di una felicità che si discosti da quella impostagli dal volere materno.

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Francesca Lazzarin e Justin Alexander Korovkin sono Elena e Samuel in The Nest (R. De Feo, 2019)

 Sarebbe (troppo) facile cercare in The Nest delle similitudini con il The Others di Alejandro Amenábar o la serie Netflix The Hauting of Hill HouseA livello scenografico, con le stanze della casa ricoperte di spessi tappeti e pompose carte da parati e tappezzerie, in alcune scene abbiamo dei richiami anche all’Overlook Hotel del kubrikiano Shining. Sul piano narrativo, la tensione sembra ripercorrere la cifra stilistica di Lovecraft. Ma la verità è che siamo di fronte a qualcosa di completamente nuovo. De Feo nel suo film gioca con i generi: romanzo di formazione, nel raccontare il pecorso di crescita e consapevolezza di Samuel; commedia romantica, grazie alla quale ci emozioniamo nel vedere l’avvicinamento del ragazzo alla giovane Denise; thriller psicologico, che tiene lo spettatore incollato allo schermo nella ricerca di comprendere cosa spinga i personaggi ad agire tra le spettrali stanze della Villa; l’horror, che resta in sottofondo per gran parte del film, per poi trovare la sua vera consacrazione solo sul finale, dandoci l’evidenza del filone del genere a cui davvero si ispira il regista.

Altro merito di Roberto De Feo nel confezionare questa sua opera prima è quello della scelta della location. Il film è interamente girato all’interno del Castello (o Villa) Dei Laghi, situato nel Comune di Druento su una penisola che confina con tre laghi artificiali (Cristoforo, della Strada e Grande). Fu fatto erigere come reposoir di caccia per volere di Re Vittorio Emanuele II fra il 1863 e il 1868 secondo forme neomedievali e neorinascimentali e subì in epoca recente consistenti trasformazioni con l’ampliamento delle strutture residenziali.

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Nucleo originario è la parte centrale, sormontata da torri merlate di forma diversa e decorazioni trompe l’oeil, mentre le scenografiche ali laterali sono dovute alla famiglia Bonomi Bolchini che acquista la Villa insieme ad una circostante tenuta di 400 ettari nel 1960 e ne affida l’ampliamento all’architetto e scenografo Mongiardino. Il giardino, che si presenta con prati all’inglese e zone boschive “disegnate”, è ideazione del paesaggista Pietro Porcinari. Nel 1994, la proprietà viene ceduta alla Regione Piemonte. La Film Commission Torino-Piemonte ha sostenuto la realizzazione di The Nest e la riconoscenza dei realizzatori del film è palese nella dedica all’ad Paolo Tenna, recentemente scomparso. La Villa, il suo divenire protagonista narrativo nelle vicende del film sono una forte dimostrazione dell’importanza della scelta della location in una produzione cinematografica. Nonché il potenziale del nostro territorio, che può essere messo al servizio del cinema.

The Nest è uscito ieri, 15 agosto. Nella ricerca di terrorizzare il rilassato pubblico ferragostano. Nella speranza che la scelta del periodo estivo per lanciare un film giovane e coraggioso come questo non diventi un incubo dal punto di vista distributivo. Noi, intanto, vi consigliamo di andare a vederlo. E ricordate: la mamma ha sempre ragione.

di Joana Fresu de Azevedo