Anche quest’anno la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia riproponeuna Rassegna di Classici del cinema, restaurati, mettendoli anche in competizione fra loro. Sono 20 e si contenderanno il Premio Venezia Classici che sarà attribuito da una Giuria presieduta da Costanza Quatriglio, regista e sceneggiatrice che dopo l’esordio nel 2003  con il film L’isola, girato tra i pescatori dell’isola di Favignana ha realizzato altre opere (l’ultimo è Sembra mio figlio del 2018) che l’hanno  imposta come uno dei migliori talenti del nostro cinema contemporaneo.

Saranno riproposti i film di Bernardo Bertolucci La commare secca nel 1962 ha segnato l’esordio  del regista parmense nel lungometraggio. Un film alla Pasolini, scrittore e regista che oltre al soggetto, tratto liberamente dall’ultimo capitolo di Ragazzi di vita del 1975, firma la  sceneggiatura con Sergio Citti e lo stesso Bertolucci. Ne sono protagonisti ruffiani, ladri, ragazzi di vita visti sulle rive del Tevere dove è stata uccisa una prostituta. Di Bernardo Bertolucci anche Strategia del ragno (1970) dove protagonista è il giovane Athos Magnani (interpretato magistralmente da Giulio Brogi) che va alla ricerca della verità sulla morte del padre, ucciso dai fascisti nel 1936 e considerato un eroe. Dagli incontri con alcuni testimoni dell’episodio, compresa l’ormai anziana amante (un’intensa Alida Valli) verrà fuori una verità per  cui in  Athos rimarrà il dubbio se il padre sia stato un vile o, veramente, un eroe. D’antologia la sequenza del ballo all’aperto al ritmo di Giovinezza, con la fotografia di Vittorio Storaro. Il film è ispirato a Tema del traditore e dell’eroe di Jorge Luis Borges.

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La regista/sceneggiatrice, nonché Direttrice del Centro Sperimentale di cinematografia di Palermo Costanza Quatriglio presiede la Giuria di Venezia Classici 2019

L’Italia è rappresentata anche da altri film. Del Genio Federico Fellini Lo sceicco bianco (1952) su una donna (Brunella Bovo) innamorata di un divo dei fotoromanzi (un memorabile Alberto Sordi) che interpreta  il personaggio che dà il titolo al film. Un “eroe” dei suoi sogni alla cui ricerca va in occasione del suo viaggio di nozze a Roma: rendendosi conto del mondo fasullo in cui era cascata ritornerà dal marito (Leopoldo Trieste) che aveva lasciato in albergo per correre dietro al suo idolo. Di Giuliano Montaldo Tiro al piccione (1961) in cui il regista racconta, ispirandosi all’omonimo romanzo di Giose Rimanelli,  le vicende di un giovane dall’incerta collocazione politica che nel 1943 aderisce alla Repubblica di Salò rifiutandola dopo aver assistito all’assenza di qualsiasi principio umanitario. Un film che merita un recupero d’attenzione cosi come è importante recuperare alla memoria cinefila  Maria Zef (1981) di Vittorio Cottafavi. Un film, tratto dal romanzo di Paola Drigo che racconta, sullo sfondo dei monti della Carnia, una storia di gente povera e umile che finisce con un gesto tragico. Nel programma figurano anche il restauro di un classico della fantascienza come Radiazioni BX: distruzione uomo (1957) di Jack Arnold, Estasi di un delitto (1955) di Luis Bunuel, un capolavoro dell’humour nero e del surrealismo secondo lo storico del cinema Georges Sadoul, Il passaggio del Reno (1960) di Andrè Cayatte, discusso Leone d’Oro alla Mostra di Venezia del 1960, anno in cui vi era in competizione anche Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti. Ma anche il raffinato Francisca (1981), capolavoro del Maestro Manoel De Oliveira, New York, New York (1977) di Martin Scorsese e Out of the Blue (1980) di Dennis Hopper, opera inquietante su una ragazzina che vive in un terribile ambiente familiare con un padre che la violenta e la madre drogata: ucciderà il padre una volta che lui uscirà di prigione. Relativamente al cinema contemporaneo, figurano anche Crash (1996) di David Cronenberg, film catastrofico sul rapporto tra il corpo umano e la tecnologia (una macchina) incentrato sulla sessualità. Restaurati e riproposti all’attenzione dell’oggi alcuni film di cinematografie “minori” . Iraniani sono Khanah Siah Ast (1962) di Forough Farrokhzad e The hills of Marlik di Ebrahim Golestan, l’ungherese Nella corrente di Istvàn Gaal, il cubano La morte di un burocrate (1966) di Tomas Gutiérrez Alea. Dalla Nuova Zelanda, Mauri (1988) di Merata Mita, dall’URSS Viburno rosso (1973) di Vasily Shukshin e dagli Stati Uniti Il grande gaucho (1952) di Jacques Tourner. Un Classico restaurato anche Estasi, di Gustav Machaty, che sarà il film pre-apertura della Mostra, in proiezione martedì 27 agosto. Un film scandalo le cui vicende racconteremo in un apposito articolo. Classici di Autori di grande fama e di altri meno noti, ma a cui si devono opere importanti della Storia del Cinema. E che ritornano al loro “splendore” grazie a Cineteche prestigiose, italiane (Bologna, Nazionale) e straniere, a cui , come cinefili, bisogna essere molto grati.

Fa parte dell’iniziativa I film restaurati di Venezia Classici una Rassegna competitiva di 9 documentari. Eugenio Cappuccio  si occupa del grande Federico in Fellini fine mai, Steve Della Casa rivisita l’horror italiano degli anni Sessanta, Simona Isola e Fausto Trombetta riportano alla  memoria la vita del regista Claudio Caligari in Se c’è un aldilà sono fottuto. Italiani sono anche  il documentario di Niccolò Vivarelli che, insieme a Fabrizio Laurenti, ricorda il padre in Life as a B-Movie: Piero Vivarelli, mentre Simone Scafidi ha ralizzato Fulci for Fake. Di coproduzione Italia/Russia/Svezia è poi Tarkovskij Cinema Prayer realizzato dal figlio Andrej, dalla Germania proviene  un’opera su Edgar Reitz diretta da Anna Hepp e dal Brasile un ricordo di Hector Babenco da parte di Bàrbara Paz. Conclude il gruppo di documentari Leap of Faith, opera Alexandre O. Philippe sul  regista del film L’esorcista William Friedkin.

di Paolo Micalizzi