E’ partita da un film girato nel Sud d’Italia l’avventura cinematografica di Lina Wertmuller che ad ottobre  verrà  coronata dall’Oscar alla carriera. Era il 1963 e sugli schermi italiani apparve I basilischi, film che fu premiato con la Vela d’argento al Festival di Locarno di quell’anno. Narra, sotto forma di commedia, il dramma di un gruppo di vitelloni di un paesino del Sud che cercano, senza riuscirsi, di liberarsi dalle pigre abitudini di ancorarsi  al loro paese come  enormi lucertoloni che  si crogiolano immobili al sole sulle calde pietre del meridione. Un’immagine vera della situazione che si poteva riscontrare in molti paesi del Sud. Una situazione alla quale nessuno si sottraeva e che nel film è rappresentata da Antonio (Toni Petruzzi), uno di loro a cui viene offerta la possibilità di andare a lavorare nella capitale ma che la rifiuta  non volendo spezzare cosi i legami che lo avvincono ad un certo tipo di vita. Significativa di questa volontà è la frase: Siamo quelli che la razza, il clima, il luogo, la storia hanno voluto che fossimo. Una frase pronunciata dal politico e storico Giustino Fortunato tra i più importanti rappresentanti del Meridionalismo, che lui ed i suoi amici fanno propria, dimostrando la propria impotenza di fronte alla situazione meridionale a cui si piegano. Una sconsolante verità alla quale non si è piegata invece l’esordiente regista Lina Wertmuller che  con quel film ebbe ad iniziare una carriera di successo sia in Italia che in America.

Un Oscar alla carriera che le giunge a 90 anni, dopo che nel 1977 ne era stata candidata per il film Pasqualino Settebellezze. Ed era, allora, la prima donna candidata all’Oscar come regista. Una grande gratificazione per la regista romana che con quel mitico film, incentrato su un guappo napoletano che riesce a cavarsela sempre, anche in un campo di concentramento nazista, era arrivata al grande successo.

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Lina Wertmuller con Giancarlo Giannini sul set di Pasqualino settebellezze (1977)

Ma anche prima aveva realizzato dei  film importanti in cui si era già delineata quella  che sarà  la principale caratteristica del suo cinema: il grottesco. Ci riferiamo a Mimì metallurgico ferito nell’onore (1972) con al centro della storia le vicende di un immigrato siciliano, licenziato nella sua città per motivi politici che trova lavoro in una fabbrica di Torino  e che una volta ritornato in Sicilia trova la moglie incinta e per  vendicarsi seduce la moglie dell’uomo, un brigadiere. Ma anche a Film d’amore  e d’anarchia, ovvero stamattina alle 10 in via dei  Fiori nella nota casa di tolleranza…. (1973) dove protagonista è un contadino lombardo che si trasferisce a Roma per attentare alla vita del duce, ma poi si fa coinvolgere  in una storia d’amore con una prostituta. Arrestato dalla polizia politica muore in carcere e la sua morte viene fatta passare per suicidio. Mattatore di questi film Giancarlo Giannini che insieme all’indimenticabile Mariangela Melato fa coppia in Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974) film di grande successo sulle vicende di un marinaio siciliano comunista ed un’industriala milanese naufragati  con lo yacht in un’isola deserta.

Con la solita ironia, Lina Wertmuller nel ricevere la notizia di questo riconoscimento alla carriera ha dichiarato che questo Oscar l’avrebbe preso volentieri e che ne era felice. E noi con lei.

di Paolo Micalizzi