Continuano le attività dell’Olbia Film Network, in svolgimento fino a domenica 23, quando si terrà la cerimonia di premiazione della 9° edizione del Figari Film Fest. Diverse le iniziative di sabato 22 cui i tanti ospiti, nazionali ed internazionali, hanno avuto modo di partecipare: un momento di scambio tra autori, distributori, buyers e festival; una conferenza con rappresentati della cinematografia sarda (registi, attori, produttori, sceneggiatori, organizzatori di festival e rassegne cinematografiche), cui è seguita un acceso, ma proficuo, dibattito sulla nuova regolamentazione del settore in regione; la possibilità per tutti gli accreditati di avere l’accesso alla video library, contenente tutti i titoli in selezione al Figari Film Fest e i progetti presentati nell’ambito dell’Olbia Film Network.

Ma il pubblico del festival, che accorre ogni sera in via Dante per partecipare alle proiezioni, ieri sera aspettava 3 importanti talet, fatti arrivare in Sardegna dallo staff di Matteo Pianezzi per arricchire le serate festivaliere. E’ stato, ad esempio, il caso di Fabio Celenza che, noto anche per la sua partecipazione al programma su La7 Propaganda Live, ha raggiunto Olbia per ricevere il Premio Cinema e Parole e offrire una performance live dei suoi doppiaggi satirici; o di Lidia Caridi, attrice nel Ricordi? di Valerio Mieli e attualmente al lavoro per la realizzazione di uno spettacolo con la sua compagnia teatrale, a Olbia per ricevere il Premio Beatrice Bracco. Lo stesso premio per il giovane talento è andato anche ad Andrea Carpenzano, reduce dall’opera prima di Leonardo D’AgostiniIl campione, che si è già fatto notare al grande pubblico e alla critica per le sue precedenti partecipazioni al film di Francesco Bruni Tutto quello che vuoi e, altra opera prima, a La terra dell’abbastanzadi Fabio e Damiano D’Innocenzo, che nel 2018 avevano rappresentato l’Italia alla Berlinale. Abbiamo avuto modo di parlare proprio con quest’ultimo.

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La consegna del Premio Beatrice Bracco a Lidia Caridi e Andrea Carpenzano, cui sono andate anche le magliette a tema cinema di I Manovrabili

Kontainer16: Il Figari Film Festival ti conferisce il Premio Beatrice Bracco per i Giovani Talenti. Tempo fa, subito dopo il tuo primo film, Tutto quello che vuoiavevi rilasciato un’intervista in cui dicevi che non ti piace troppo sentirti chiamare attore. Ora che di film alle spalle da protagonista ne hai 3, ti senti un po’ di più nei panni dell’atttore o quel senso di naturalezza nell’affrontare il set ti appartiene ancora?

Andrea Carpenzano: Non è che non mi piacesse che mi chiamassero attore. Era solo qualcosa che, alle mie orecchie, suonava come l’avere un forte senso di responsabilità. E’ come quando mi dicono ‘è il tuo lavoro’. Non so mai cosa rispondere. O mi chiedono ‘cosa fai nella vita’. Mi viene da pensare ‘qualcosa nel cinema’. Perché quel fattore di responsabilità che continua ad esserci non so se voglio prendermelo. Perchè sono un ragazzino. Adesso, dopo i film, ancora non so come mi sento, non lo so mai. Faccio questa cosa, brutta o bella che sia, e non ci penso. Non mi sveglio la mattina e mi dico ‘sto facendo l’attore’. Forse quella responsabilità di cui parlavamo non me la voglio prendere.

K16: Certo, anagraficamente sei un ragazzino, non hai ancora compiuto 24 anni. Ma questi premi ti vengono dati anche per la capacità che hai avuto di emergere con i film che hai interpretato. Quanto devi a quelli che hai fatto finora?

A.C.: Non lo dico per piageria, ma io penso che i premi che prendo vadano soprattutto al film. Perchè se un film non fosse stato valido non sarebbe arrivato nemmeno nessun premio. Infatti sono sempre stati correlati, prendevo io il premio e magari lo prendevo anche io. Questo è qualcosa che mi fa star bene. Perchè penso sempre che la felicità di un film debba essere del regista, perché è come un figlio. Io sono servito alla causa, se sono servito. Se il regista è contento del risultato, allora sono contentissimo anche io.

K16: Siamo al Figari Film Fest, che si svolge in parallelo all’Olbia Film Network. Due realtà legate soprattutto al mondo del cortometraggio. Tu ne hai realizzato uno, Via Lattea, di Valerio Rufo. E’ cambiato il tuo modo di vivere il set?

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Andrea Carpenzano sul set del cortometraggio Via Lattea (V. Rufo, 2019)

A.C.: E’ cambiato che mi davano meno soldi che per un lungo (ride, N.d.R). I corti, bene o male, si realizzano in pochi giorni. Noi ce ne abbiamo messi tre o quattro. Questo ti permette di stare anche un po’ più rilassato, perché sai che inizia e finirà presto e puoi farlo con più tranquillità.

di Joana Fresu de Azevedo