Non era amato dalla critica cinematografica ma anche dal mondo culturale della sinistra, ma  era molto amato, invece, dal  pubblico e dal mondo dello spettacolo. Lo si constatava quando era in vita, e lo si è visto in questi giorni quando si è diffusa la notizia della sua morte, avvenuta a Roma a ben 96 anni. Un segno della grande libertà che lo ha fatto apprezzare, soprattutto, sia nel cinema che nella lirica nei quali ha dato opere all’insegna del grande spettacolo. L’accostamento al cinema, l’attività alla quale ci riferiamo, è avvenuto nel 1947 come attore nel film L’onorevole Angelina di Luigi Zampa e come assistente alla regia di Michelangelo Antonioni, Vittorio De Sica, Roberto Rossellini. Ma soprattutto di  Luchino Visconti nei film La terra trema (1948), Bellissima (1951) e Senso” (1954). Poi l’esordio come regista nel 1958 con una commedia, Camping, girata a Montecatini, incentrata su gelosie e liti tra due fidanzati , con interpreti  Marisa Allasio, Paolo Ferrari e Nino Manfredi.

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Richard Burton e Elizabeth Taylor in La bisbetica domata (F. Zeffirelli, 1966)

La collaborazione con Luchino Visconti lo ha portato, dopo aver ottenuto fama internazionale con alcune opere liriche, a realizzare  un’elegante e fastosa trascrizione shakespiriana di La bisbetica domata (1966) dove dirige due mostri sacri come Elizabeth Taylor e Richard Burton. E  ispirato a Shakespeare è anche il film  successivo, Romeo e Giulietta (1967)  (Pasquale de Santis per la fotografia e Danilo Donati per i costumi) e 5 Nastri d’Argento,  in cui espresse uno sfarzoso estetismo e la grande capacità di portare sullo schermo con il linguaggio cinematografico  il fascino del grande teatro. Opera che destò scandalo per le scene passionali tra i due giovani (15 anni  Olivia Hussey, 17  Leonard Whiting) protagonisti. Di carattere religioso i suoi due film successivi : Fratello Sole, Sorella Luna (1971), un affresco di San Francesco d’Assisi che va al di là della ricostruzione della storia del santo perché la sua figura viene accostata alla contestazione giovanile degli anni Sessanta ed assomiglia molto a quella degli hippies  di Hair e fa pensare al Jesus Christ Superstar. Una rievocazione storico – religiosa della vita di Cristo è poi il televisivo Gesù di Nazareth che è dotato di un forte rigore  morale  e registico.

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In Il Campione (F. Zeffirelli, 1979), accanto a John Voight, troviamo anche Rick Shroder

Zeffirelli cambia registro nel 1979 con Il campione, film su un ex campione di pugilato fallito (un bravissimo John Voight), sulla quarantina, che per riacquistare l’affetto del figlio ritorna a combattere, ma ci rimette la vita.  Un film che punta molto sulle corde emotive degli spettatori, che conquista ottenendo successo.  Tra le opere successive di Zeffirelli particolare attenzione va posta per l’Amleto (1991) interpretato da Mel Gibson dove il regista riconferma il  suo amore per  il Bardo e i melodrammi  Storia di una capinera ( 1993) e Jane Eyre (1996) in cui la messinscena è da grande  uomo di spettacolo  che ha saputo raggiungere risultati di pari livello sia sullo schermo che sul palcoscenico grazie alla sua capacità, fuori del comune, di adattare la propria inventiva alle peculiarità formali dei due diversi linguaggi. Un’inventiva all’insegna della bellezza. Opere quelle di Franco Zeffirelli che hanno raccontato storie universali, storie di grandi personaggi compresa quella della grande Maria in Callas Forever (2002), espresse con  grande invenzione figurativa.  Realizzazioni che lo hanno reso sempre più un regista di grande caratura internazionale. Ed è la caratteristica per la quale va maggiormente ricordato.

di Paolo Micalizzi