Dal 14 al 23 giugno arriva la terza edizione dell’Olbia Film Networkl’evento professionale di cinema che porta in Sardegna produttori, distributori, registi, attori, buyers televisivi e che contiene il Figari Film Fest, festival internazionale di cortometraggi nato nel 2011. Unica nel suo genere, tra grande professionalità senza però abbandonare un aspetto più ludico, dato anche dalla splendida location della Costa Smeralda, la manifestazione sostiene e dà visibilità al cinema indipendente, ai nuovi progetti, ai giovani esordi cinematografici locali, nazionali ed internazionali, grazie al costante lavoro del direttore artistico Matteo Pianezzi, e di tutto il giovane staff che produce un festival con proiezioni gratuite aperte al pubblico ed incontri professionali.

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Dal 14 al 23 giugno, le serate di Olbia saranno animate dalle proiezioni del Figari Film Fest.

E proprio da Matteo Pianezzi abbiamo voluto farci raccontare come siano nati questi due progetti e cosa aspettarci da questa nuova edizione.

Kontainer16: Come è nata l’idea del Figari Film Fest e quella di lanciarsi anche nell’ambizioso progetto dell’Olbia Film Network?

Matteo Pianezzi: Siamo (si riferisce ai suoi soci, Mauro Addis Corso Codecasa) persone che lavorano nell’ambito cinematografico, tra attori, produttori, registi. Quindi, vivendo tutto l’anno accanto ad altri lavoratori del cinema, ci è venuta l’idea di organizzare tutti insieme una vacanza in estate, dove poter fare vedere i nostri lavori. All’epoca ci occupavamo solo di corti, quindi ci sembrava un modo divertente per far vedere dei nostri corti ai nostri amici e vedere i loro. In più, potevamo farlo stando al mare. Pian piano questa cosa ha preso piede, perché tutti volevano venire a vedere i corti; altri volevano fare dei corti pur di venire da noi al Figari. In questo modo, il Festival ha iniziato a diventare un volano interessante. Un punto di ritrovo estivo per il mondo del cinema. Con il tempo, abbiamo iniziato ad avere anche ospiti internazionali, che incontravamo durante le trasferte in festival di altre nazioni, che ci hanno permesso di conoscere buyers e distributori e professionisti di tutto il mondo. Si è creato così un network, che da subito abbiamo capito potesse portare lavoro a tutti quanti. Da lì l’idea di dare una dimensione ed un nome a questo network, dando vita così all’Olbia Film Network. Visto che da noi i buyer già venivano e compravano i corti che vedevano al nostro festival, abbiamo pensato di attivare anche il mercato.

K16: Hai sottolineato l’importanza dell’aspetto dell’internazionalizzazione nella crescita del vostro festival e del vostro network. Questa necessaria apertura verso le produzioni e i contatti internazionali, tuttavia, non vi ha impedito di continuare ad essere fortemente radicati sul vostro territorio e il cinema sardo. Infatti, anche in questa edizione, oggi inaugurate con Ovunque proteggimi di Bonifacio Angius e proseguite poi, il 17, con Fiore Gemello di Laura Luchetti. In questo secondo caso, peraltro, giocate in casa, visto che nel cast c’è Mauro Addis e l’organizzatore del film è Corso Codecasa. 

M.P.:  L’internazionalizzazione è assolutamente un aspetto con il quale è imprescindibile confrontarsi. Non possiamo continuare a guardare solo nel nostro giardino cinematografico e professionale, soprattutto quando al di fuori hai dei colossi globali. Questo anche perché, anche a livello nazionale, il mercato italiano non basterebbe a coprire da solo tutte le esigenze produttive e distributive del comparto cinema. Il fatto di rimanere ancorati alla promozione del territorio, al voler far sì che si favoriscano le produzioni della nostra regione (ad esempio, abbiamo un’intera sezione dedicata ai cortometraggi realizzati da autori sardi) è dettato dal fatto che il nostro obiettivo resta sempre e comunque quello di portare lavoro qui, in Sardegna. Abbiamo contribuito ad istituire il Fondo Film In Olbia con la Fondazione Sardinia Film Commission su Olbia e appena lo abbiamo lanciato sono venuti a girare Sorrentino e Clooney. Stiamo lavorando nell’ambizione di voler avviiare un duraturo processo di industrializzazione cinematografica in Sardegna, portando qui i lavori del cinema. E crediamo che ci sia modo di farlo, anche accrescendo le professionalità in regione.

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Gli incontri dell’Olbia Film Network si svolgeranno dal 19 al 23 giugno in Sardegna. 

K16: Quali sono gli appuntamenti di questa dieci giorni che reputi assolutamente imperdibili e ti senti di consigliare a chi volesse venire al Figari Film Fest e agli incontri dell’Olbia Film Network?

M. P.: Secondo me un appuntamento imperdibile del festival è il fatto che ci ritroviamo tutti insieme al mare al pomeriggio. Concettualmente, questo è l’appuntamento che chi viene al Festival per lavoro non può mancare (ride). Perché quella è la nostra modalità, leggera, ma anche seria, di permettere ai professionisti di entrare in contatto tra loro in un modo conviviale. Per chi, invece, viene come fruitore del Festival, indubbiamente i primi 4 giorni, dal 14 al 18, cioè le presentazioni delle opere prime e seconde. Domenica 16 avremo anche modo di ridere, con il film di Augusto Fornari. Il fatto che siamo tutti attori ci porta a vedere gli esordi con un grande rispetto ed interesse. Poi avremo una serata che crediamo avrà un ottimo riscontro, con Fabio Celenza che farà una performance di doppiaggi live di quaranta minuti per il nostro pubblico. Altro momento molto divertente sarà quello che dedichiamo a Le Coliche. Arriverà anche Andrea Carpenzano, a cui consegneremo un premio nella serata del 21. Si creerà un bell’ambiente tra tutti e ci saranno situazioni sicuramente molto divertenti quest’anno.

K16: C’è un gran lavoro per organizzare tutto questo. E quello che spesso non viene abbastanza sottolineato è come i dieci giorni di un festival , in realtà, prevedono e hanno dietro il lavoro di tutto l’anno di un team. 

M.P.: Assolutamente vero. Serve un anno intero di lavoro. Se prendiamo ad esempio gli incontri professionali che abbiamo organizzato per l’Olbia Film Network e che si svolgeranno la mattina, per essere adeguatamente rappresentativi del settore e poter generare un seguito professionale hanno bisogno di essere seguiti, che qualcuno del team vada in giro per altri festival, prenda contatti con altre realtà ed istituzioni. Insomma, diciamo che a noi del Figari ci piace tenerci in equilibrio su un filo molto sottile: quello tra la massima professionalità e quello del cazzeggio. Che forse è il solo modo di poter rendere speciale un festival in questo periodo. Le realtà festivaliere in Italia sono davvero tante e, forse, quelli che resistono negli anni sono quelli che sanno trovare una ricetta vincente. Noi pensiamo che quel filo sia la nostra.

di Joana Fresu de Azevedo