In queste settimane Shanghai è ricca di eventi cinematografici.  Oggi sono riuscita a passare alle proiezioni del Shanghai PRIDE Short Film Festival, un festival che collabora con altri a tema LGBT nel mondo per portare questo genere di corti in Cina. Il festival vedrà proiettare un totale di 60 corti provenienti da 20 paesi nell’arco di 9 giorni.

Il Shanghai PRIDE Festival esiste dal 2009 ed è organizzato ogni anno da volontari grazie al sostegno di vari partner, sponsor e istituzioni come la Biblioteca Cervantes del consolato spagnolo dove ieri sono avvenute le proiezioni.

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Proiezioni, incontri, premiazioni dal Shanghai International Film Festival (Ph. C. Longhi)

I cortometraggi di ieri erano solo cinesi e sono stati decretati i vincitori, tra cui è spiccato il film I fuorilegge un film che parla di un ragazzo che ama travestirsi in una Shanghai dell’inizio del XX secolo. All’epoca l’omosessualità era considerata un reato sotto il termine più vago di hooliganismo, la materia legale era vaga, non c’era alcun riferimento specifico, ma come sappiamo l’omosessualità era trattata come una malattia mentale.

Interessanti i contrasti portati da due film importanti: quello di apertura A Dog Barking at the Moon, e l’altro di fine giornata Carmen y Lola.

A Dog Barking at the Moon di Xiang Zi è stato definito una gemma nascosta della Berlinale, dove ha vinto il Teddy Jury Award. La regista aveva pensato questo film per molto tempo e finalmente tre anni fa aveva avuto un piccolo budget per realizzarlo, era talmente decisa a girarlo che nemmeno la gravidanza, mentre tutti le consigliavano di riposarsi, l’ha fermata nel suo scopo. Xiao Yu vive ormai negli Stati Uniti con il suo marito che non parla una parola di cinese. Tornano in Cina perché lei è incinta e vuole partorire a casa. Ciò che dovrebbe essere un luogo di accoglienza piano piano si svela essere fonte di insidie e stress per la giovane ragazza che è tornata a fare i conti con il passato per poter andare avanti. Il matrimonio dei genitori è in crisi da diversi anni, sin da quando lei era piccola: la madre ogni volta la incolpa, dicendo che la figlia è stata la portatrice di tutte le sue disgrazie. La disgrazia principale della famiglia è che il padre continua ad avere delle storie con altri uomini, non si dichiara apertamente gay, né probabilmente riesce ad ammetterlo con se stesso, vorrebbe divorziare, però vuole anche proteggere la figlia dalle grinfie della madre che scarica la sua depressione sugli altri.  Nel frattempo la madre si rifugia in un culto di una sedicente guaritrice in grado di portare la perfezione nella vita delle persone. La madre di Xiao Yu vuole in divorzio e allo stesso tempo non lo vuole, se divorziasse dal padre vorrebbe andare negli Stati Uniti con la figlia, ma quest’ultima non è molto convinta di vivere sotto lo stesso tetto con una persona che la incolpa di qualsiasi cosa che non vada nelle propria vita. Così la madre di Xiao Yu non trova appoggio né nel marito né nella figlia, è una figura frustrata, sola, arroccata nei suoi ideali, che pur di non pensare si rifugia nell’ascoltare notte e giorno gli indottrinamenti di questa pseudo-setta. Nella frustrazione, la madre di Xiao Yu si confessa alla figlia: anche lei aveva avuto una storia omosessuale da giovane. Di fronte a questa dichiarazione, Xiao Yu intravede la verità nell’animo di sua madre e per la prima volta prova compassione nei suoi confronti e vorrebbe offrirle il suo appoggio. Ma i rapporti famigliari stravolti da una vita di rimproveri e vessazioni non sono così semplici da risanare.

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Q&A al Shangai Short Film Festival (Ph. C. Loghi)

Con Carmen Y Lola sbarchiamo in una comunità gitana nella periferia di Madrid. Nell’esodio alla regia di Arantxa Echevarría, presenta una comunità gitana nella quale le ragazze di solito si sposano presto e sono instradate verso una vita da casalinghe, dove devono lavare, cucinare e allevare i figli.  Ma Lola è una ragazza che sogna di diventare una maestra è l’unica gitana che va a scuola. Lola, è diversa dalle altre ragazze e ragazzi della sua comunità, segue le sue passioni, sogna una vita che si è immaginata lei stessa per lei stessa. Ama la sua famiglia, e non vuole scappare dalla comunità, semplicemente sogna di diventare maestra, guadagnarsi da vivere per essere indipendente e non dipendente da qualcun altro. Carmen è l’antitesi di Lola, appena diciassettenne, sta per sposarsi con il cugino di Lola, ma quando le due ragazze si incontrano ecco che tra loro nasce un amore inaspettato. Carmen all’inizio è restia, anzi, disprezza le lesbiche, ma piano piano scopre una sé diversa, grazie a Lola che riesce a parlarle al cuore. Quando le famiglie scopriranno della loro relazione, la vita delle due adolescenti subirà un risvolto drammatico. Una figlia omosessuale è una vergona per la famiglia e il padre di Lola la porta dal prete affinché la liberi dal demonio. Lola vede che suo padre la guarda con occhi completamente diversi, non è più figlia per lui, il quale sacrifica il legame famigliare per cacciarla. Anche la madre, anche se disperata, non ha mezzi per opporsi alla volontà del marito, e preferisce che Lola se ne vada di casa o teme il peggio per la vita della figlia.

I due film, che entrambi parlano di omosessualità, della percezione che le persone hanno, dell’influenza di una comunità sull’identità di una persone e delle ideologie sulle persone, porta due mondi geograficamente e culturalmente distanti sullo stesso piano. Spesso sentiamo dire che nel mondo Occidentale c’è libertà di pensiero e che su certe tematiche siamo più avanti rispetto ad altri paesi. Ma questi spaccati di vita trattati nei due film ci riportano con i piedi per terra. Ogni giorno occorre affermare la propria identità, qualunque essa sia, a discapito di ciò che pensano famigliari, comunità o ideologie.

di Clara Longhi