Oggi si è inaugurata a Shanghai presso lo Hongqiao Art Centre la rassegna Visioni Contemporanee organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai in occasione della settimana italiana del cinema nel mondo.

Elia è l’ultimo abitante di Provvidenza, paese distrutto anni prima da un terribile terremoto. Tutti i cittadini si sono trasferiti a Nuova Provvidenza cercando di dimenticare quella terribile tragedia, ma Elia vuole continuare a vivere lì e a ricordare. Persino Bartolo, il pastore dell’unico gregge rimasto è morto non da molto, perché come dice Elia uno a forza di vivere si stanca.

Alla fine della proiezione sold-out la sala era commossa, nel pubblico una buona parte di cinesi molto partecipi nel fare le domande al regista e anche diversi italiani.

il_bene_mio_pippo_mezzapesa_set-758x506.jpg
Il regista Pippo Mezzapesa sul set di Il bene mio (2018)

In sala era presente il regista Pippo Mezzapesa il quale ha risposto alle domande del pubblico in un incontro moderato da Marco Müller.

Come afferma Mezzapesa, l’obiettivo del film era raccontare un personaggio resistente, senza voler prendere le parti di Elia (Sergio Rubini) o di chi vuole dimenticare. Perché è un film sull’elaborazione del dolore, e in questo processo ognuno ha il suo modo di affrontarlo. Il pensiero forte invece che si vuole comunicare alla fine è che solo attraverso la forza di comunità, rimanendo insieme si può affrontare il presente per vivere verso il futuro. Per questo Elia, rimasto a Provvidenza, continua a raccogliere i piccoli pezzi di vita trovati. Come afferma il regista, Elia non ha la verità, ma ha la lucidità, come quella del pastore che guida il gregge.

Il-Bene-Mio-0
Sergio Rubini è Elia, protagonista di Il bene mio (P. Mezzapesa, 2018)

Il finale

Fino all’ultimo giorno non c’era un finale. O meglio, il finale c’era, e sarebbe stato che Elia avrebbe varcato il cancello della scuola elementare dove lavorava sua moglie, che non aveva oltrepassato sin dal terremoto. La immagini finali sarebbero state vedere la scuola ricostruita e i bambini che tornano sui banchi. Purtroppo o per fortuna, afferma Mezzapesa, non c’era il budget per tutto ciò, e alla fine ha trovato un altro finale. Vediamo Elia oltrepassare la soglia, ma è una soglia immaginaria, la soglia del dolore. Sotto gli occhi della comunità ciascuno oltrepassa il proprio dolore riconciliandosi con un pezzetto di quella vita che avevano cercato di dimenticare, mentre Elia va a riprendersi il pezzo di anima che non trovava da tempo.

Nour

Nour (Sonya Mellah) è il personaggio femminile in contrasto con Elia. Nour è arrivata illegalmente in Italia e il suo obiettivo è andare in Francia dove vive la sorella gemella. Nour, che in arabo significa “luce”, è agli antipodi di Elia: lei si sposta, lui rimane. Mezzapesa afferma che era importante avere due personaggi così contrastanti e metterli in relazione: ciascuno scappa da un proprio dolore, ma ciascuno affronta la situazione in maniera così diversa l’uno dall’altra. Personaggi così lontani, eppure riescono a comprendersi.

Il-Bene-Mio-Sonya-Mellah-è-Noor.jpg
Sonya Mellah è Nour, personaggio femminile agli antipodi di quello di Elia

I nomi

Provvidenza, ricorda il nome della barca ne I Malavoglia di Verga, ma il nome Provvidenza è già carico di significato divino in sé, una forza che stravolge tutto. Elia, colui che ascende al cielo in un carro infuocato sfuggendo alla morte. Anche il protagonista de il bene mio vince la morte, in senso fisico e metaforico diverse occasioni. Nour è colei che porta luce nella vita di Elia, lo porta di fronte alla scelta definitiva: fuggire o portare fino in  fondo ciò in cui crede? Infine, Gesualdo (Dino Abbrescia), il nome del migliore amico di Elia. Questo nome potrebbe far pensare a diversi riferimenti, ma come confessa il regista il nome è nato più per motivi pratici che simbolici. Avendo bisogno di un bus viaggi per questo personaggio, e essendoci nella città di Mezzapesa un’agenzia viaggi che si chiama così, si è fatto di necessità virtù.

Il titolo

Pippo Mezzapesa afferma che trovare il titolo per il film è stato tanto difficile quanto trovare il paese abbandonato, scelta poi ricaduta su Apice in Campania.  Il primo titolo era Il paese fantasma, ma poi è stato bocciato. Il secondo titolo fu La voce del mammut dove il mammut rappresentava l’animale che si risvegliava all’improvviso e faceva scuotere la terra. Ma anche questo fu scartato. Infine fu trovato il titolo che piaceva Quel poco che rimane solo che il regista dopo che l’ha visto nero su bianco accanto al suo nome Quel poco che rimane di Pippo Mezzapesa ha deciso lui stesso che avrebbe dovuto cercarne un altro. La scelta infine è ricaduta sulla canzone di Matteo Salvatore che parla dell’amore tra due giovani, ma è un amore spezzato, come nel film si parla di un amore che a causa di un terremoto si è interrotto ma che non vuole finire.

Dopo essere stato presentato alle Giornate degli Autori e questa première asiatica, auguriamo che Il bene mio viaggi ancora molto, perché il bene individuale è in realtà il bene di una comunità. 

di Clara Longhi

(Ph. copertina by Clara Longhi)