Singing I’m gonna love me again
Check in on my very best friend
Find the will that will fill my cells
Rise above the broken rails

Iniziamo a parlare di Rocketman dalla fine. Dalle note di (I’m gonna) Love me again e dai versi del ritornello che abbiamo riportato, che possiamo ascoltare sui titoli di coda del film. Da quella voglia di Elton John, arrivato ai 50 anni di carriera (che sta commemorando con un ultimo tour mondiale prima di ritirarsi dalle scene per occuparsi a tempo pieno dei due figli avuti dal marito David Furnish), di ritrovare pienamente se stesso. Guardando al suo passato e senza concedersi facili assoluzioni. Questa l’intenzione che ha portato Sir Elton John ad accettare di dare il suo contributo nella realizzazione del film. E che Dexter Fletcher, il re Mida dei film musicali, sembra abbracciare completamente nello scegliere di portare sul grande schermo la vita travagliata della star britannica. Fletcher, dopo aver preso le redini di Bohemian Rapsody a seguito del licenziamento di Bryan Singer, sembra averci preso gusto con i biopic musical, tanto che sta valutando di iniziare a lavorare su un nuovo film sulla storia di Madonna. E, dopo il successo di pubblico e critica ottenuto con il biopic su Freddie Mercury, anche con Rocketman sembra aver trovato la strada giusta per diventare un’indiscusso protagostista del genere.

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Taron Egerton nella scena iniziale di Rocketman (D. Fletcher, 2019)

Ma torniamo all’inizio. Ad un diavolo tutto paillettes, piume e lustrini che attraversa rabbioso il corridoio immacolato di un centro di riabilitazione, prende posto nel cerchio di un gruppo di sostegno e si presenta: Mi chiamo Elton Hercules John. E sono un alcolizzato. Aggiunge anche di essere un cocainomane, di aver fatto uso e abuso di qualsiasi tipo di droga, di essere un sessuomane, con una certa inclinazione allo shopping compulsivo. Sicuramente un personaggio eccentrico e volutamente sopra le righe. Che si spoglia degli orpelli del suo costume di scena quando inizia a ripercorrere i duri anni della propria fanciullezza. Quando ancora non era una delle star indiscusse della scena internazionale soul-pop, ma solo Reginald Kennet Dwight. Un bambino profondamente timido e solo, che vive in una famiglia anafettiva (il padre non gli darà mai un abbraccio), incapace di dargli attenzione e stimoli. E’ cercando di attirare l’attenzione dei genitori e della nonna che Reggie scopre la propria passione per la musica e il piano. Capendo che attraverso le note può riuscire a superare il muro della propria timidezza e sognare di essere qualcuno di diverso. Inizia a suonare nell’orchestra di una band soul, al cui frontman chiederà il segreto per trasformare un grassottello che viene dal nulla in un cantante soul. La risposta cambierà per sempre la sua vita: Devi uccidere la persona che ti volevano far essere, se vuoi diventare chi vuoi essere davvero!

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Taron Egerton Jamie Bell sono Elton John e Bernie Taupin in Rocketman (D. Fletcher, 2019)

Quello è il momento in cui Reginald muore. Per far nascere Elton John. Che mette da parte la propria timidezza; che inizia a studiare per se stesso un abbigliamento capace di rispecchiare il senso di libertà con cui vuole vivere la propria vita; che osa, sperimenta, si apre all’incontro con nuove persone. Sarà così che incontrerà Bernie Taupin, l’uomo che diventerà amico (non abbiamo mai litigato in tutta la nostra vita), conquilino, confidente e, soprattutto, il paroliere di gran parte della sua produzione artistica: da Border Song, passando per successi quali Your SongSorry Seem To Be The Hardest Word RocketmanIl successo di questi brani sembra immediato. La prima tournee americana, con numerose repliche nell’olimpo della musica statunitense degli anni ’70, il Troubadour di Los Angeles, da cui parte l’ascesa delle vendite dei dischi e in cui vediamo Elton John volare (letteralmente) verso il successo.

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Le serate al Troubadour hanno segnato l’inizio della carriera internazionale di Elton John.

Ma le vendite dei dischi, la notorietà non saranno sufficienti per far sentire Elton John meno solo. Sarà così che deciderà di affidare la propria carriera, la gestione del proprio patrimonio e il suo amore al suo manager, John Reid. Le cui mancanze affettive lo porteranno di nuovo indietro nel tempo, al rifiuto del padre e al disinteresse della madre. Inizierà un lungo periodo fatto di dipendenza da sesso e droghe, accompagnate da una costante depressione che lo porterà anche a tentare il suicidio.

Vediamo tutto in Rocketman. Dexter Fletcher non lascia scampo allo spettatore e non fa sconti al suo protagonista. La produzione aveva inizialmente chiesto di ridurre le scene di sesso, anche orgiastico, e quelle in cui vediamo Elton John fare frequente uso di cocaina, per poter sfuggire al divieto di visione per i minori di 13. Ma è stata la stessa star inglese a porre il proprio veto a tagliarle, dichiando:

La mia è stata una vita vietata ai minori di 13 anni.

Impossibile, sia per il fatto che entrambi i film abbiano lo stesso regista che per il genere narrativo, non fare un paragone con Bohemian Rapsody. Ma se il film sulla storia di Freddie Mercury era un biopic puro, Rocketman si configura più come un musical, in cui i brani di Elton John accompagnano il flusso narrativo, guidano lo spettatore verso la conoscenza profonda del sentire del protagonista e lo porteranno a comprendere quanto la musica di Elton John sia essa stessa Elton John. O meglio, la voce di Reginald Dwight che vive dentro alle maschere che l’artista ha scelto di indossare nelle sue indimenticabili performance. Se sia critica e pubblico avevano apprezzato l’interpretazione di Rami Malek nei panni del cantante dei Queen, lo stesso (se non di più) dovrà accadere per quella di Taron Egerton che, a differenza del suo collega vincitore per premio Oscar come Miglior Attore Protagonista per Bohemian Rapsody, presta realmente la sua voce, andando a reinterpretare i brani più rappresentativi della carriera di Elton John. Taron ci aveva già provato, doppiando il gorilla Johnny nel lungometraggio di animazione Sing, interpretando in una scena proprio quella I’m still standing che chiude il racconto di Rocketman e segna la determinazione del cantante di abbandonare droghe ed eccessi per imparare veramente a volersi bene.

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Taron Egerton in Rocketman ha reinterpretato i principali successi della carriera di Elton John

Egerton si cala alla perfezione negli sfavillanti panni di Elton John. Ne ripete magistralmente gesti, posture e tic. Riesce a calibrare ogni singolo movimento espressivo con la stessa facilità con cui cambia la tipologia di occhiali indossata (quelli che hanno contribuito a rendere iconico il personaggio di Elton John e che vengono riproposti dopo un’attenta ricerca di foto e documenti video del cantante). La sua voce, ovviamente, non rispecchia alla perfezione quella della star inglese: si percepisce la mancanza di tecnica, che non ci impedisce però di assaporare il ricordo della profondità e bellezza di quel modo di cantare dolce e sfrontato allo stesso tempo che ha reso grande Elton John.

Il cast di coprotagonisti scelti per affiancare Egerton sono di altissimo livello. Nonostante faccia impressione pensare a quanto sia cresciuto dai tempi in cui impersonava il giovane ballerino inglese Billy Elliot e faccia piacere non doverlo vedere nei panni (particolarmente svestiti) del personaggio di K nel Nynphomaniac di Lars Von TrierJamie Bell è totalmente credibile nel prestare il volto a Taupin, al suo legame con Elton John, alla sua voglia di cercare di allontanarsi da lui per trovare una propria autonomia, senza farsi schiacciare dalle dipendenze dell’amico, ma standogli sempre accanto e mostrandosi presente nel momento di doverlo sostenere. Lo spigoloso volto di Richard Madden è una perfetta rappresentazione della durezza di sentimenti propri di John Reid, la sua incapacità di far sentire amato Elton e di proteggerlo piuttosto che sfruttarne il successo. Bryce Dallas Howard accetta di indossare i ricercati abiti della madre del cantante, senza temere la necessità scenica di mostrarsi palesemente sovrappeso e di dover ricoprire il ruolo della donna che ad ogni frase e gesto riusciva a ferire i sentimenti profondi del figlio.

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Rocketman (D. Fletcher, 2019) è nelle sale dal 29 maggio.

Ma la vera star di Rocketman non la vediamo in scena. Anche se ha seguito i lavori sul set da vicino, si è prestato a frequenti incontri e chiacchierate con Egerton mentre ne studiava il personaggio e ha accompagnato cast e produzione in tutte le principali tappe promozionali di presentazione del film. Il vero protagonista, come era giusto che fosse, soprattutto nel caso di un biopic dedicato ad una persona tuttora in vita, è Elton John. Forse il suo coinvolgimento attivo nella realizzazione del film ha portato Dexter Fletcher a cedere un po’ troppo spesso alla retorica celebrativa, lasciando in ombra l’analisi delle conseguenze che le azioni e gli attegiamenti del cantante avevano su chi gli stava vicino. Ma Rocketman, prima di essere un omaggio ad Elton John, è un tributo per immagini alla sua musica, ai successi della sua carriera, a quei brani che hanno allevato i suoi fan per 50 anni. E’ la sua musica a parlare, a raccontare. E a farci sentire in sottofondo la voce di  Reginald. Quel bambino che con lo scorrere delle immagini ci sembra di aver abbandonato. Ma che ritroviamo in una foto sui titoli di coda. Negli occhi di Elton che abbraccia i suoi figli. Sentendosi finalmente amato.

di Joana Fresu de Azevedo