1953. Stan Laurel (Steve Coogan) e Oliver Hardy (John C. Reilly) sono stanchi, vecchi, a fine carriera. Girano l’Inghilterra per un tour teatrale che sembra non aver nessun successo, nella speranza di realizzare, al ritorno in America, un film su Robin Hood. Stan, molti matrimoni alle spalle, vagamente insensibile e inadatto alla vita sociale, è concentrato come sempre sull’aspetto artistico delle loro produzioni. Oliver, bonario e piacevole, è uno scommettitore incallito con gravi problemi di salute. Il Tour, che potrebbe segnare la fine della loro carriera insieme, rischierà di compromettere anche la loro amicizia.

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John C. Reilly Steve Coogan sono Stanlio e Ollio (J.S. Bard, 2019)

Jon S. Bard è un regista di mestiere. Si vede subito quando, durante i titoli di testa del film, volteggia con la macchina da presa attraverso gli studios hollywoodiani degli anni trenta, durante la produzione de I fanciulli del west. Elimina poi la spettacolarità, e con un balzo di quasi vent’anni ricomincia brillantemente il racconto grazie e due personaggi ormai vecchi e disillusi, intenti a ricucire un rapporto che presenta troppi trascorsi scomodi.
Perché Stanlio e Ollio inaspettatamente funziona, pericolosamente in bilico com’è tra i poco coraggiosi biopic americani (si veda il bolso Bohemian Rapsody o il futuro Rocketman, appena presentato a Cannes) e un testo teatrale dall’impostazione vecchia e polverosa. Il film però aggira gli ostacoli grazie a una scrittura dolce, piacevole e sentita che conosce il buonsenso di non inciampare mai nel banale e a una coppia di attori in stato di grazia, in grado di rendere credibili due irripetibili comici slapstick dentro e fuori la scena.
L’ottima recitazione e la buona scrittura riescono, dunque, a costruire l’elemento più affascinante del film, la relazione tra due vecchi malandati che hanno trascorso troppo tempo insieme ma non hanno ancora capito se amarsi e odiarsi.
Il film è anche una riuscita riflessione sulla fine, elemento su cui è meglio evitare ulteriori informazioni per preservare una piacevole visione.

di Edoardo Saccone