Uscito nelle sale il 9 maggio, Red Joan del regista Trevor Nunn, si ispira alla storia vera di Melita Norwood (1912 – 2005), un’anziana pensionata inglese, riconosciuta nel 1992, come una delle più importanti spie ingaggiate dal Comitato per la sicurezza dello Stato, organo supremo dell’URSS, dal 1954 al 1991.

Sia il romanzo La ragazza del KGB scritto da Jennie Rooney, sia il film di Trevor, raccontano i fatti in maniera romanzata, romantica ed appassionata, ma non troppo lontana dalla storia vera di Melita/Joan.

In verità Melita non si occupò mai di fisica nucleare, né partecipò mai attivamente al programma di costruzione della bomba atomica. Anche le relazioni sentimentali con scienziati sono frutto della fantasia degli autori; malgrado il marito, il signor Norwood, russo di origini, fosse un convinto comunista, disapprovava azioni troppo rischiose. Dunque, Melita agì in maniera assolutamente indipendente ed autonoma, mettendo a repentaglio la sua stessa vita, all’insaputa dei propri cari.

Feci quel che feci, non per soldi, ma per aiutare a prevenire la disfatta di un nuovo sistema che aveva dato, ad un costo elevato, cibo e cure a gente che non se li poteva permettere, una buona educazione e un servizio sanitario.

Perché il nome Melita diventa nel film Joan? Ci piace pensare che il nome della protagonista scelto come titolo dell’opera cinematografica, intenda porre l’attenzione proprio sugli ideali, sulle profonde convinzioni della protagonista, sovrapponendo alla stessa, altre figure femminili, di pari spessore umanitario: Joan Baez, cantautrice ed attivista statunitense, icona della lotta per i diritti civile e per l’affermazione del pacifismo, ne è emblema e prototipo. Così Melita/Joan agirà nei momenti più drammatici, successivi al tremendo 6 agosto 1945, aggrappata alle proprie convinzioni, tradendo la fedeltà alla propria patria, in nome di un’appartenenza più grande: la propria umanità.

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Sophie Cookson interpreta Melita/Joan in Red Joan (T. Nunn, 2019)

Stando agli atti di archivio (l’archivio Mitrochin, NdR.) che hanno ispirato prima il romanzo, poi il film, il suo contributo nascosto e riservato, ha davvero cambiato le sorti del mondo: grazie al suo ruolo chiave, questa donna silenziosa e tenace riuscì a trasmettere all’URSS, informazioni scientifiche indispensabili per realizzare armi atomiche, riassestando un equilibrio di forze antagoniste, al fine di prevenire una seconda Hiroshima e Nagasaki.  Grazie alla sua scelta, Melita/Joan permise agli scienziati russi di accelerare le ricerche e realizzare due anni dopo il disastro nucleare, la loro minaccia atomica.

Iscrittasi nel 1930 al Partito Comunista Britannico, durante la sua militanza, fu introdotta nel NKVD, Commissariato del Popolo per gli Affari Interni, organo precursore del KGB. Secondo i dati d’archivio, Melita agì come agente segreto per il regime sovietico dal 1937 al 1972, con un nome in codice Hola.  Il film mostra il contributo più importante di Melita/Joan riferito al suo periodo di lavoro come segretaria dei Tube Alloys, la squadra di fisici incaricati di studiare il funzionamento di una bomba atomica, per dotare la Gran Bretagna ed i suoi alleati di un deterrente in grado di fermare in modo irrevocabile la Seconda Guerra Mondiale.

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Nel film troviamo anche una straordinaria Judi Dench

Infine, a differenza del film, che mostra una straordinaria Judi Dench, nelle vesti dell’ottantenne eroina, finalmente pronta a rivelare in una improvvisata conferenza stampa, le motivazioni della sua scelta politica, umana, appassionata ed anticonvenzionale, Melita Norwood non sarà mai perseguita per il crimine di tradimento, proprio grazie alla sua avanzata età. Tra Sophie Cookson, interprete della giovane red Joan e Judi Dench intercorrono anni pesanti come quelli della Seconda Grande Guerra e successivamente gli anni della Guerra Fredda tra potenze opposte.

Per le tematiche affrontate, per l’aggancio con eventi di storia contemporanea, per l’autentica performance di Judi Dench, ritengo che sia un film da inserire in una propria cineteca ideale e da proporre alle classi di scuola superiore, nei prossimi anni.

di Daniela Ponti