La metà del cielo: è intitolata così la seconda raccolta di 5 corti di 5 registe provenienti dai paesi BRICS, ovvero Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa.

L’idea di unire diversi registi BRICS è nata nel 2016 dal presidente Xi Jinping in occasione del BRICS summit di Goa, India. La prima antologia era intitolata Where has the time gone? e il progetto era guidato dal regista cinese Jia Zhangke, che in questa seconda co-produzione ritorna anche come produttore esecutivo.

The-Measure-of-a-woman.png
The Measure of a Woman, contributo del Sud Africa a La Metà del cielo

La metà del cielo è anche un’espressione cinese per indicare per l’appunto le donne, coloro che contribuiscono a sostenerlo. La prima storia si intitola The Measure of a Woman, la soria è diretta dalla regista Sara Blecher, ed è ambientata in Sud Africa: una giovane atleta di canoa stabilisce un nuovo record, ma le sue avversarie in gara la attaccano mettendo in discussione la sua sessualità. Così la giovane sudafricana dovrà sottoporsi a vari test per accertare la sua sessualità finché non viene fuori che i suoi livelli di testosterone sono più alti rispetto “alla norma”. Ecco che il suo modo di vestire mascolino non va più bene, le si chiede di truccarsi, indossare una parrucca dai capelli lunghi e un vestito per far fronte alle interviste e vendere un’immagine più femminile si sé all’opinione pubblica. La campionessa non si sente se stessa in quei panni e a chi le chiede se sarebbe disposta a prendere i farmaci per abbassare il livello di testosterone per poter continuare a gareggiare lei risponde “Dio mi ha creata così, se dovessi cambiare significherebbe che Dio ha commesso un errore”. La narrativa della regista Sara Blecher è così chiara e diretta che scivola meravigliosamente sullo schermo come la canoa della protagonista nelle acque sudafricane. Che cosa significa “essere donna”? Possono dei test scientifici definirci? Ci sono donne di livello diverso? Blecher descrive, purtroppo, una situazione che ancora oggi diverse atlete si trovano a dover affrontare.

BACK
Daniel Thomas propone Back per il Brasile

Il secondo racconto è Back della regista brasiliana Daniel Thomas. Una donna abita in una grande città, affacciata dalla finestra del suo palazzo ci sono solo altri condomini all’orizzonte. Riceve una chiamata inaspettata: la madre sta morendo, ma lei si limita a rispondere di non voler più essere disturbata. Nonostante la rabbia che prova nei confronti della madre, la vediamo tornare nel suo villaggio, torna nelle case della sua infanzia a cercare quelle persone che erano state il suo riferimento di quando era più piccola, nei suoi occhi vediamo crescere il rancore, tutto è cambiato, alcuni hanno cambiato casa altri sono passati a miglior vita. Ormai giunge la notte e si rifugia in un bar, dove viene trovata dalla sorella che le chiede disperatamente di andare a trovare la madre in fin di vita. Amore e odio tra madre e figlia tra i chiari scuri e la polvere di questo villaggio alle porte di San Paolo.

82dbde2c-4da1-4046-8197-3a8d7b8d21f2.jpg
Dall’India, il corto per L’altra metà del cielo è Taken for Granted, di Ashwini Yer Tiwari

Taken for granted è il terzo racconto della regista indiana Ashwini Yer Tiwari. La routine di una madre piano piano si sgretola e cede alla pressione di non sentirsi mai apprezzata dai familiari. Nessuno fa niente in casa, a parte lei, e nessuno vede tutto il lavoro che fa: preparare la colazione, mandare i figli a scuola, dare le chiavi al marito che se le dimentica ogni mattina, accudire gli anziani genitori. Il suo punto di resistenza è talmente al limite che invidia il bollitore visto che persino questo è in grado di rilasciare la pressione. Forse è giunto il momento di prendersi una vacanza dalla famiglia, grazie al lavoro che fa come estetista mette da parte un po’ di soldi, quel tanto che basta per andare un mese a Goa. Il giorno che annuncia la sua decisione ai famigliari, tutti la guardano pensando sia impazzita, ma presto iniziano a porsi delle domande: chi farà quello che la madre fa ogni giorno? E allora iniziano a fare i conti di cuoco, elettricista, massaggiatore, infermiere, babysitter. Il calcolo ammonta a metà dello stipendio del marito, e allora tutti capiscono quanto in realtà il suo multi-ruolo sia una fonte inesauribile di risparmio quotidiano. Una storia universale che parla alle donne e agli uomini di tutto il mondo.

BRICS-film-Liu-Bei.jpeg
L’attrice Liu Bei è la protagonista del cortometraggio cinese Dumplings

La storia cinese della regista Liu Yulin si intitola Dumplings (Ravioli, NdR). Il rapporto madre-figlia sembra idilliaco finché, la madre non cerca di rifarsi una vita dopo la morte del marito. Si innamora di un cuoco, la fa stare bene, le fa provare nuove emozioni e soprattutto lei si sente se stessa. Ma la figlia disapprova questa nuova presenza: l’uomo è un semplice cuoco, mentre l’amato padre era una persona eminente, non regge il confronto. Per amore della figlia, la madre è disposta ad accantonare questa relazione, così la figlia cerca di sistemarla con alcuni uomini, ma la madre non ne vuole sapere. Trascorre un anno, la donna viene a sapere che l’uomo di cui era innamorata sta per sposarsi e vuole rivederlo un’ultima volta per portargli i ravioli che avevano cucinato insieme l’ultima volta. La figlia segue la madre e di nascosto ascolta la loro conversazione: scopre una madre diversa da quello che si immaginava e in lei rivede se stessa e la sua vita; la pressione di  dover vivere all’altezza delle aspettative altrui, soprattutto dei propri famigliari, dimenticandosi di essere se stessi, delle persone normali, che vivono serenamente senza dover rispecchiare idee altrui. Questo incontro furtivo sarà scatenante nel cambiare le vite dei protagonisti, il tutto condito con dei deliziosi ravioli di giada. La regista Liu Yulin è figlia d’arte, ha debuttato con l’adattamento di una racconto scritto dal padre Liu Zhenyun il quale ha collaborato per lungo tempo con il regista Feng Xiaogang.

Cat-Fishing.png
Un’immagine da Catfishing, della regista russa Elizaveta Stishova, inserito nella raccolta L’altra metà del cielo

In Catfishing, della regista Elizaveta Stishova, una giovane donna ha una relazione con un carcerato perché Se tutti gli uomini in circolazione sono delle merde, allora quelli decenti devono per forza essere in prigione.  Lo humour russo lo si ama o lo si odia, anche visivamente dove elementi di un passato con costumi dell’800 si trovano in contrasto con scarpe Converse e computer portatili. I due giovani amanti, dopo essersi conosciuti e parlati tramite video, stanno finalmente per incontrarsi. Tutto il villaggio prende in giro la giovane donna per la sua relazione, anche la madre è contraria e pensa fermamente che l’ex-galeotto le deruberà al primo tentativo. Ma la giovane donna non si lascia scoraggiare e il giorno dell’arrivo di lui lo aspetta al molo tutta pronta a festa.  Lui è bello come il sole, proprio come nei video ma appena sbarca un piccolo particolare la fa scappare in casa: l’uomo non ha più gli arti inferiori. Lei si rifugia a casa, piangere disperata, e riguarda le foto che lui gli aveva inviato per vedere se non se ne fosse accorta, ma nulla! L’obiettivo della telecamera ci fa vedere solo ciò che vuole e quello che crediamo sia tutto. Alla fine lo humour russo farà cambiare idea alla giovane donna e persino la madre sembra contenta di portarsi in casa questo ex-galeotto che anche se le deruba, certo non potrà scappare tanto facilmente.

Il regista cinese Jia Zhangke ha fortemente creduto in questo progetto perché le donne oltre alla citazione maoista secondo la quale “sostengono metà del cielo”, sostengono anche metà dell’industria cinematografica e andrebbe dato loro più spazio, in quanto eccellenti registe dotate di una creatività e dinamicità uniche, per dare loro l’opportunità di raccontare il mondo dal proprio punto di vista.

di Clara Longhi