Tu lo sai cosa significa essere giudicati dalla mattina alla sera?

Questa frase, pronunciata da Benedetta, una delle protagoniste del film, è il motore portante di Solo cose belle, film che Coffee Time Film e Sunset Produzioni presentano in sala dal 9 maggio. Kristian Gianfreda, dopo un passato da responsabile di centri di accoglienza per senza tetto e diversi spot, documentari sociali e cortometraggi legati al tema della diversità, arriva così al suo primo lungometraggio. Un film che cerca di superare i pregiudizi, di rompere le barriere dell’intolleranza verso l’altro e il diverso, andando a mitigare ed esorcizzare la paura di essere giudicati propria di ognuno di noi.

Attraverso la palese volontà di rendere omaggio all’attività sociale di Don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXI (che, insieme alle cooperative La Fraternità e il Calambrone, ha contribuito a vario titolo alla realizzazione del film), Solo cose belle è una storia di incontri tra mondi diversi che si incontrano. Quello del paesino romagnolo di San Giovanni in Marignano che, in piena campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco, scopre la realtà di una casa famiglia che apre in centro dopo aver ottenuto in eredità un antico palazzo storico, strappato alla speculazione edilizia di una famiglia locale che ne avrebbe voluto fare un albergo di lusso. La comunità vive con scetticismo (e un pizzico di ignoranza mista ad intolleranza) l’arrivo di questi nuovi ospiti, giudicati un elemento di imbarazzo e percepiti come intrusi che sono arrivati a sconvolgere la serenità di San Giovanni. Un rifugiato tacciato subito di essere un terrorista dell’ISIS, non comprendendo che stia semplicemente chiedendo (in inglese, lingua straniera in un contesto provinciale romagnolo che sembra percepire il dialetto come unica forma di aggregazione); un’ex-prostituta che cerca lavoro, ma viene presto accusata di voler portare via l’uomo di una paesana; un bimbo disabile, che di fronte a chi lo chiama handicappato cerca di rispondere, ingenuamente ma genuinamente, che è solo cinese; un ex carcerato che, grazie all’incontro con un parroco, comprende i propri errori e cerca di trovare in quella comunità di sbagliati una nuova forma di integrazione e modalità di vita; il giovane in affidamento ai servizi sociali proprio in quella casa famiglia e che, nonostante una fedina penale di tre pagine,  cerca di meritare la fiducia dei suoi nuovi parenti.

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Una scena dal backstage di Solo cose belle (K. Gianfreda, 2019)

Ad incontrarsi sono anche i due mondi contrapposti di Benedetta e Kevin. Lei figlia del sindaco uscente, che lotta per mantenersi perfetta agli occhi dei genitori e delle amiche, restando costretta in una dimensione di frivolezza e dinamiche radical chic in cui, in realtà, non crede pienamente. Lui giovane che sa di aver sbagliato e che da quella famiglia appena arrivata in paese è stato accolto come un figlio, trovando quell’amorevole sostegno che gli era fino a quel momento mancato e che ora lo porta a voler correggere gli errori fatti. Dopo un primo momento di distacco, Benedetta e Kevin scopriranno che la distanza che li separava non era poi così incolmabile; che hanno in comune una giovanile (o, semplicemente, umana?) paura di sbagliare e di non riuscire a farsi accettare dagli altri, di non essere compresi. Scopriranno di poter trovare insieme la forza per affrontare le noiose giornate paesane. Ma potranno davvero incontrarsi e colmare le loro diversità?

Solo cose belle è un film realizzato con un piccolo budget, come spesso sta accadendo di recente, reso possibile grazie anche ad una campagna di crowdfunding che ne ha anticipato l’inizio delle riprese grazie ad una capillare presenza sui social, favorita dall’azione messa in campo dalla forlivese Cooperativa Sunset. A questa si è unità la sociatà di produzione del regista Kristian Gianfreda, che ha fortemente creduto nel film e nella necessità di raccontare questa storia. Osando, come ha raccontato lui stesso, incontrando a Forlì il pubblico in occasione dell’anteprima svolta presso il Cinema Astoria di domenica 12 maggio, anche laddove i consulenti della produzione si mostravano scettici. Ad esempio, nello scegliere di far entrare nel cast degli attori disabili, offrendoci quelle che risultano le due imterpretazioni più toccanti, divertenti e credibili: quelle di Federico Yang (Ciccio, un bambino paraplegico accolto in casa famiglia da quando aveva 6 mesi) e Marco Berta (Marcone, che anima il paese con le sue barchette e aeroplanini di carta).

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L’esordiente Luigi Navarra è Kevin in Solo cose belleinteramente realizzato in Romagna

Oltre a queste due eccezioni, in un cast fatto prevalentemente di attori professionisti (per la maggior parte provenienti dal panorama noto della serialità della televisione italiana), troviamo anche gli emergenti Idamaria Recati (Benedetta) e Luigi Navarra (Kevin) che, seppur non ancora pienamente maturi a livello recitativo (appaiono spesso deboli dal punto di vista della dizione e della presenza scenica), regalano ai loro personaggi quella genuinità che li rende credibili nella parte ed in grado di inserirsi appieno nelle dinamiche narrative.

Solo cose belle, seppur con qualche limite che ci sentiamo di imputare al piccolo budget produttivo a disposizione, evidenti soprattutto dal punto di vista della scarsa varietà delle location (elemento che rende spesso la narrazione esageratamente statica) e qualche debolezza a livello di sceneggiatura (troppi i sospesi narrativi, poca sostanza data alla caratterizzazione dei personaggi comprimari, spesso abbandonati o incomprensibilmente accantonati a favore dei protagonisti principali), appare un prodotto cinematografico più che godibile. Questo è dovuto anche alla forza di aver scelto, in un periodo storico caratterizzato dalla paura sociale verso parole quali accoglienza diversità, di voler portare sul grande schermo una storia che mostra come dal tendere la mano verso l’altro possano arrivare Solo cose belle.

di Joana Fresu de Azevedo