L’imminente Festival di Cannes omaggia due figure di rilievo della Storia del cinema. Alla regista Agnés Varda, scomparsa il 29 marzo scorso, dedica il Poster ufficiale, mentre  l’attore Alain Delon  riceverà la Palma d’oro alla carriera. Un poster per la Varda che la ritrae su uno sfondo color tramonto mentre gira l’opera di esordio nel cinema, il mediometraggio La pointe courte (La punta cort, 1954), opera montata da Alain Resnais, dove la regista, con stile zavattiniano, segue i suoi personaggi, i pescatori del Mediterraneo nella loro vita quotidiana. Anticipando quel bighellonare senza metà che è poi alla base di Cléo dalle 5 alle 7 con il quale nel 1962  si rivela anche al pubblico italiano  accostandosi cosi alla Nouvelle vague francese, di cui sarà  parte attiva. Clèo è una giovane cantante che passeggia per le strade di  Parigi in attesa della diagnosi   di un’analisi che le rivelerà se è affetta o no dal cancro. Due ore , in cui incontra amici e persone sconosciute tentando di distrarsi, che si concludono in compagnia di un giovane soldato in attesa di partire per l’Algeria. Due ore in cui Cléo  di fronte  alla paura della morte e della solitudine diventa più matura, coraggiosa, disponibile nei confronti dei problemi altrui. Un film che fa parte della nostra memoria di cinefilo, oggetto di molti dibattiti. Pose Agnés Varda all’attenzione della critica anche per il suo modo di narrare, dove tempo della finzione e tempo reale finiscono quasi per annullare ogni distanza.

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Corinne Marchand è la protagonista di Cléo dalle 5 alle 7 (A.Varda, 1962)

L’attenzione alle persone con una sua personale visione delle cose e dei sentimenti  è al centro di alcune sue opere, tra esse  Il verde prato dell’amore (1965)  con protagonista  un uomo felicemente sposato che cerca di convincere, inutilmente portandola anzi al suicidio, la moglie ad accettare la sua relazione con un’altra per non infrangere il matrimonio. L’autobiografismo ne caratterizza altre: in Garage demy (1991) rende omaggio al marito Jacques Demy attraverso avvenimenti personali  ed in Visages villages (2017), ultimo suo film, mette a frutto la sua grande esperienza di fotografa proponendoci una galleria di ritratti. Una figura emblematica  del cinema degli anni ’60 dimenticata un po’ dalla critica che il Festival di Cannes ripropone giustamente all’attenzione.

Compagno dell’immaginario cinematografico di milioni di spettatori, sia nelle sue avventure  sentimentali di elegante seduttore che di  personaggio ai confini della legge , è Alain Delon.  In Italia  si è imposto in ruoli di bello e dannato in film diretti dai migliori del nostro cinema. Ad iniziare da Luchino Visconti che lo lanciò in Rocco e i suoi fratelli (1960)  dove è  uno dei cinque fratelli lucani immigrati a Milano la cui storia consente al regista milanese di realizzare un potente affresco sullo sradicamento dei meridionali. Per Visconti poi  interpreta Tancredi, nipote del Principe di Salina (Burt Lancaster), ne Il gattopardo (1963): un ruolo di bello e seducente che sposa la bella Angelica (Claudia Cardinale). E il personaggio di bello e seducente lo impone poi in film come L’eclisse (1962) di Michelangelo Antonioni o La lunga notte di quiete (1972) di Valerio Zurlini. Oltre 80 i film da lui interpretati che lo impongono come uno dei volti più amati del cinema.

di Paolo Micalizzi