27 giugno 1969: la polizia irrompe nel Stonewall Inn, noto locale gay del Greenwich Village, a New York, dando inizio a quelli che verranno ricordati come i moti di Stonewall. Per i clienti del locale, prevalentemente gay e drag queen, abituati a quel tipo di repressione violenta, quella retata fu il segnale che era giunto il momento di unire la comunità in un vero e proprio movimento di lotta. Seguirono, infatti, due giorni di proteste e di lotta che videro coinvolta tutta la comunità LGBT newyorkese e che culminarono, il 28 giugno, nella marcia per i diritti gay, primo Gay Pride della storia. Data divenuta la Giornata Mondiale dell’Orgoglio LGBT.

Al cinquantesimo anniversario di questo importante fatto storico è dedicata la 34° edizione del Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions nonché il documentario State of Pride, prodotto e distribuito da YouTube Originals, che vede alla regia i due pluripremiati agli Oscar Robert Epstein (Milk) e Jeffrey Friedman (End Game, Oscar 2019 al Miglior Cortometraggio Documentario). Un roadmovie antropoligico e sociale che, proprio partendo dai fatti di Stonewall, cerca di guardare, in modo anche inflessibile, al significato di orgoglio gay a cinquant’anni dalla nascita del movimento.

Lo fa attraverso una serie di interviste fatte da Raymond Braun, noto youtuber nonché avvocato attivista del movimento LGBTQI statunitense, che viaggia per gli Stati Uniti cercando di entrare in contatto con quei giovani del movimento alla loro prima esperienza di un Pride.

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L’attivista Raymond Braun svolge le interviste che danno vita al documentario State of Pride

Partendo da Washington DC, passando per la cittadina di Tuscaloosa in Alabama e il feudo mormone di Salt Lake City, fino ad arrivare a San Francisco, nel documentario si intrecciano storie di solitudine, di processi di accettazione e rivendicazione dei propri diritti. Tutto questo, e qui sta l’aspetto più interessante del documentario, attraverso gli occhi di chi sta solo recentemente entrando dentro al mondo del movimento gay americano, tutti alla loro prima esperienza nel Gay Pride della propria città di appartenenza. Epstein e Friedman, lasciando che siano le testimonianza di questi protagonisti a raccontare la storia, mirano a mostrare i cambiamenti che hanno coinvolto il movimento in questi cinquant’anni, ma anche a delineare come spesso la volontà di rivendicare presso gli alti sistemi i diritti della comunità gay americana abbia generato un distacco storico e sociale con i giovani del movimento, trovatisi soli a dover affrontare il peso del non essere riconosciuti e la vergogna di dover affrontare in solitudine il loro coming out. Frequenti i racconti di volontà e tentazioni suicide tra gli intervistati; difficoltà nell’affrontare le proprie famiglie o ad accettare se stessi.

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Una scena dal documentario State of Pride (R. Epstein, J. Friedman, 2019)

Tutto questo avviene mentre la macchina da presa filma i colori e la gioia di ritrovarsi e scoprirsi invece come membri di una comunità, scoprendo magari per la prima volta, proprio partecipando ad un Gay Pride, di non essere soli ad affrontare quelle difficoltà e a provare quelle emozioni.

Presentato in anteprima mondiale al Lover Film Festival, State of Pride verrà rilasciato gratuitamente sul canale YouTube proprio il 28 giugno 2019, come omaggio a coraggio manifestato nel 1969 da coloro che hanno partecipato ai moti di Stonewall e di ringraziamento per la tenacia di coloro che da quel giorno non hanno mai smesso di marciare per rivendicare i propri diritti.

di Joana Fresu de Azevedo