Ma cosa mi dice il cervello?… recensire il film più visto nel weekend di Pasqua, il miglior incasso di un film italiano nel periodo pasquale dal 2010: un azzardo ed una responsabilità.
Proverò a riflettere su come Vision Distribution e Wildside, dopo il biglietto d’oro conquistato per Come un gatto in tangenziale (il più grande incasso nel Natale 2017) siano riusciti ad ottenere un nuovo successo con la coppia Milani e Cortellesi, in un fine settimana non tradizionale per il cinema italiano, come quello delle festività pasquali.
Infatti, con Ma cosa ci dice il cervello, uscito nelle sale il 18 aprile, la coppia composta da Paola Cortellesi e dal marito regista Riccardo Milani, è tornata, ancora una volta, a dar corpo ad un altro gioiello, capace di fare sorridere e commuovere, raccontando una storia tutta italiana. L’attrice protagonista versatile e creativa, come cosceneggiatrice, è riuscita a cucirsi addosso un personaggio adatto ad interpretare tutte le piccole e grandi contraddizioni del nostro tempo.

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Paola Cortellesi è protagonista e cosceneggiatrice di Ma cosa ci dice il cervello?

Ma cosa ci dice il cervello, e bisognerebbe aggiungere a noi italiani … è l’inquietante interrogativo che sorge spontaneo ogni qualvolta, attraverso media e social, citando il regista, emerge la realtà di un Paese in cui per molti, fortunatamente ancora non per tutti, non rispettare le regole è diventato motivo di orgoglio e fonte di rivincita da qualche tempo a questa parte….è vincente mettere in discussione le competenze, seminare il dubbio, raccogliendo purtroppo certezze, che medici, insegnanti, giudici, allenatori dei propri figli, equipaggio di un aereo e via così, di mestiere in mestiere, non siano mai all’altezza del proprio compito”.

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Il cast al completo alla presentazione del film, nelle sale dal 18 aprile.

La commedia, ironica e a tratti sorprendente, presenta un cast ricchissimo di attori straordinari a partire da uno splendido Remo Girone, a cui si aggiungono, Stefano Fresi, Vinicio Marchioni, Lucia Mascino, Ricky Memphis, una fantastica Paola Minaccioni, Giampaolo Morelli, Claudia Pandolfi, Alessandro Roia, Tomas Arana, Teco Celio ed una straordinaria Carla Signoris.

La trama è quella di una commedia leggera a cui si aggiunge un insolito ritmo action, parodia di certi film d’azione, di spionaggio e di supereroi. La Cortellesi, nella storia Giovanna, veste, appunto, i panni di una superspia dell’agenzia per la sicurezza nazionale in incognito, celata dietro l’apparenza dimessa ed insignificante di un’impiegata del ministero, occupata a tempo pieno in calcoli di ritenute d’imposta. Separata, nella storia, da un superfusto pilota di aerei militari, insegue il sogno di essere una buona mamma, rinunciando con coerente abnegazione ai propri desideri. Tutto il contrario della propria madre, Carla Signoris, la quale invece non perde occasione per godersi la vita, rinfacciando alla figlia il suo inutile grigiore.
Il comandante supremo di Giovanna è interpretato da un convincente Remo Girone, al quale il regista affida la battuta chiave, la cifra interpretativa del film: tutti gli sforzi del controspionaggio per scongiurare pericoli catastrofici per il paese, non sono nulla in confronto alla fatica di “educare” … quelli sì sono “c….. amari!”
Grazie all’entrata in scena dei vecchi compagni di scuola, tra i quali spiccano per bravura ed efficacia Claudia Pandolfi e Stefano Fresi, Giovanna comprende che fermare terroristi, spie, trafficanti di esplosivi, non è sufficiente per rendere migliore la nostra vita; solo il coraggio e la competenza di “esseri umani” (cit. Marco Mengoni sui titoli di coda) possono salvarci: medici responsabili che ci aiutino a discernere le distorsioni del “dottor internet”; allenatori di ragazzini capaci di crescerli ai valori dello sport, contenendo ansie e frustrazioni di genitori; professori che sappiano porsi in modo costruttivo di fronte ai tentativi agiti di bullismo; operatori del pubblico che riescano a far rispettare semplici regole di sicurezza in ambienti pubblici, contrastando prepotenza ed arroganza.
Reagire alla “banalità del male”, con semplici gesti quotidiani, questo sembra voler dire il film, è davvero un’autentica prova di eroismo.

Buonista? Eccessivamente ottimista? Retorico quanto basta?
Di sicuro, seppur in modo un po’ semplificato, la commedia riesce a capovolgere alcuni stereotipi e luoghi comuni, dando spazio a sentimenti e desideri autentici, in maniera leggera, ma affatto banale. Il risultato sta nelle parole conclusive della piccola Martina, entrata in profonda sintonia e complicità con la mamma, riconosciutane l’aurea di “paladina di piccole giustizie quotidiane concrete”.
Una realtà in cui il pubblico, numeroso, ha scelto di rispecchiarsi.

di Daniela Ponti