A volte mi nascondo dietro le mie pellicole di fantasia perché sono un rifugio molto comodo e piacevole.

Con questa frase il regista Steven Spielberg aveva cercato, alcuni anni fa, di spiegare il suo modo di approcciarsi alla macchina da presa. Nel leggerla, possiamo farla nostra per descrivere i motivi che spesso ci spingono ad acquistare un biglietto e ad andare a vedere un film in una nuvolosa domenica di Pasqua. Cercando nella fantasia il rifugio da un ennesimo pranzo esageratamente abbondante e la noia di restare a casa. E la scelta di un lungometraggio di animazione come Wonder Park risulta perfettamente in sintonia con la forza che la fantasia, e il non smettere di praticarla, può avere su tutti noi, grandi e piccini.

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Wonder Park è nelle sale italiane dall’11 aprile 2019

Prodotto da Paramount Animation, Nickelodeon Movies e Ilion Animation StudiosWonder Park vede come protagonista la piccola June, bambina intelligente e ingegnosa, che grazie al sostegno della madre ha imparato a far risplendere in ogni momento la propria fantasia, cercando di renderla reale attraverso il gioco. È così che le due inventano il fantastico mondo di Meravigliandia, un parco divertimenti in cui tutto è possibile, dalla giostra con i pesci volanti agli scivoli fatti di cannucce. A gestire tutte le attrazioni ci sono le meraviglie di Meravigliandia: l’Orso Boomer, dal morbido pelo azzurro, pronto ad accogliere i bambini con la sua dirompente simpatia; il colto, a tratti pignolo, porcospini Steve, in grado di coinvolgere grandi e piccini nel rispetto per l’ambiente e l’importanza per l’analisi delle cose; il cighiale Greta, attenta a fare in modo che nulla vada storto a Meravigliandia; i due gemelli castori tuttofare Gus e Cooper. Questa simpatica banda è capitanata dallo scimpanzé Peanut, che con il suo pennarello magico fa apparire con un solo tocco le nuove e strabiglianti attrazioni del parco. Sono tutti personaggi creati dalla fantasia di June, dai pomeriggi a giocare in camera sua con la madre, che la sprona a giocare con la sua fantasia, a credere sempre nella sua magia, ma che la guida anche nel cercare di dare una direzione alle grandi abilità che la figlia dimostra di avere nel vedere e riuscire a realizzare i propri sogni.

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June e “le meraviglie di Meravigliandia” compongono il cast principale di Wonder Park

Tutto ciò sembra bloccarsi quando la madre di June si ammala, facendo aleggiare, sulla casa e nella mente della piccola, una nube nera, che oscura la sua voglia di giocare e la porta a strappare i progetti di Meravigliandia e il suo sogno di trasformarla in realtà. L’allontanamento da casa della madre per seguire una terapia porta June a decidere di dover tornare con i piedi per terra, sentendo come prioritario il proteggere il distratto padre dai pericoli della casa, facendole mettere da parte tutti i giochi e richiudendo in uno scatolone le fantasie e i giochi con Peanut, Boomer, Steve, Greta, Gus e Cooper. June si dimentica di loro. Fino a quando, cercando di fuggire dal campeggio di matematica attraversando il bosco, la bambina di ritrova a dover fare i conti con i prodotti della sua fantasia, arrivando proprio a Meravigliandia e scoprendo che, da quando nel cielo sopra la ruota panoramica è apparsa una nube nera, il parco è andato in degrado, le attrazioni hanno smesso di funzionare e l’incolumità dei suoi abitanti messa in pericolo da inquietanti pupa-zombie a forma di scimmia. June capirà presto che è stata la sua depressione e il suo non aver mantenuto la promessa fatta alla madre di non spegnere mai la fantasia a mettere in pericolo il parco e i suoi amici. E cercherà di salvare tutti.

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June e i suoi amici devono salvare Wonder Park

Seppur con un eccessivo zelo ingegneristico nel raccontare come nascano e funzionino le attrazioni del parco – che spesso fa perdere il senso profondo della struttura dei personaggi e della storia – Wonder Park è un film delicatamente incentrato sulle paure dei bambini (la malattia, la perdita di un genitore, il senso di solitudine), che cerca di offrire gli strumenti per poterle affrontare. Puntando sulla fantasia, la risorsa più potente che ogni bambino può sfruttare per superare ogni difficoltà. Ammiccando anche ai genitori, invitandoli a spronare i propri figli a tenere sempre viva in loro la capacità di non smettere di sognare e creare.

Gli sfavillanti colori di ogni scena; la genialità che diventa valore; la capacità di creare piuttosto che accontentarsi di un asettico videogioco; il giocare all’aria aperta; la condivisione con gli amici di sempre; il sostenere e sostenersi alla propria famiglia: messaggi positivi che Wonder Park cerca di veicolare attraverso le avventure di June e dei suoi amici e che rendono la visione del film un ottimo strumento per far comprendere ai più piccoli (e non solo) che sia vero che i sogni son desideri di felicità, ma anche che, con impegno e senza arrendersi, come dice la mamma a June: puoi creare tutto ciò che immagini. E diventare la meraviglia del tuo mondo.

di Joana Fresu de Azevedo