Quell’Assise degli Autori di tutto il mondo avvenuto nel 1993 all’Hotel Des Bains del Lido di Venezia nell’ambito della Mostra del cinema fu un evento che per chi c’era, e per me è stata una grande esperienza, non può essere dimenticato. Un’ Assise voluta fortemente da Gillo Pontecorvo  nel 50° anniversario della Mostra, alla presenza di moltissimi autori tra cui Steven Spielberg,  che sancì la nascita dell’Unione mondiale degli autori cinematografici e la creazione, nel 1994, dell’alta corte per l’espressione cinematografica nell’audiovisivo.

Un evento  che  viene oggi ricordato con gli scritti che Fabio Francione ripubblica in un volumetto della XII edizione di “Le Voci dell’Inchiesta” di Pordenone che dedica al regista pisano una retrospettiva dei suoi documentari. E ritorna alla memoria quell’entusiasmo e quella felicità che si vedeva nel volto sorridente di Gillo  che rividi quando ricevette  il Marzocco alla carriera che gli fu assegnato al Valdarno Cinema Fedic del  2001  sotto la mia direzione artistica di quel Festival. Ma anche nel 1998 quando ad Assisi gli fu dedicato , con la direzione Franco Mariotti, il Primo Piano sull’Autore. Dove, appunto, oltre ai film  fu programmato il cortometraggio Giovanna (1956) rivisto a Le voci dell’inchiesta.

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Giovanna (Gillo Pontecorvo, 1956)

Giovanna è un episodio del film  La rosa dei venti, un progetto nato sotto la supervisione del grande Maestro Joris Ivens. Giovanna è un’operaia di una fabbrica tessile di Prato che, malgrado sia contrastata dal marito, partecipa convinta all’occupazione della fabbrica in cui lavora per evitarne la chiusura voluta dal padrone. Un altro episodio di occupazione nella filmografia documentaristica di Gillo Pontecorvo è al centro di Pane e zolfo (1956) che documenta la dura lotta dei lavoratori della miniera di zolfo di Cabernardi, nelle Marche, intrapresa  contro la decisione di chiusura dell’impianto. Documentari  di impegno politico e sociale, con al centro l’uomo, come  “La missione del Timiriazev (1952) , la nave inviata dai sovietici carica di  viveri in aiuto alla popolazione del Polesine devastata dall’alluvione del Po, oppure  Cani dietro le sbarre” che coglie gli accalappiacani  alle prese con i cani randagi della periferia, ma anche del centro, di Roma. Tra le altre opere di  Gillo Pontecorvo viste a Pordenone  Festa a Castelluccio (1954) incentrato sulla festa delle lenticchie e Udine (1989), un ritratto poco noto della città friulana. Vi figurava anche Ritorno ad Algeri (1992) dove Gillo Pontecorvo ritorna, insieme al figlio Marco,  con una piccola troupe sui luoghi dove nel 1966  girò il suo capolavoro La battaglia d’Algeri ritrovando quell’estremismo politico che culminerà nelle stragi del 1997.

di Paolo Micalizzi