Amo Netflix, ma fan**** Netflix! È con queste parole poco regali che sua maestà Helen Mirren si è recentemente aggiunta al nutrito #teamNoNetflix, il team delle grandi stelle e firme del Cinema mondiale che vede nella sala – e non in un salotto – il migliore ambiente per fruire, anzi vivere al meglio l’esperienza cinematografica.

Non c’è niente di paragonabile allo stare seduti in un cinema quando si spengono le luci. La Regina del cinema inglese ha perfettamente ragione: nessuna TV potrà mai superare, persino raggiungere – in dimensioni ed emozioni – lo schermo cinematografico. È un qualcosa di indescrivibile, un qualcosa di avvicinabile alla meraviglia dei nostri antenati nello scartare il dono appena fatto da Prometeo.

Strano a dirsi, ma tutti i più grandi film da me amati hanno avuto una prima visione in una sala piuttosto che davanti a uno schermo televisivo. Johnny Stecchino in quel cinemino calabrese durante uno dei miei lunghi soggiorni estivi da infante. Jurassic Park a più di venti chilometri da casa – sfidando il ghiaccio e trascinando i miei fin lassù –, perché l’unico cinema di città, con una sola sala, aveva in cartellone tutt’altro. La meraviglia del cinema all’aperto, quando solo con un drappo avvolgente la facciata del palazzo comunale venivo inghiottito come da un enorme buco nero nelle storie e nelle realtà di Forrest Gump, di Matrix, de Il Miglio Verde o de Il Gladiatore. Film costitutivi e costituenti la mia cultura cinematografica e che rivedo con enorme piacere sul piccolo schermo, anche se le emozioni del grande si scatenano nel ricordo di quelle prime entusiasmanti visioni. Tuttavia, da quando sono un abbonato Netflix, ci sono degli originali che mi hanno lasciato il segno e di cui mi sono innamorato alla follia istantaneamente.

Il bello del catalogo Netflix è proprio questo: la vastità dell’offerta. Molti lo scelgono per le serie autoprodotte. Altri, come me, lo scelgono per usufruire di uno streaming legale e fluido di opere cinematografiche più o meno recenti. Spesso, molto spesso, rimango deluso, in quanto non sempre trovo ciò che cerco o che desidero. Poi, però, ci sono volte in cui la compagnia americana, che sta sconvolgendo il mondo della settima arte, mi stupisce, regalandomi ostriche con perle luminose. Di seguito alcuni dei titoli da me amati (escludo il pluripremiato Roma e il potentissimo Sulla mia pelle, perché qui già recensiti e di cui, seguendo i link sul titolo, potrete leggere la recensione).

Altruisti si diventa è stato il mio primo originale Netflix visto appena iscritto due anni fa. È un film catalogabile come la più classica delle commedie on the road, ma sarebbe troppo riduttiva come definizione. Innanzitutto, è un film sulla disabilità che, per il registro umoristico usato, ad alcuni potrebbe ricordare il capolavoro francese Quasi amici, così come, sempre dal suddetto titolo, la profonda amicizia che, dopo alti e bassi, si instaura tra il badante (un ispiratissimo e in formissima Paul Rudd) e il suo giovane assistito (un credibile Craig Roberts). Consigliatissimo.

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Paul Rudd è il protagonista di Altruisti si diventa, uno degli originali Netflix che vi consigliamo.

Il secondo film, che mi ha piacevolmente sorpreso, è Fino all’osso. È un film struggente, scarnificante nella sua rappresentazione, frame dopo frame. Il tema principale è quello dei disturbi alimentari, una piaga che coinvolge una larga fetta della popolazione occidentale, in particolare i suoi strati più giovani. Un cast che vede in Lily Collins e in Keanu Reeves le colonne portanti, ma davvero ben assortito e ben diretto da Marti Noxon, alla sua prima (e finora unica) regia, dopo anni e anni passati alla scrittura e alla produzione di serie TV iconiche come Buffy l’ammazzavampiri o Mad Men. Una produzione Netflix degna di essere vista, soprattutto per comprendere meglio i demoni che spingono all’estremo alcuni dei nostri conoscenti più prossimi.

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Tra le produzioni originali Netflix trovate anche Fino all’Osso (regia di Marti Noxon)

Infine, il terzo titolo, che consiglierei di vedere almeno una volta, è un piccolo capolavoro dei fratelli Coen, presentato all’ultima Mostra di Venezia. La ballata di Buster Scruggs è un western multifaccia, concepito inizialmente come una serie TV, ma diventato, durante le riprese, un unico film, o meglio, una raccolta antologica con sei piccole storie senza alcun legame apparente, se non l’essere introdotte da una voce narrante, sfogliante un libro, e caratterizzate dalla tragicità incombente.

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La ballata di Buster Scruggs è uno degli originali Netflix presentato in anteprima a Venezia75

È un Coen a tutti gli effetti, nulla da aggiungere, dove commedia e dramma si mescolano, dando vita a un tripudio dell’assurdo e dell’inevitabilità. Poi il cast è davvero stellare. Insomma, merita davvero. Qui potete trovare la recensione completa che venne fatta dalla nostra Clara Longhi dopo la visione veneziana.

Sì, la sala è la sala: non ci sono paragoni. Però Netflix qualche emozione ce la regala. Non sarà Prometeo donante il fuoco, ma, a volte, ti emoziona. Come una di quelle lucciole che illuminava a giorno le notti d’estate di quella piccola casetta calabrese, tanto, tanto tempo fa.

di Eduardo Zorzetti