Nel 1857, il professor James Murray venne chiamato dalla celebre Università di Oxford per compiere un’opera al limite dell’impossibile, già precedentemente tentata invano da noti accademici: individuare e spiegare l’origine e il significato di ogni parola della lingua inglese così come diffusa in tutti gli stati dell’immenso Impero Britannico. Fu il preludio alla pubblicazione dell’Oxford English Dictionary, realizzato, tra alterne vicende, in ben 70 anni e periodicamente suscettibile di aggiornamenti. Tutto ciò avvenne grazie al fatto che Murray dedicò la sua intera vita lavorativa al completamento dell’opera, pur partendo dalle sue origini autodidatte, figlio di un sarto scozzese, ma con un’innata passione ed un costante interesse per l’analisi e lo studio della parola.

Contemporaneamente, lo statunitense dottor W.C. Minor, trasferitosi in Inghilterra dopo la Guerra di Secessione, colpito da paranoia nevrotica di origine post traumatica, uccide per errore un passante, scambiandolo per il suo persecutore immaginario e lasciando nell’indigenza la moglie e i sei figli della vittima. Gli verrà evitata la forca, ma non il ricovero coatto nel Manicomio di Broadmoor. Qui troverà rifugio dai mostri della sua mente nella pittura e nella lettura, cui non smetterà di dedicarsi seppur rinchiuso tra le sbarre della sua cella.

Queste le due vicende da cui parte Il professore e il pazzo, film in cui si racconta la vicenda di questi due uomini e di come il loro incontro abbia contribuito a superare la stasi che sembrava destinata a non vedere mai realizzato il progetto dell’Oxford English Dictionary. Il professor Murray (qui interpretato da Mel Gibson), infatti, chiederà aiuto a tutti gli abitanti dell’Impero, invitandoli a individuare, selezionare e comunicare l’origine di ogni parola conosciuta, trovandola attraverso la lettura del ricco patrimonio letterario britannico. Si creerà, in questo modo, una rete di passaggio di conoscenze e informazioni che appare come antesignana di quella dell’era di internet e dei moderni social media. Inoltre, sarà così che il professore scozzese inizierà un intenso scambio epistolare con il Dottor Minor (impersonato da Sean Penn).

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Lo scriptorium di Murray in una scena di Il professore e il pazzo (P.B. Sherman, 2019)

Nonostante il loro primo incontro dal vivo, con un manicomio criminale a fare da anomala location per un rapporto di amicizia basato su giochi di parole, che diviene sfoggio di passione e conoscenza, ci sembra che gli elementi positivi del film si contino successivamente sulle dita di una mano. Tra la curiosità per questa appassionante storia (vera), il susseguirsi delle intense scene di vita lavorativa di Murray e i suoi collaboratori nello scriptorium e la sorpresa di scoprire quanto intrigante possa essere il mestiere del lessicografo, trovandoci a tifare per la realizzazione del dizionario completo di una lingua che tanto ci fece penare a scuola, dimentichiamo un aspetto importante: pochissimi elementi della trama del film sono consoni all’epoca narrata e credibili in una dinamica che vada oltre al banale feuilletton ottocentesco.

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Sean PennMel Gibson in Il professore e il pazzo (P. B. Sherman, 2019)

Il regista Farhad Safinia, che dirige Il professore e il pazzo con lo pseudonimo di P. B. Sherman, applica la sua visione cinematografica esageratamente classica e troppo spesso narrativamente piatta al libro Il chirurgo di Crowthorne: una storia di omicidio, follia e amore per le parole, del giornalista Simon Winchester, che per primo raccontò la vicenda della collaborazione tra Murray e Minor. Ma l’essere riuscito a far appassionare lo spettatore alla storia della redazione del dizionario per anatonomasia della lingua inglese non è sufficiente a perdonargli una seconda parte del film decisamente didascalica, risultando, nel complesso, un’opera scialba e spesso unidimensionale, incapace di allargare l’interesse del pubblico per i protagonisti anche verso i personaggi secondari, risultanti a tratti accennati laddove non assolutamente contradditori (la facilità con cui la vedova dell’uomo ucciso da Minor di innamori di lui e la trasformazione alla Dottor Jekyll e Mr. Hyde dell’analisista che lo ha in cura a Broadmoor risultano quanto meno incomprensibili, se non totalmente non credibili).

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Sean Penn è il dottor W.C. Minor in Il professore e il pazzo (P.B. Sherman, 2019)

Non risultano essere pienamente di aiuto alla salvezza del film nel suo complesso nemmeno l’ottima carica espressiva e la splendida interpretazione di Sean Penn nei panni del dottor Minor. L’attore sembra non riuscire a dare la giusta carica emotiva al suo personaggio, che risulta così debole. Un peccato, per un attore come Penn che ci aveva abituato in passato a ben più magistrali interpretazioni.

Mel Gibson, che tanto ha insistito per ottenere l’adattamento cinematografico del libro di Winchester e l’assegnazione della parte di Murray, appare più concentrato sul farci percepire quella dello studio e della redazione del Dizionario come risultati ottenibili soprattutto grazie alla fervente fede religiosa dello studioso che a dedicarsi ad una recitazione che risulti passabile della sufficienza.

Gli ottimi costumi, le scenografie spettacolari ed un’attenta fotografia, seppur in aggiunta agli elementi positivi predentemente indicati a favore di Il professore e il pazzo, non ci sono sufficienti per dire che non sarebbe stato meglio fare delle scelte diverse. Tipo, per noi, quella di andare in una sala diversa a vedere un altro film…

di Joana Fresu de Azevedo