Sempre più vicino il momento dell’edizione 2019 di Ibrida Festival, il festival delle arti intermediali che, nato nel 2015, si pone lo scopo di indagare e divulgare le produzioni e le ricerche più recenti nell’ambito dell’audiovisivo sperimentale (videoart, found footage, meta-cinema, animazione 2D e 3D, ecc.). Organizzato e diretto dai responsabili di Vertov Project, Davide Mastrangelo e Francesca Leoni, pur non nascendo da una richiesta culturale o economica precisa, ma da una necessità  di creare uno spazio fisico, nel quale incontrarsi, la nuova edizione di Ibrida Festival si svolgerà dal 26 al 28 aprile 2019, a Forlì, presso La Fabbrica delle Candele.

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Davide Mastrangelo, Direttore Artistico, insieme a Francesca Leoni, di Ibrida Festival

Come più volte raccontato dai suoi giovani direttori artisti, il Festival è un luogo dedicato alle ibridazioni, che mette la sperimentazione audiovisiva al centro e che offre uno spazio sia agli artisti affermati che ai giovani talenti. Ibrido rispetto ai linguaggi ai codici dell’audiovisivo degli ultimi anni. Il presupposto attorno al quale ruotano le opere e le video-installazioni selezionate è semplice: la società dello spettacolo ha vinto. Come leggiamo nella presentazione/manifesto sul sito di Ibrida Festival:

Il simulacro ha sostituito definitivamente la realtà. Inutile opporsi. La coltre virtuale della simulazione è calata sulle nostre vite e sugli oggetti che la arredano; non resta che esprimere il proprio disincanto, la propria disillusione, utilizzando i codici e i cliches mediatici per esasperarli in opere che esprimono, di volta in volta, un nichilismo radicale, quasi disperato, o un ironico avvertimento attraverso il quale far sapere che non si è più preda delle manipolazioni, ma attivi protagonisti della manipolazione stessa. L’evoluzione del software permette ormai ogni sorta di ricombinazione semantica, di linguaggio e di genere, liberando l’immaginario artistico da ogni costrizione categoriale. Mentre Internet assume il ruolo di inconscio tecnologico diffuso, l’artista conserva la prerogativa dell’invenzione di nuovi mondi, di scovare alternative visionarie o parodiare l’esistente, insistendo sulla percezione e le relazioni umane come aspetti fondamentali dell’esperienza.

In attesa di poter assistere alle performance previste per questa quarta edizione (trovate qui il programma completo), Ibrida Festival anticipa gli argomenti che verranno trattati grazie a due incontri preparatori.

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Un momento dall’incontro Post Internet Art: dall’archivio al self broadcasting, organizzato da Ibrida Festival il 5 aprile presso Palazzo Romagnoli

Il primo di questi, svoltosi oggi, 5 aprile 2019, presso Palazzo Romagnoli, è stato dedicato all’approfondimento su una forma di video arte spesso incompresa, a tratti odiata per il suo essere profondamente e intrinsecamente provocatoria, ma non per questo sconosciuta come la Post Internet Art. L’espressione è stata coniata dall’artista tedesca Marisa Olson, intendeva alle sue origini indicare, le opere d’arte che produceva dopo aver navigato per ore su internet, sua fonte primaria di ispirazione. Francesca Leoni e Davide Mastrangelo hanno introdotto l’incontro, a iingresso libero, dal titolo Post Internet Art: dall’archivio al self broadcasting, cui hanno partecipato il critico di arte contemporanea Piero Deggiovanni (consulente e collaboratore storico del Festival), Silvia Dal Dosso e Franziska Von Guten del collettivo interdisciplinare Clusterduck e le artiste Mara Oscar Cassiani e Sara Lorusso.

Il secondo incontro, invece, si svolgerà, sempre presso Palazzo Romagnoli ad ingresso gratuito, sabato 13 aprile, dalle ore 10.30, e sarà dedicato all’influenza e al potere del corpo, soprattutto quello femminile, nella sperimentazione audiovisiva contemporanea. Il corpo visto come una tela sulla quale dipingersi, mettendosi e mettendolo alla prova, senza però trasformarlo in mero mezzo. Ma guardando alla video performance come una seconda pelle che permette al corpo di ergersi come forma più alta d’espressione artistica. Questi i temi che verranno affrontati da Bruno Di Marino, storico dell’immagine in movimento da sempre attento alla sperimentazione audivisiva, e Elisabetta Di Sopra, la cui ricerca artistica è incentrssta sull’impiego del video ed ad una narrazione che metta luce su dinamiche sottese alla vita quotidina, familiare e ai ruolii sociali.

Questi incontri, così come lo saranno le tre giornate ufficiali di Ibrida Festival, dal 26 al 28 aprile, sembrano un ottimo segnale di quel dinamismo culturare che sempre più sta emergendo a Forlì. A cui non bisogna smettere di guardare con crescente attenzione.

di Joana Fresu de Azevedo