La 37° edizione del Bergamo Film Meeting è ufficialmente partita sabato 9 marzo 2019. Ma già da settimane il proprio evento inaugurale, previsto per la sera prima, aveva registrato il sold out, con conseguente corsa a trovare dei biglietti sul mercato parallelo. Non poteva che essere così, considerando la portata e il valore, sia cinematografico che musicale, palese sin dall’ufficializzazzione della serata Cinemix – Jeff Mills Plays MetropolisSe a questo si unisce il fatto che, per la prima volta in Italia, arrivava la versione uncut dell’iconico capolavoro di Fritz Lang del 1927 e che sarebbe stato proprio uno dei maestri della musica techno-house a sonorizzarla dal vivo, non restano dubbi sul fatto che l’evento inaugurale del festival Bergamasco sarebbe stato un successo garantito. Come è stato. Più di 200 persone si sono assiepate, con largo anticipo, davanti al maestoso portone della Ex Chiesa di Sant’Agostino.  Tutti percependo di apprestarsi a vivere un momento di puro godimento per ogni cinefilo e/o amante della musica. Grazie alla preziosa opera della Fondazione Friedrich-Wilhelm-Murnau e della Deutsche Kinemathek, a seguito del ritrovamento in uno scantinato di Buenos Aires di 25 minuti di pellicola ritenuti perduti, il pubblico ha potuto godere della versione di Metropolis della durata di 149 minuti (117 quella finora conosciuta), contentente scene inedite che sono state reinserite e riarmonizzate in base a quello che voleva essere il percorso narrativo visionario di Lang.

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La locandina dell’evento inaugurale del 37° Bergamo Film Meeting

Guardare oggi un film come Metropolis è come andare al fondo dei miti del Novecento. Qui tutto è origine e nucleo di presenze che, nei decenni successivi, non hanno fatto che riproporsi. Associare a una cellula generatrice di tale peso una presenza musicale continua è un’impresa immane. Eppure Jeff Mills, dj di Detroit, si è avvicinato a questo mastodonte di segni e simboli con la libertà del suo linguaggio musicale, dai più considerato accessorio,  con anni di studio e di lavoro, ma anche con il genio dell’interpretazione, intesa proprio come assunzione di responsabilità nel veicolare un capolavoro assoluto non solo del cinema, ma dell’immagine, il sunto iconografico di un’epoca.  Invisibile, a lato dello schermo, trae dai suoi strumenti arcani un tessuto ricco di colori e, per dirla con gli antichi, di affetti.

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La quasi minimale strumentazione utilizzata da Jeff Mills, posta a lato palco (Ph. JFdA)

Le prime scene, quelle della fabbrica, sono sottolineate da ritmi ossessivi ma non mimimali, con suoni farraginosi e metallici. Gli strumenti di Mills sembrano nati per questo. Ma quando si passa al mondo superiore i suoni si fanno insinuanti  e i ritmi  si succedono di cellula in cellula con varieta’ sorprendente.  L’invisibile e instancabile Mills si mette al servizio dell’immagine con umiltà e passione, assumendosi la responsabilità di variare in continuazione sul sublime canovaccio visivo del film. In questo supera le correnti di musica ripetitiva che perlatro devono molto all’estetica di Metropolis (si pensi ad Einstein on the Beach di Philip Glass)  portando i suoi piatti da dj ad altissime modalità espressive. Dal punto di vista musicale e storico è come se estraesse da Metropolis tutte le sue future implicazioni fino alla contemporaneità e ne ricavasse le conseguenze ultime.

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L’Ex Chiesa di Sant’Agostino è stata la location scelta dal BFM37 per Jeff Mills plays Metropolis (Ph. JFdA)

Al 37° Bergamo Film Meeting va il plauso di aver fortemente voluto in anteprima italiana questo evento e di aver scelto come location di questo visionario esperimento la basilica centrale del Complesso di Sant’Agostino, sito nella Città Alta. La chiesa, attualmente sede anche dell’Aula Magna dell’Università di Bergamo (e da essa concessa in uso al festival bergamasco), con la sua navata centrale trasformata in platea per il pubblico, si prestava perfettamente all’esecuzione di questo Cinemix di Mills, configurandosi come luogo quasi dicotomico sia per le note elettriche e stridenti che fuoriuscivano dai numerosi amplificatori posti ai piedi di ogni cappella che per le sgtruggenti immagini di abbandono che arrivavano dallo schermo, con quella potenza che Lang cerca di accentuare con il crescere narrativo. Il pubblico, rapito dalla serata, ha continuato anche il giorno successivo a parlare dell’evento. Il ricordo di un’esperienza che di certo non sarà facile dimenticare.

di Daniela Goldoni e Joana Fresu de Azevedo