Succede. Succede che una mattina ci si svegli più svogliati del solito. Che i movimenti risultino come rallentati. Che non si riesca proprio a prendere il ritmo giusto per affrontare la giornata. Succede. Succede che, piuttosto che ricordare le poche ore di sonno recuperate durante il weekend, l’effetto negativo sulla psiche che solo un nuovo lunedì sembra a volte capace di dare o una qualche incombenza lavorativa che proprio non ci permette di trovare la giusta concentrazione, si cerchi di dare alla scomparsa di un musicista, frontman di un gruppo che è stato viva colonna sonora della nostra adolescenza, la responsabilità di quel senso di ingiustificato malessere. Succede. Succede che comunque si riesca ad arrancare fino al tardo pomeriggio, che ci si stia attrezzando a preparare la cena ed ad apparecchiare la tavola.

Succede che si venga a sapere della morte di Luke Perry. E che quella che sembrava essere solo una brutta giornata diventi il giorno in cui celebrare il funerale del proprio passato.

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Luke Perry e Shannen Doroty, i Dylan e Brenda di Beverly Hills 90210

Ebbene sì, è ancora dura da ammettere. Ma da poche ore è stata data la notizia della scomparsa, dopo l’ictus e l’emorragia celebrale che lo avevano colpito appena due giorni fa, dell’attore americano, volto che ha contribuito a rendere iconico il personaggio di Dylan di Beverly Hills 90210, contribuendo a rendere la nota serie tv un pilastro nella memoria di una intera generazione.
E, forse, il senso di profondo cordoglio che la morte di Dylan/Perry sta suscitando già da queste primissime ore può essere compreso solo se a quella generazione di adolescenti negli anni ’90 si è appartenuto. Se si è stati quei ragazzi e ragazze che pregavano affinché l’autista superasse in velocità il traffico cittadino per permettere loro di arrivare in tempo per l’inizio della puntata su Italia 1.

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Il cast della serie tv anni ’90, Beverly Hills 90210

Se si cerca di ricordare quante ragazze crollassero ai piedi di quell’attempato studente liceale, giustificando quelle rughe che sarebbero state improbabili sul volto di un diciottenne (ma perfettamente in linea con il fatto che Luke Perry fosse già alle soglie dei trent’anni quando iniziò a girare gli episodi della serie), con la dura vita che quel personaggio aveva dovuto affrontare. Si riesce a capire il fatto che anche i maschietti, in questa triste giornata, stiano faticando a trattenere le lacrime per quel ragazzo/uomo che hanno analizzato con attenzione, puntata dopo puntata, per cercare di carpirne il fascino, i movimenti e gesti che tanto affascinavano le loro coetanee. Cercando di imitarlo e di ambire anche loro a conquistarne cuori.

La sofferenza di questa generazione di spettatori può essere compresa cercando di ricordare quanto abbia rappresentato in quegli anni Beverly Hills. Di certo, non un capolavoro cinematografico, troppo ricco di improbabili situazioni, ambientato come era in un mondo e contesto così lontano dalla italica comprensione; con adolescenti che vivevano in modi impensabili per noi, costretti ad una quotidianità di genitori con cui anche la passeggiata in piazza con gli amici poteva essere un’attività da vietare; con ragionamenti, e conseguenti dialoghi, talmente oltre le nostre scarse capacità adolescenziali mnemoniche e lessicali da renderceli quasi incomprensibili e, anche (o soprattutto) per questo ancora più irresistibili. Ma poche altre serie sono riuscite come Beverly Hills 90210 nell’intento creare un immaginario fantastico nelle menti di una generazione. Facendo credere che fosse possibile, se non addirittura normale, guidare fiammanti auto da corsa, abbassando il tettuccio per far sentire il vento sulla pelle alla nostra prossima conquista. Facendo illudere le ragazze di poterci trasformare, come per magia, da insulse ragazzine di provincia a dive del teatro e del cinema. Ché se ci era riuscita Brenda allora potevamo farcela anche noi.

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Luke Perry è morto a causa dei danni provocati da un’emorragia celebrale che lo aveva colpito pochi giorni fa

Poi c’era Dylan. Dalla prima puntata, il nostro idolo. Quello attorno a cui le vicende dei due fratelli Walsh, di Kelly, di Steve, di Andrea, di Donna e di David sembravano ruotare attorno. Quello grazie al quale abbiamo imparato a guardare agli uomini scrutandone ogni ruga di espressione, cercando di ritrovare in un altro i palpiti che le linee sulla sua fronte erano in grado di farci provare.

Con Luke Perry muoiono i sogni di leggerezza di quella generazione. Se ne va l’illusione di poter correre su Rodeo Drive sedute al posto del passeggero accanto a lui. Sparisce il ricordo stesso della nostra adolescenza.
La scomparsa del nostro Dylan corrisponde alla scomparsa della nostra adolescenza. Dell’illusione di poter continuare, seppur ormai quarantenni, a reiterarla all’infinito. Ci fa sentire, come succederà agli altri membri del cast (ormai ufficialmente pronti ad una reunion), come costretti a tornare in scena con un pezzo mancante di noi. Quello della nostra leggerezza. Quella che ci permetteva ancora di sognare di vivere a Beverly Hills 90210.

di Joana Fresu de Azevedo