Due settimane fa sono stati annunciati i vincitori della Berlinale Shorts 2019 dove ben 24 cortometraggi – molto eterogenei tra loro sia nel genere che nella provenienza – si sono contesi gli ambiti premi della giuria (Berlinale Shorts International Jury), quest’anno rappresentata da tre filmmaker e artisti che vantano un’esperienza lavorativa di rilievo, ormai familiare al formato del cortometraggio: Jeffrey Bowers (USA), storico curatore di Vimeo nonché programmatore di film e cortometraggi per importanti festival statunitensi; Vanja Kaludjercic (Croazia), curatrice e direttrice di festival europei, numerosi anche i rapporti che intrattiene con società di distribuzione e produzione cinematografica; Koyo Kouoh (Senegal), fondatrice e direttrice artistica di RAW Material Company in Senegal e curatrice responsabile di numerosi ed eterogenei progetti internazionali

L’Orso d’Oro per il Miglior Cortometraggio è andato al tedesco Umbra di Florian Fischer e Johannes Krell, una riflessione cinematografica sulla presenza e assenza di cose, un dialogo visuale tra rari e comuni fenomeni ottici che accadono da millenni in natura. Tra luci brillanti che creano effimere sculture e le ombre o i riflessi creati dal sole sulla superficie dell’acqua, tanti i fenomeni che si ritrovano tutti uniti da un’intangibile e fuggevole presenza: nella loro immaterialità e fragilità questi fenomeni non sono altro che i precursori dell’immagine cinematografica.

Umbra - Johannes Krell, Florian Fischer.jpg
Umbra (Germania, 2018) vince l’Orso d’Oro al miglior cortometraggio

L’Orso d’Argento è stato assegnato a Blue Boy di Manuel Abramovich, un coraggioso e inaspettato documentario che ci racconta chi sono oggi i giovani sex workers del Blue Boy Bar di Berlino – da quarant’anni frequentato da giovani uomini di tutto il mondo – che per la prima volta accettano di stare davanti alla telecamera per raccontarsi e per raccontare il proprio lavoro con onestà e consapevolezza. I loro occhi sono lo specchio della nostra società.

Blue Boy - Manuel Abramovich and the Creative Producer Bogdan Georgescu.jpg
L’Orso d’Argento va a Blue Boy (Germania, 2018)

L’Audi Short Film Award di euro 20.000 è andato, invece, al brasiliano Rise di Bárbara Wagner e Benjamin de Burca, che racconta di un gruppo di giovani black artists caraibici, immigrati di prima e seconda generazione, nell’atto di prendere coscienza delle proprie capacità personali e professionali attraverso un improvvisato attacco di teatro e di poesia nella metropolitana di Toronto. Un documentario vitale e sperimentale ricco di ritmo, testo e danza come forme di un lavoro creativo.
La menzione speciale della Giuria è stata poi assegnata ad Omarska di Varun Sasindran, il documentario che ripercorre la tragica vicenda del campo di concentramento di Omarska: teatro del massacro di Prijedor nel nord della Bosnia ed Herzegovina, avvenuto per mano dei serbo-bosniaci durante la guerra bosniaca del 1992.
E da ultimo, ma non per importanza, siamo felici di ricordare che sarà il bellissimo Suc de Síndria (Watermelon Juice), scritto e diretto da Irene Moray, il cortometraggio prescelto della Berlinale candidato a concorrere per gli European Film Awards 2019, sperando che la sua eleganza narrativa ed emotiva sappia convincere e conquistare l’Europa così come ha fatto con noi fin dal primo minuto.

di Jessica Milardo