Provengo da una famiglia che storicamente era per metà repubblicana e per l’altra metà socialista. Tutti mangiapreti. I miei bisnonni erano giocatori di marafone (un tresette con briscola che si gioca in Romagna). Per giocarlo occorre essere in quattro, due erano i bisnonni, il terzo era un vecchio anarchico e il quarto era il prete della loro parrocchia. Pubblicamente non si potevano vedere ma tutte le ideologie scomparivano al tavolino di fronte alla carte e ad un fiasco di vino. Se per un sacerdote il vino è sacro, non di meno lo era anche per i miei bisnonni. Mio padre mi raccontava che quando era bambino a volte lo portavano con loro, gli comperavano una gazzosa e lui stava seduto a guardarli giocare e li sentiva commentare: ste pritazz l’è sempar caric a palla (questo pretaccio è sempre carico a palla); me inveci an veg un prit intla neva (io invece non vedo un prete nella neve); al chèrt agli é cme la mama, al vò sampar bèn a e fiol piò stopid (le carte sono come la mamma, vogliono sempre bene al figlio più stupido); e capess la mité d’un c’un capess gnint (capisce la metà di uno che non capisce niente); l’è cumpagn d’una furzèna pre brod (è come una forchetta per il brodo); l’ha piò cul che anma (ha più culo che anima); l’è mei avè e cul sèn sotta i calzoun rot c’ne i calzoun sèn sora a e… (è meglio avere il culo sano sotto i calzoni rotti che i calzoni sani sopra al…) e lì si fermavano e rivolti a mio padre dicevano e te babì serat agli ureci (e tu bambino chiuditi le orecchie), e il prete girandosi verso di lui gli sorrideva dicendo: non ti preoccupare mi vogliono bene.

Data questa premessa come non iniziare da Don Camillo.

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Fernandel e Gino Cervi sono Don Camillo e Peppone

Tutti, o quasi, lo conosciamo. Don Camillo Tarocci, questo è il suo nome completo, non è certo un povero pretino di campagna appena uscito dal seminario. Lui è un prete da combattimento, un ragazzo del ’99, nel senso del 1899, con le manone grosse e una forza in grado di stendere un bue con un diretto, alla quale fa spesso ricorso per risolvere le questioni col suo avversario-amico Peppone, ossia Giuseppe Bottazzi, anche lui del ’99 e anche lui fantaccino nella prima guerra mondiale, ora sindaco comunista del paesino emiliano sulle rive del Po nel quale si svolgono le vicende. Don Camillo parla direttamente col Gesù crocefisso dell’altare, che gli risponde, dandogli ovviamente saggi consigli per risolvere ogni situazione, che lui però segue a modo suo. Peppone invece parla con gli organi del partito seguendo, anche lui a modo suo, le direttive di Mosca. I due personaggi sono tratti dai racconti di Guareschi. Tra gli anni Cinquanta e Ottanta sono stati girati sette film con loro protagonisti: Don Camillo (1952) e Il ritorno di Don Camillo (1953) di Julien Duvivier; Don Camillo e l’onorevole Peppone (1955) e Don Camillo monsignore… ma non troppo (1961) di Carmine Gallone; Il compagno don Camillo (1965) di Luigi Comencini. Questi cinque con Fernandel nel ruolo di Don Camillo e Gino Cervi in quello di Peppone. Ho iniziato a vederli da bambino e non ho ancora smesso, perché quando mi capita di imbattermi in canali televisivi che li trasmettono non riesco a cambiare. Il sesto film, Don Camillo e i giovani d’oggi, non venne terminato a causa della malattia che portò alla morte Fernandel. Il film è stato poi realizzato nel 1972 da Mario Comencini, con Gastone Moschin nella parte di Don Camillo e Lionel Stander in quella di Peppone. Nel 1983 è stato infine girato il remake Don Camillo, interpretato da Terence Hill e Colin Blakely come Peppone. Purtroppo questi ultimi due film non sono paragonabili con il successo che ebbero i primi, vuoi per la bravura e la simpatia della coppia Fernandel-Cervi e non secondariamente perché rappresentavano, in piccolo, le due anime più popolari della vita politico-sociale, non solo italiana, nei primi anni dell’immediato dopoguerra, in un mondo diviso in due blocchi politici e ideologici contrapposti. I primi due film in Italia però furono oggetto di polemiche e pesanti censure da parte del mondo politico e della Chiesa Cattolica, che sollevarono anche le proteste di Guareschi con sceneggiatori e registi che tagliarono e modificarono molte scene, anche come forma di autocensura. Questi contrasti portarono alla realizzazione di due versioni distinte, una per l’Italia, più addolcita, e una per la Francia, più sanguigna e polemica tra i due personaggi.

Nel corso degli anni, i sacerdoti sono apparsi in molti modi sul grande schermo: figure carismatiche, uomini in crisi di fede, inquisitori, esorcisti, eroi, vili, martiri, libertini investigatori, pedofili. Così ho deciso di raccontarli un po’ raccogliendoli per categorie. Non parlo volutamente di film biografici come Jerzy Popielusko, Maximilian Kolbe, Pino Puglisi, Oscar Romero per citarne alcuni.

FIGURE CARISMATICHE, EROICHE, DEBOLI E PERDENTI

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Aldo Fabrizi in Roma città aperta (Roberto Rossellini, 1945)

Il cinema ci ha proposto figure carismatiche di sacerdoti come quella di Don Pietro Pellegrini (Aldo Fabrizi) in Roma città aperta (Roberto Rossellini, 1945), che aiuta la Resistenza e per questo viene arrestato e fucilato. Sa bene, come dice a un suo confratello in punto di morte, che non è difficile morire bene; difficile è vivere bene.

Figure eroiche come quella di Padre Matthew Doonan (Spencer Tracy), in Il diavolo alle 4 (Mervyn LeRoy, 1961), classico film da oratorio, che con l’aiuto di tre eroici ergastolani e con sprezzo del pericolo, superando sabbie mobili, fiumi di lava bollente, attraversamento di baratri su ponti pericolanti, a costo della loro vita riescono a salvare tutti i bambini tranne uno, uno almeno assieme a loro deve morire, ce lo chiede Hollywood.

I sacerdoti sono invece pavidi e inadeguati in Sciuscià (De Sica 1946), indifferenti e colpevoli col loro silenzio di fronte alle sofferenze dei detenuti in un carcere.
Figure perdenti, come quella del curato di Ambricourt, un giovane sacerdote (Claude Laydu) nel Diario di un curato di campagna (Robert Bresson, 1951) al suo primo incarico nella parrocchia di un piccolo paese francese che, nonostante il suo impegno totale, anche a scapito della salute, non riesce a vincere l’ostilità dei paesani.
Sacerdoti costretti alla resa, come Don Giuseppe (Mimmo Borrelli), L’equilibrio (Vincenzo Marra, 2017), che abbandonato dai parrocchiani e dalla Curia nella sua lotta contro la malavita che governa con la violenza il paese del napoletano in cui si è trasferito, alla fine non trova altra soluzione che quella della resa e del compromesso.

ESORCISTI

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Jason Miller è padre Damien Karras in L’esorcista (William Friedkin, 1973)

Tra i preti più famosi del cinema ci sono gli esorcisti. Primi fra tutti padre Damien Karras (Jason Miller), un giovane gesuita greco-cattolico, che fa da assistente a Padre Lankester Merrin (Max von Sydow), esorcista esperto, per liberare la ragazzina Regan (Linda Blair), posseduta dal demone Pazuzu ne L’Esorcista (William Friedkin, 1973). In un crescendo rossiniano che va da rumori sospetti, movimenti di oggetti, odori nauseanti, freddo, comportamenti strampalati, fissazioni e paranoie soprattutto quelle sessuali, forza sovrumana, urla, levitazione, contorsionismi, lingue sconosciute parlate con nonchalance con voce cavernosa, fino a fiotti di vomito verde, faranno una brutta fine entrambi. Merrin sarà stroncato da un infarto nella lotta contro il demone, mentre Karras si ucciderà gettandosi dalla finestra dopo essere stato posseduto dal demone al quale aveva ordinato di traslocare dal corpo della ragazza al suo. Ma siamo sicuri che morirà?

Grande successo di pubblico e critica e due seguiti, L’esorcista II – L’eretico (John Boorman, 1977) e L’esorcista III (William Peter Blatty, 1990). Il protagonista è sempre il demone Pazuzu che infesta la Terra, mentre cambiano gli esorcisti. Nel primo film Padre Philip Lamont (Richard Burton) riesce a strappare il cuore di pietra di Regan, ancora posseduta, e a liberare finalmente per sempre la poveretta dal male. Nel secondo Padre Morning (Nicol Williamson), armato di tutto punto di libro, croce, aspersorio e acqua santa ci rimette le penne nell’esorcismo ma riesce a liberare il redivivo padre Karras, che non era morto, dal solito perfido Pazuzu, rendendo alla terra le spoglie mortali, finalmente in pace, del sacerdote nato nel 1935, sepolto nel 1957, morto nel 1975.
Questi i capostipiti che hanno dato la stura a una sequela di film sull’argomento che non dà segni di cedimento, L’esorcismo di Emily Rose (Scott Derrickson, 2005), Requiem (Hans-Christian Schmid, 2006), L’ultimo esorcismo (Daniel Stamm, 2010), Il rito (Mikael Håfström 2011), L’altra faccia del diavolo (William Brent Bell, 2012), Liberaci dal male (Scott Derrickson, 2014). Da non dimenticare le versioni comiche L’Esorciccio (Ciccio Ingrassia, 1975) e Riposseduta (Bob Logan, 1990).

PRETI IN CRISI

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I preti nel cinema vanno anche in crisi per vari motivi.

Il povero Don Giuseppe (Alberto Sordi), Contestazione generale (Luigi Zampa 1970), perché è molto triste, solo e povero. Quando il vescovo gli comunica che la sua parrocchia verrà soppressa e gli domanda cosa voglia in cambio, lui chiede di essere trasferito in una grande città e di potersi creare una famiglia per non essere più solo, come ha potuto fare un sacerdote protestante che ha conosciuto.
Altri sono i problemi di don Giulio di La messa è finita (Nanni Moretti, 1985). Rientrato a Roma dopo anni di missione, trova una realtà ben diversa da quella che aveva lasciato, fatta di relazioni superficiali, di solitudine, di eccessi, di famiglie in crisi, di giovani privati della speranza di cambiare le cose. Una realtà in cui non trova più spazio né certezze e fede. Così decide di ritornare in missione.
Anche il don Carlo di Io, loro e Lara (Carlo Verdone, 2010) per gli stessi motivi ritornerà alla più rassicurante missione, povera ma più ricca di umanità.

Non solo i preti vanno in crisi ma anche il Papa. E’ il cardinale Melville in Habemus Papam (Nanni Moretti, 2011), che al momento della proclamazione alla folla dei fedeli riuniti in Piazza San Pietro, ha un violento attacco di panico e fugge via nello sconcerto generale. Dopo varie ed inutili sedute analitiche alle quali viene sottoposto, si presenta finalmente al mondo. Nel discorso ai fedeli, il pontefice dichiara di non avere la forza e di non essere in grado di guidare la Chiesa e fugge via nuovamente, lasciando la Chiesa senza guida.

PRETI LIBERTINI

imagesAlcuni sacerdoti come Don Mario (Marcello Mastroianni), La moglie del prete (Dino Risi, 1970), non hanno una fede così convinta e forte di fronte a certe tentazioni, soprattutto se portate da Valeria (Sofia Loren) che non fatica troppo a far breccia nella sua resistenza, piuttosto blanda (peraltro alquanto giustificata). L’uomo non è di legno e lui è tutt’altro che un sant’Antonio in grado di resistere alle tentazioni, così chiede di poter lasciare la Chiesa, ma non gli viene concesso. Al contrario riceve una nomina a monsignore. Così sottomesso alla volontà della Chiesa propone a Valeria di prendere un appartamentino di fronte al suo ed avere pazienza.

Stessa cosa succede a Don Lorenzo in Ex (Fausto Brizzi, 2009) quando rincontra Elisa, un suo amore giovanile, che è in procinto di sposarsi nella sua chiesa. I due tornano a frequentarsi e scoprono di essere ancora innamorati, così lei lascerà il fidanzato, e lui la veste talare. E vissero tutti felici e contenti.

 Altri sacerdoti invece sono libertini inveterati come il monsignore (Alberto Sordi) che a causa di un blackout rimane chiuso con un’avvenente ragazza (Stefania Sandrelli) nell’ascensore del palazzo dove abita la sua amante, Quelle strane occasioni nell’episodio L’ascensore (Luigi Comencini, 1976). Approfittando della situazione il prelato con manovre sempre più avvolgenti circuisce la ragazza che alla fine cede alle avances. Sbloccato l’ascensore, il sacerdote, con un ipocrita dissertazione sul libero arbitrio, spiegherà alla ragazza, che non è accaduto nulla di cui possano sentirsi in colpa e, con faccia di bronzo, salirà dalla sua amichetta.

MISSIONARI

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Jeremy Irons in Mission (Roland Joffé, 1986)

Padre Francis Chilsom (Gregory Peck) in Le chiavi del Paradiso (John M. Stahl, 1944) è un sacerdote che trascorre quarant’anni in Cina come missionario. Grazie alla riconoscenza di un mandarino al quale ha salvato la figlia costruisce la sua missione riuscendo a farla prosperare. Un successone che lanciò Gregory Peck al ruolo di star.

Padre Gabriel (Jeremy Irons) in Mission (Roland Joffé, 1986) gesuita, pacifista non teme gli indios Guaranì della foresta amazzonica, che riesce ad avvicinare grazie al suono del suo oboe e soprattutto alla splendida musica di Ennio Morricone. Deve temere invece i suoi compatrioti colonizzatori e il cardinale Luis Altamirano, inviato pontificio, che ordina ai religiosi ed ai nativi di abbandonare le loro terre in favore dei latifondisti europei. Nessuno lo farà e verranno massacrati.
Stessa fine toccherà ai sette monaci trappisti dell’abbazia di Nostra Signora dell’Atlante di Tibhirine in Algeria, Uomini di Dio (Xavier Beauvois, 2010), con la differenza che questa non è una finzione ma la trasposizione cinematografica di un evento realmente accaduto. I monaci furono assassinati nel 1996 da un gruppo armato della Jihad islamica.

INVESTIGATORI

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Sean Connery è Guglielmo da Baskerville in Il nome della rosa (Jean-Jacque Annaud, 1986)

Guglielmo da Baskerville (Sean Connery) ne Il nome della rosa (Jean-Jacques Annaud 1986) è un frate francescano del XIV secolo di circa cinquant’anni, con un passato da inquisitore. Coadiuvato dal novizio Adso da Melk viene incaricato dall’abate benedettino di investigare sulla morte di un monaco avvenuta nell’abbazia. Guglielmo è estremamente curioso, esperto nei più vari campi del sapere, il suo modo di ragionare riflette il pensiero di Ruggero Bacone e di Guglielmo di Occam che unito a deduzioni degne di Sherlock Holmes, pur non usando una lente ma inforcando oculi de vitro cum capsula fra lo stupore dei monaci, gli permetteranno di risolvere il caso.

Guglielmo da Baskerville è un’eccezione in quanto la figura del sacerdote investigatore è prettamente televisiva, basti ricordare padre Brown, che collabora spesso con la polizia riuscendo a risolvere misteri prima dei comuni detective. In Italia è stato interpretato da Renato Rascel nella miniserie televisiva I racconti di padre Brown. Don Matteo (Terence Hill), il parroco detective di Gubbio dell’omonima serie TV. Padre Tobia (Silvano Tranquilli) che con l’aiuto dei ragazzi della parrocchia e del suo sacrestano Giacinto risolve una serie di gialli nella serie I ragazzi di padre Tobia in onda tra il 1968 e il 1973. Monsignor Simon Castell (Francis Fulton-Smith) Le indagini di padre Castell, una serie televisiva tedesca, è un gesuita inviato del Vaticano per contribuire alla risoluzione di speciali casi criminali che coinvolgono esponenti della Chiesa. Il giovane e bel reverendone Sidney Chambers (James Norton) che in Grantchester, una serie televisiva inglese, inizia ad investigare affiancando l’ispettore di polizia Geordie Keating quando uno dei suoi parrocchiani muore in circostanze sospette.

IL PRETE E IL POTERE

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Il potente Cardinale Rivarola, realmente esistito, impersonato da Ugo Tognazzi in Nell’anno del Signore (Luigi Magni, 1969), insensibile alle suppliche e alle argomentazioni del frate (Alberto Sordi), venuto ad intercedere in favore di due carbonari condannati a morte dallo Stato Pontificio, ne conferma ugualmente l’esecuzione anche se non avranno il perdono eterno in quanto non si sono pentiti. L’esercizio del potere è riassunto in questo dialogo:

Cardinale/TognazziNoi siamo sempre dalla parte giusta.
Frate/SordiPure quando sbagliamo?
Cardinale/Tognazzi Soprattutto quando sbagliamo, è facile stare dalla parte giusta quando si ha ragione.
Frate/Sordi Che è un dogma eminenza?
Cardinale/Tognazzi No fratello, è la tragedia di chi ha il potere.

Don Gaetano (Marcello Mastroianni) è un prete astuto, calcolatore, molto potente politicamente e assetato di potere. E’ l’officiante, invasato fustigatore, dell’eremo-albergo Zafer, dove sottopone a riti degni del marchese De Sade capi politici, banchieri, grandi industriali tutti appartenenti alla Democrazia Cristiana, il partito di governo, qui riuniti, per espiare i loro peccati, Todo Modo (Elio Petri 1976). Poca pratica spirituale e continui litigi violenti, portano a una serie di misteriosi delitti, che eliminano, uno alla volta, i personaggi di primo piano del partito. Siamo i morti che seppelliamo altri morti scrive Leonardo Sciascia (autore del libro), con una lucida anticipazione di quanto sarebbe accaduto qualche anno più avanti.

Monsignor Desmond Spellacy (Robert De Niro) L’assoluzione (Ulu Grosbard, 1981), è ambizioso, ama il potere e non si fa scrupoli ad usarlo. Per assicurare il benessere materiale dell’Arcidiocesi non disdegna di accettare le offerte di ambigui imprenditori dalla vita e dalle attività poco chiare, che risultano invischiati nell’omicidio di una prostituta. Le indagini sono affidate a Tom Spellacy (Robert Duvall), un poliziotto duro e spregiudicato, fratello di Desmond. La risoluzione del caso solleva uno scandalo che segna la fine delle ambizioni di carriera del fratello religioso, che però ritrova la dimensione spirituale del suo ministero.

INQUISITORI

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Una scena da La passion de Jeanne d’Arc (Carl Theodor Dreyer, 1928)

Passiamo ai cattivi. E qui purtroppo occorre parlare di personaggi realmente esistiti e di fatti realmente accaduti.

Il primo dei pessimi è il vescovo Cauchon. Forte sostenitore degli interessi inglesi in Francia, presiede il tribunale ecclesiastico che deve condannare una contadina analfabeta di diciannove anni, Jeanne d’Arc (Renée Falconetti) La passion de Jeanne d’Arc (Carl Theodor Dreyer, 1928), che combatte sola con la sua fede, una battaglia impari contro scaltri e smaliziati prelati. La loro strategia è di farle ammettere di essere in stato di grazia per diretta rivelazione divina, una bestemmia punibile con la morte. Solo un’abiura potrà risparmiarle la vita. Sappiamo tutti come finirà. Il film è un capolavoro di emozioni, fatto di primi e primissimi piani di Jean e dei suoi terribili accusatori. Per la cronaca Cauchon fu scomunicato postumo in seguito al ribaltamento del verdetto.

Altra storia realmente accaduta ci viene mostrata ne I diavoli (Ken Russell, 1971). All’ordine del cardinale Richelieu di abbattere le mura della città di Loudun, simbolo della convivenza religiosa di cattolici e ugonotti si oppone l’abate Grandier (Oliver Reed), uomo carismatico e affascinante che non disdegna i piaceri carnali consumati con molte delle sue penitenti. Per sbarazzarsene il cardinale sfrutta le accuse di madre Jeanne des Anges (Vanessa Redgrave), superiora delle Orsoline ossessionata da desideri erotici verso Grandier ma da lui rifiutata, di aver usato pratiche demoniache per entrare in convento e di aver abusato di lei e di altre monache. Nessuno crede alle accuse, ma viene deciso di sfruttarle per liberarsi di Grandier. Torturato, processato, ritenuto colpevole di stregoneria, oscenità, blasfemia e sacrilegio Grandier viene condannato al rogo e arso mentre le mura di Loudun vengono abbattute.
Il film presentato alla mostra di Venezia del 1971 suscitò un putiferio. Venne accusato di volgarità, blasfemia, faziosità e mistificazione. Il Centro Cattolico per lo spettacolo chiese il licenziamento di Gianluigi Rondi direttore del Festival. Giovanni Raboni, critico del quotidiano cattolico Avvenire, venne licenziato per aver parlato positivamente del film nella sua recensione. Le pellicole vennero sequestrate in tutto il territorio nazionale. Successivamente all’intervento della Corte di Cassazione, con una sentenza di definitiva assoluzione, il film ritornò nelle sale ma mutilato di molte scene.

Da non dimenticare è Giordano Bruno (Giuliano Montaldo, 1973) vittima del potere, combattuto tra salvare la propria vita e la volontà di cambiare un sistema oppressivo e oscurantista che considerava eretica e blasfema la distinzione fra fede e scienza. Le due anime della Chiesa sono rappresentate dai cardinali Giulio Antonio Santori, favorevole alla linea dura che esige una condanna al rogo e il cardinale Bellarmino, che propende per un atteggiamento più morbido, che tenga conto della statura intellettuale e culturale dell’imputato e lo induca all’abiura. Di fronte a questa spaccatura, l’indecisione di Papa Clemente VIII si rivela fatale. Da ricordare un grande Gian Maria Volonté.

Diceva Miguel de Cervantes: diffida del bue davanti, della mula dietro, del monaco da tutte le parti.
Un monaco di cui diffidare è Lorenzo Casamares (Javier Bardem), L’ultimo inquisitore (Miloš Forman, 2006), astuto, enigmatico, viscido membro dell’Inquisizione spagnola. A lui chiede aiuto Francisco Goya per la liberazione della sua musa ispiratrice, arrestata con la falsa accusa di giudaismo. Casamares, invece, userà il suo potere e la sua influenza per abusare dell’innocente e indifesa ragazza. Feroce sostenitore della veridicità delle confessioni ottenute sotto tortura della corda, Casamares, sottoposto con astuzia alla stessa prova dal padre della ragazza, ammetterà qualunque cosa, firmando documenti altamente compromettenti per lui, che lo costringeranno a lasciare la Spagna. Vi farà ritorno anni dopo al seguito di Napoleone e con la medesima violenza metterà sotto accusa la stessa chiesa alla quale apparteneva.

PEDOFILI

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Meryl Streep e Philip Seymour in Il dubbio (John Patrick Shanley, 2008)

E purtroppo occorre parlare anche dei sacerdoti colpevoli di questo crimine. Purtroppo il fenomeno è stato, ed è, diffuso; basta guardare i titoli che hanno affrontato il tema per rendersene conto.

Angeli Ribelli (Aisling Walsh, 2003). 1939, la scuola-riformatorio irlandese di St.Jude, è gestita da preti cattolici e basata su un sistema repressivo e violento del corpo insegnante. I ragazzi sono soggetti ad ogni sorta di violenza da padre John, sadico e crudele direttore le cui violenze porteranno alla morte di un ragazzo, e alle attenzioni morbose e alle molestie di padre Mac, suo assistente. A nulla vale la confessione di un ragazzo ad un sacerdote esterno che gli raccomanda di mantenere il segreto celandolo nel più profondo del suo cuore.

La mala educación (Pedro Almodóvar, 2004) è la cattiva educazione ricevuta dai preti nelle loro scuole. I protagonisti sono due ragazzini cresciuti e innamoratisi reciprocamente tra le mura di un istituto religioso, e un sacerdote, Padre Manolo che, morbosamente attratto da uno dei due, ne tronca il rapporto cacciando l’altro per tenere il suo favorito sottomesso ai propri abusi. E’ un film a scatole cinesi che contiene tante storie. Il loro passato diviene oggetto di una sceneggiatura che vedrà ricomparire sulla scena anche il don Manolo, spretato, sposato e con figli, che segnerà la fine di uno dei due ragazzi.

Segregati in villette sulla costa cilena, una suora e quattro preti sconsacrati vivono isolati dal mondo, seguendo regole quotidiane che dovrebbero aiutarli a espiare i peccati di cui si sono macchiati, Il Club (Pablo Larrain, 2015). Ognuno di loro ha profanato la vita di altri uomini, donne e bambini. Il precario equilibrio della comunità regge fino a quando padre Lazcano, prete pedofilo costantemente seguito da un giovane sbandato che ha violato da bambino, consumato dalla sua colpa si uccide davanti a lui. Il Vaticano apre un’indagine, inviando un giovane sacerdote, padre Garcia, gesuita e psicologo, a indagare. Da quel momento tutto salta, facendo esplodere i sentimenti tenuti repressi.

Il caso Spotlight (Thomas McCarthy, 2015) racconta la storia vera di un’indagine portata avanti da una squadra di giornalisti del Boston Globe nel 2001, sugli abusi sessuali a danno di minori commessi da sacerdoti dell’Arcidiocesi cattolica di Boston. Abusi continuamente coperti dall’autorità ecclesiastica nella figura del cardinale di Boston Bernard Francis Law, al corrente dei fatti, che ha sempre coperto i casi per impedire che arrivassero alla polizia o alla stampa. Al termine del film scorre una lunga lista di luoghi in tutto il mondo, nei quali la Chiesa cattolica è stata coinvolta nella copertura degli abusi perpetrati dai suoi ministri
Per la cronaca, in seguito allo scandalo emerso il cardinale Law rassegnò le dimissioni, si trasferì a Roma venendo nominato, da Giovanni Paolo II, arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, una delle più grandi ed importanti al mondo, rimanendo vescovo e cardinale della Chiesa e figura molto influente della Santa Sede.

L’infamia non sempre si accompagna alla certezza della colpa, è il caso de Il dubbio (John Patrick Shanley, 2008). 1964, Padre Flynn (Philip Seymour), è un parroco innovatore che cerca di sostenere gli allievi più in difficoltà, in particolare l’unico studente di colore del collegio della parrocchia di St. Nicholas nel Bronx. Madre Aloysius Beauvier (Meryl Streep), è la superiora preside dell’istituto. E’ severa e rigida, temuta da tutti gli allievi. In seguito ad alcune osservazioni fattele da una consorella comincia a nutrire il dubbio che le attenzioni di Padre Flynn per il ragazzo non siano solo a fin di bene. Pur condannando Padre Flynn le resterà il dubbio.

FALSI PRETI

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Non siamo angeli (Neil Jordan, 1989)

C’è anche un filone di falsi preti.
Augusto (Broderick Crawford), Carlo (Richard Basehart) e Roberto (Franco Fabrizi), nel Bidone (Federico Fellini, 1955), sono specialisti in truffe ai danni di poveri contadini creduloni, ai quali si presentano vestiti da prelati, chiedendo ingenti somme di denaro per recitare messe in favore dei defunti. Sono talmente abili nella parte da riuscire ad imbrogliare gli ingenui fedeli che affidano a loro il denaro, confidando anche problemi e speranze, come se fossero veri sacerdoti. Purtroppo Augusto ha il cuore tenero e sarà la sua fine.

Cencio (Alberto Sordi), in Ladro lui, ladra lei (Luigi Zampa,1957), è un ladruncolo di borgata che entra e esce ripetutamente da Regina Coeli. Per un nuovo colpo si veste da sacerdote e si introduce negli uffici del Vaticano, non occorre che dica altro su cosa accade.

Ned (Robert De Niro) e Jim (Sean Penn) in Non siamo angeli (Neil Jordan, 1989) sono due galeotti evasi da un carcere che raggiungono un paesino di frontiera col Canada. Qui sono scambiati per due sacerdoti arrivati in occasione della festa della Madonna che piange. Jim si trova subito a suo agio in questa veste, si farà prete sul serio e rimarrà nel paese. Ned, invece, proseguirà la fuga, ma con Molly, una prostituta della quale si è innamorato, e la sua bambina.

Appena uscito dal carcere per buona condotta Mario Diccara (Jean-Marie Bigard), Il missionario (Roger Delattre, 2009) per sfuggire ai suoi vecchi complici si rifugia in un paesino dell’Ardèche aiutato dal fratello sacerdote, che gli procura un abito talare. Al suo arrivo viene scambiato per il nuovo parroco. Mario asseconda l’equivoco, con un comportamento moralmente ineccepibile e generoso, ottenendo l’apprezzamento dei parrocchiani, compresi il sindaco e i gendarmi, anche se a volte ricorre a metodi piuttosto rudi e spicci per risolvere le questioni.

Un discorso a parte meritano Fellini e Buñuel. Nei loro film la presenza dei religiosi, anche come figure secondarie, non è mai casuale.

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Tante le figure appartenenti al clero nei film di Federico Fellini

Un bel campionario è presente in molti dei film di Fellini. Non sono mai protagonisti, ma sempre significativi: le suore danno asilo a Gelsomina e a Zampanò ne La strada (1954); frate Giovanni che Cabiria incontra in Le notti di Cabiria (1957); preti, frati, suore alle terme e un cardinale dal quale Guido, il protagonista di 8 ½ (1963), cerca aiuto e conforto alle sue angosce ricevendo in risposta incomprensibili e inutili disquisizioni morali e teologiche, alcune frasi sul canto delle diomedee, un extra ecclesiam nulla salus e tanti saluti; l’energica suorina nana di Amarcord, (1973), l’unica capace di far scendere lo zio Teo dall’albero sul quale era salito e Don Balosa che, in confessionale, dice a Titta lo sai che San Luigi piange quando ti tocchi e Titta di rimando mo come si fa a non toccarsi quando si vede la tabaccaia con tutta quella roba che ti dice “esportazione?; un prete moderno che vuole trasporre cinematograficamente la vicenda di Cristo in un film western, ma è talmente preoccupato di stare al passo coi tempi da non si accorgersi del dramma del suo attore, depresso e debosciato, che si uccide in Toby Dammit, ultimo episodio di Tre passi nel delirio (1968). Ma anche in Roma (1972) un cardinale, alti prelati, preti, suore, frati ed eccellenze della nobiltà nera romana assistono, nel palazzo dalla principessa Domitilla, ad una dissacrante rassegna di moda ecclesiastica accompagnati dalla musica ironica di Nino Rota suonata all’organo da due monache. Sulla passerella sfilano suore con cappelli guarniti di enormi ali bianche che, alzandosi ed abbassandosi ad ogni passo, muovono l’aria e per questo sono adatti ad ambienti poco aerati; prelati in completo rosso porpora fanno evoluzioni sui loro schettini; parroci di campagna su biciclettine che indossano appositi abiti dal taglio idoneo alla pedalata; sagrestani con completi per cerimonie di prima classe che volteggiano artisticamente nell’aria i turiboli, vescovi con variazioni di paramenti liturgici e mitrie ornate di piume, strass, luci al neon, non si salva nemmeno il Papa in un completo sfavillante di luci.

Sono ateo grazie a Dio diceva Buñuel e nei suoi film compare un altro bel campionario del clero, bersaglio, insieme alla borghesia, del suo disprezzo e del rifiuto per tutto ciò che esprimono. Preti legati a carcasse putrefatte di asini Un chien andalou (1929); Papi ridotti a scheletri che continuano a vestire abiti sacri L’âge d’or (1930); l’inutilità dei principi evangelici portati da Nazarín (1958), in una realtà sociale degradata e brutale; l’impossibilità di liberarsi sia dalla borghesia che dalla Chiesa, L’angelo sterminatore (1962); un curato ipocrita e avido frequentatore di salotti borghesi degradati Diario di una cameriera (1963); fino alla fucilazione del Papa (interpretato da Buñuel stesso) ne La via lattea (1968) e al prete assassino che assolve i moribondi e poi li uccide ne Il fascino discreto della borghesia (1972).

Alla fine possiamo dire che il cinema non ha tralasciato nulla nel mostrarci le figure dei sacerdoti, raccontandoci molte storie con loro protagonisti. Ce n’è per tutti i gusti, da quelle edulcorate, macchiettistiche, caricaturali, di santini e miracoli, ad altre molto più serie, a volte crude e disturbanti, realmente accadute. Io ne ho citate alcune e a chi non ha visto quelle qui riportate: auguro buona visione a tutti.

di Silvano Santandrea