La magia del cinema sta anche nel fatto che gli interpreti di alcune pellicole sanno essere immortali nel nostro ricordo. Possono restare eternamente giovani o meravigliosamente anziani per sempre. Possono essere così legate ad uno dei personaggi storici che hanno portato sul grande schermo da renderci impossibile il non ricordarci più il volto dell’attore che lo ha portato sul grande schermo. La magia del cinema sta anche nel fatto che chi lo anima sembra diventare eterno. Ma poi arrivano delle mattine, come quella del 16 febbraio 2019, in cui ti svegli e vieni colpito dalla consapevolezza che l’inesorabilità della morte può attaccare anche le icone cinematografiche. Anche quelle a cui sei più legato. Anche quelle a cui il cinema europeo (e non solo) deve tantissimo.

Se ne è andato stamattina Bruno Ganz, stroncato a 77 anni da un carcinoma intestinale. Nato a Zurigo, ha imparato l’umiltà e il valore del duro lavoro dal padre operaio e saputo mantenere sempre vive le sue origini grazie alla madre italiana. Tra i fondatori, nel 1970, della compagnia teatrale berlinese di ispirazione brechtiana  Schaubühne am Halleschen Ufer, aveva debuttato al cinema nel 1960, ma il successo sul grande schermo arriverà nel 1977, quando  il regista tedesco Wim Wenders lo chiama ad interpretare il corniciaio Jonathan Zimmermann ne L’amico americanovolendolo nuovamente al suo fianco, nel 1987, quando gli affida la parte dell’angelo in Il cielo sopra Berlino, ruolo che lo consacrerà tra i grandi del cinema internazionale, amato da pubblico e critica.

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Bruno Ganz in Il cielo sopra Berllino, diretto da Wim Wenders.

Quel suo sorriso austero, che ha avuto il potere di dare corpo e colore alle immagini visionarie del bianco e nero di Wenders; il ballo durante l’indimenticabile scena del Pane e tulipani di Silvio Soldini, ruolo per il quale ha ottenuto, nel 2000, il David di Donatello come Miglior attore protagonista; il dialogo frenetico durante l’attesa alla stazione Centrale di Milano nell’Oggetti smarriti di Giuseppe Bertolucci, con la nostra incapacità di dimenticare quanto magistrali fossero stati lui e Mariangela Melato in quell’appassionata interpretazione; l’abilità nel riuscire a rappresentare con le sue espressioni la profondità del pensiero di Tiziano Terzani in quel La fine è il mio inizio, tratto dall’ultimo romanzo postumo dello scrittore fiorentino e portato sul grande schermo da Jo Baier; il suo riuscire a farsi rappresentante e portavoce di una delle pagine più buie e drammatiche della nostra storia, mostrando in modo impeccabile e senza fare sconti al suo personaggio la follia di Adolf Hitler in quel La Caduta – Ultima ora, diretto a Oliver Hirschbiegel, che ricevette la nomination come Miglior film straniero agli Oscar 2005; ma anche il ruolo insolito del nonno di Heidi nella trasposizione cinematografica del 2015, omaggio alla sua Svizzera e volontà di dare forma a quella che fu negli ultimi anni una crescita non solo professionale, ma anche spirituale. Questi sono solo alcuni dei ruoli che hanno reso Bruno Ganz uno dei giganti della cinematografia internazionale nei suoi oltre 50 anni di carriera. E per i quali sarà difficile dimenticare questo attore intellettuale, capace anche di un forte umorismo e di prestare la sua arte al racconto sia di profonde tragedie come di simpatiche commedie, senza disdegnare nemmeno la partecipazione ad alcune importanti produzioni televisive: è stato, nel 1995, Biagio Cavanna, scopritore e massaggiatore di Fausto Coppi ne Il grande Fausto e vestito l’abito papale nella serie The Vatican di Ridley Scott nel 2013.

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In La caduta – Ultima ora Bruno Ganz interpreta magistralmente Adolf Hitler.

A noi non resta che piangere la perdita di Bruno Ganz. Aspettando ancora una settimana prima di vedere compiuta la magia del cinema: quella che ce lo riporterà in vita e ci permetterà di rivederlo sul grande schermo ancora una volta, ironia dell’effimera sorte, nel ruolo di un moderno Virgilio incaricato di accompagnare un serial killer nell’aldilà in La casa di Jack, ultimo lavoro di Lars von Trier. Poi tornerà ad essere il nostro angelo sopra Berlino. Per sempre.

di Joana Fresu de Azevedo