Parigi, 1988.

Ute Lemper, giovane e già straordinaria interprete, riceve il premio francese Moliére per la sua esibizione al Cabaret di Parigi. Ute ha 25 anni ed è cantante, attrice, ballerina; è già un’artista preparatissima. Marlene Dietrich è una disillusa e quasi novantenne gloria del cinema mondiale in volontario esilio a Parigi. Anche Ute Lemper è scappata dalla natia Germania, riparando a New York, portando sulle spalle il peso di un popolo, il suo, che qualche decennio prima, durante la seconda guerra mondiale, aveva ideato, organizzato e portato a termine l’orrida soluzione finale.

Nonostante diverse generazioni le dividano, Ute e Marlene si incontrano.

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Ute Lemper dedica il suo Rendezvous with Marlene all’attrice Marlene Dietrich

Il rendezvous, l’appuntamento, avviene telefonicamente dopo una cartolina che la Lemper aveva inviato all’attrice scusandosi perché i giornali avevano osato paragonarla a lei. Ma Marlene intuisce evidentemente le intenzioni e il genio della giovane artista e, come narra la stessa Ute, inizia a raccontarle la sua vita, i suoi amori, i suoi successi, come in un film: dagli anni in bianco e nero del cabaret di Berlino alle favolose collaborazioni con Burt Bacharach.

Da queste tre ore di dialogo telefonico nasce uno spettacolo nel quale la Lemper domina la scena con la sua vocalità profonda e il suo carisma scenico, sino al finale, quando, salutando, al sommesso grido Thank you, Marlene! lancia un  bacio verso il cielo.

In scena al Teatro Bonci di Cesena il 3 febbraio scorso con il progetto Rendezvous with Marlene e accompagnata da quattro musicisti (un pianista, un violoncellista, un batterista e un violinista), porta avanti in tutta Europa lo spettacolo suddiviso in due tempi: il primo indossando un lungo abito nero e il secondo in un lungo abito bianco; sul palco, insieme a lei e ai musicisti, una poltrona (quella immaginaria sulla quale Marlene sarà stata accomodata durante il rendezvous), qualche bottiglia vuota sul pavimento (sappiamo che Marlene non disdegnava i brindisi, da disincantata donna di mondo qual era) e un boa di piume rosso, caratteristico non solo dell’outfit di Marlene-Lola, ma anche di un’epoca e di un mondo che non c’è più. E che Ute Lemper preserva dall’oblio.

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Al Teatro Bonci di Cesena, Ute Lemper è Marlene Dietrich in Rendezvous with Marlene

Ecco una dopo l’altra le canzoni care alla Dietrich, da Lola di Friedrich Hollaender a Lili Marleen di Norbert Schulze e Hans Leip, un brano capace di conquistare il cuore dei soldati di tutti gli eserciti al fronte durante la seconda guerra mondiale, Black Market e Falling in love again ancora di Hollaender e tante altre arie più o meno note, ma sempre estremamente pregnanti.

È risaputo l’impegno della Lemper a non lasciare che la storia tragica della “sua” Germania venga dimenticata e con questo proposito sta portando contestualmente in giro per l’Europa un altro progetto: Songs for eternity, una collezione di straordinario valore documentale, oltre che artistico, di musica e canzoni dei musicisti ebrei sacrificati nei campi di concentramento. Per questo lavoro di raccolta si è avvalsa anche della ricerca del musicista italiano Lotoro. La Lemper dice di sé:

Sono sposata con un ebreo, vivo a New York da 20 anni e sono eternamente sensibile e torturata dalla storia dell’Olocausto. È mia responsabilità e massimo desiderio etico il poter onorare la cultura del popolo ebraico e stimolare il dialogo sul terribile passato. Questa è una missione che ho adottato già nel 1987…

Speriamo allora di poter prestissimo assistere anche a questo progetto.

di Daniela Montanari