Nell’America segregazionista, nel 1936 un impiegato di Harlem, Victor H. Green, diede alle stampe una guida, The Negro Motorist Green-Book, nella quale aveva mappato tutti gli itinerari percorribili, le stazioni di benzina, i diner e gli hotel che avrebbero prestato servizio agli afroamericani nel profondo sud razzista degli Stati Uniti. Una pubblicazione, riveduta e aggiornata di anno in anno, proseguita fino al 1966. Nel 1962, il noto pianista afroamericano Don Shirley ottiene dalla propria casa discografica di poter fare un tour di otto settimane negli Stati in cui la segregazione era più radicale. Per accompagnarlo in questo arduo viaggio gli viene affiancato l’italoamericano Frank Anthony Vallelonga, buttafuori del Copacabana di New York, noto anche come Tony Lip per la sua impagabile capacità di uscire dalle situazioni anche tra le più difficili grazie allle sue doti oratorie (spesso a suon di cazzotti). Quel viaggio, fatto studiando le tappe proprio in base ai consigli della guida Green Book, segnerà l’inizio di una profonda amicizia, che legherà il pianista e il suo autista fino alla loro morte, avvenuta a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro nel 2013.

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La copertina di The Negro Motorist Green-Book

Questa la storia vera, raccontata da Nick Vallelonga, figlio di Tony, nella sceneggiatura del film Green Book, scritta insieme al collega Brian Hayes Currie e al regista Peter Farrelly. Chiamati ad impersonare i protagonisti di questa vicenda, Viggo Mortensen veste i panni (enormemente imbolsiti rispetto a quelli che siamo abituati a vedergli addosso) di Tony Villalonga e Mahershala Ali quelli del perennemente elegante pianista Don Shirley. Presentato in anteprima al Toronto International Film Festival 2018, dove ha ottenuto il Premio del Pubblico, e dopo aver già ricevuto prestigiosi premi internazionali ai Golden Globes (tra cui Miglior Film Commedia/Musicale e Miglior Sceneggiatura) e ai BAFTA (come quello a Miglior Attore Non Protagonista per Mahersala Ali), il film ambisce, a ragione, ad ottenere anche diverse statuette Oscar durante la cerimonia che l’Academy svolgerà a Los Angeles domenica 24 febbraio.

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Viggo Mortensen e Mahershala Ali in una scena dal film Green Book (di Peter Farrelly)

Green Book è un frenetico roadmovie, con brani divenuti caposaldo della cultura musicale blues e soul americana (dall’autoradio di Tony ascoltiamo le voci di Aretha Franklin, Sam Cook, Chuck Berry, Little Richard) e le sapienti note al piano di Don Shirley a fargli da colonna sonora; i piani dell’Arizona e i campi di cotone del Tennesse come viva scenografia, spazio che si fa contesto narrativo, che i due protagonisti attraversano nel lungo viaggio di costruzione della loro amicizia. Il Green book sempre sul sedile accanto a Tony, costretto a doverlo consultare sempre più spesso alla ricerca di quelle squallide soluzioni alberghiere in cui il suo cliente è obbligato ad alloggiare a causa delle terribili regole segregazioniste.

Due mondi completamente diversi quelli di Tony e Don, legati però da un comune pregiudizio sociale e entrambi accomunati da un iniziale razzismo reciproco.  Il primo, stanco della spocchia borghese esibita dal pianista, abituato a trattare (ed evitare diplomaticamente) con alcuni tra i principali boss della mafia italoamericana di New York e ad evitare le loro proposte per qualche redditizio lavoretto, in una toccante scena del film fa esplodere la sua rabbia di vedersi trattato con superficialità, lascia il volante (costante e fastidiosa la richiesta di mani sul volante alle 10 e 10 con cui il personaggio viene riportato all’ordine durante momenti di distrazione mentre guida), e dice a Don: Sono nato e ho vissuto tutta la mia vita nel mio quartiere. Mi spacco la schiena per portare a casa i soldi con cui mantenere la mia famiglia. Ne so io più di come vive la tua gente di te. Dal canto suo, Shirley vive una lotta interiore tra le sue diverse anime (Non sono mai abbastanza nero, abbastanza bianco, abbastanza uomo. Dimmelo tu cosa sono, Tony), vivendo da una parte con un profondo senso di colpa il suo avercela fatta, essere riuscito a fuggire da un destino di povertà grazie al magnate che gli ha permesso di iscriversi al conservatorio di Leningrado e di godere di tutti i privilegi del suo essere musicista di successo, dall’altra guardando gli altri negri dalla sua posizione di privilegiato, affacciato alle lussuose finestre del suo appartamento sopra alla Carnagie Hall, bevendo un costoso whisky.

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Mortensen e Mahershala sono candidati a Miglior Attore Protagonista e Miglior Attore Non Protagonista agli Oscar 2019 per la loro interpretazione in Green Book 

Gli orrori provocati alla società americana dal razzismo segregazionista sono palesi in ogni scena di Green Bookche non fa sconti ai ricconi che vogliono vantarsi di ospitare nei loro salotti un artista di fama mondiale come Don, ma lo invitano ad usare i bagni in giardino o gli impediscono di cenare nei loro ristoranti. Le forze dell’ordine, che vengono presentate come spietate e corrotte, pronte a garantire i diritti dell’afroamericano che hanno arrestato solo dopo l’arrivo di una telefonata illustre in sua difesa. Ma Peter Farrelly riesce sapientemente a mantenere il focus narrativo sui suoi protagonisti, sul loro modo di accettare ed affrontare la consapevolezza di quelle origini per le quali mai riusciranno veramente ad essere considerati come integrati nella società statunitense dell’epoca. Ciò che sembra interessare maggiormente sceneggiatori e regista del film è mostrare la forza dell’amicizia rispetto al pregiudizio, facendoci vedere, in un esilarante crescendo, come i due protagonisti imparino a conoscersi ed ad aiutarsi reciprocamente nel momento del bisogno. Stupende le scene in cui Shirley si offre di aiutare Villalonga a scrivere delle lettere d’amore alla moglie restata a New York, ergendosi a novello Cyrano pur non perdendo il suo aplomb quando, alla richiesta dell’amico di aggiungere un PS, gli risponde gli risponde che suonerebbe come un campanaccio alla fine della settima sinfonia di Chostakovitch.

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Mahershala Ali è il pianista afroamericano Don Shirley in Green Book

In un tempo come il nostro di diffidenza e paura del diverso, un film come Green Book ci permette, con ironia e godendo della sublime interpretazione di due attori che regalano tutta la loro bravura ai loro personaggi, di comprendere ciò che è stato il nostro passato di immigrati o anche semplicemente di ripudiare qualsiasi forma di razzismo e pregiudizio. Riempiendoci gli occhi dei verdi paesaggi della Louisiana e lasciando che il ritmo della musica ci entri nel sangue.

di Joana Fresu de Azevedo