Si preannuncia molto interessante la ricca e variegata selezione di lungometraggi e cortometraggi in concorso e non alla 69° edizione della Berlinale – targata ancora Dieter Kosslick – che ha preso avvio giovedì scorso con le cerimonie di rito e l’immancabile presentazione della giuria internazionale. Come ogni anno, il vastissimo programma del festival di Berlino non lascia spazio a malcontenti, fosse solo per l’ampia rappresentazione dei diversi generi e formati, specchio di tutto ciò che il cinema mondiale offre ma con uno sguardo particolare rivolto alla diversità e alla sperimentazione. Infatti, oltre alla sezione del Concorso e del Fuori Concorso – che da sempre attirano numerosissimi spettatori – altrettanto significative sono le sezioni collaterali su cui spiccano Panorama, Forum, Generation (con lungometraggi e cortometraggi dedicati al mondo dei giovani e dei giovanissimi), Perspektive Deutches Kino e, ancora, selezionatissime retrospettive (come quella che quest’anno omaggerà Charlotte Rampling).

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Il red carpet del Berlinale Palast (Ph. Richard Hübner)

Ancora una volta una eterogenea e pluritalentuosa giuria internazionale avrà l’arduo compito di decidere chi sarà così meritevole da aggiudicarsi l’ambito Orso d’oro e Orso d’argento alla Berlinale 2019. Sono 17 i film che quest’anno concorrono per i prestigiosi riconoscimenti della sezione Competition e i vincitori saranno annunciati durante il cerimoniale di chiusura del 16 febbraio che si svolgerà, come di consueto, nell’imponente location del Berlinale Palast.
Una giuria perfettamente bilanciata, nel genere e nelle categorie rappresentate, capeggiata dall’iconica Juliette Binoche – di certo non alla sua prima partecipazione alla kermesse berlinese – che è protagonista indiscussa di Celle que vous croyez (Who you think I am) di Safy Nebbou presentato ieri in anteprima stampa nella sezione Berlinale Special ma che avrà la sua anteprima mondiale questa sera al Zoo Palast 1. Nel difficile ruolo di Presidente di giuria sarà affiancata dal critico cinematografico e autore statunitense Justin Chang, dall’attrice tedesca Sandra Hüller, dal regista cileno Sebastiàn Lelio, dal curatore statunitense Rajendra Roy e dalla produttrice, regista e attrice britannica Trudie Styler.

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La Presidente della Giuria Internazionale: Juliette Binoche (Ph. Fred Meylan)

Juliette Binoche (Francia) – Presidente di giuria
Juliette Binoche, un’attrice dal talento insindacabile. Ha conquistato il favore e la stima di pubblico e critica grazie alla sua partecipazione in oltre 70 film grazie ai quali, nel corso della sua lunga carriera, ha ricevuto numerosi riconoscimenti e nomination nei più celebri festival di tutto il mondo, tra cui Berlino, Venezia e Cannes. Dagli inizi in Je vous salue e Marie di Jean-Luc Godard, dove viene subito celebrata come un talento emergente della cinematografia francese, ottiene il suo primo ruolo da protagonista in Rendez-vous (1985) di André Téchiné fino alla svolta internazionale con The Unbearable Lightness of Being (1988) di Philip Kaufman. Da quel momento la sua carriera, sia in Europa che negli USA, non ha vissuto battute di arresto tanto da vantare preziose e importanti collaborazioni, internazionali e non, tra cui ricordiamo quella con Leos Carax in Les amants du Pont-Neuf (The Lovers on the Bridge) che fu proiettato nella sezione Forum alla Berlinale 1992. Numerosi i prestigiosi riconoscimenti ricevuti, tra i tanti non si può non menzionare la Coppa Volpi a Venezia 1993 per il suo ruolo in Trois Couleurs: Bleu di Krzysztof Kieslowski, così come il premio César nel 1994. Nello stesso anno vince anche The Berlinale Camera. Ancora, nel 1997 riceve l’Orso d’argento, il premio BAFTA e l’Oscar per il suo ruolo in The English Patient (1996). Nel 2010 è stata premiata come Miglior Attrice al Festival di Cannes per il suo ruolo da protagonista in Copie conforme di Abbas Kiarostami. Tra i lavori più recenti, ricordiamo il suo ruolo da co-protagonista nella brillante commedia Doubles vies (Non-fiction) di Olivier Assayas che ha concorso nella sezione ufficiale alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia e da poco uscito nelle sale italiane e di tutta Europa (trovate la nostra recensione qui).

Justin Chang (USA)
Justin Chang è critico cinematografico per il Los Angeles Times dal 2016, ma esporta la sua professione di critico anche in radio, e specialmente per il programma radiofonico pubblico Fresh Air e FilmWeek. È stato capo redattore del magazine internazionale Variety ed è recente la sua nomina come miglior critico cinematografico dell’anno al Los Angeles Press Club’s National Arts and Entertainment Journalism Awards. Tra le numerose attività, è membro della National Society of Film Critics e segretario della Los Angeles Film Critics Association. Quella della Berlinale non è certo la sua prima esperienza di giurato in un film festival, ma sicuramente una delle più prestigiose; tra le altre, si ricorda la sua partecipazione a Busan, SXSW, San Francisco e Gerusalemme.

Sandra Hüller (Germany)

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L’attrice  tedesca Sandra Hüller fa parte della Giuria Internazionale (Ph. Christian Hüller)

Dopo gli studi di recitazione alla Berlin’s Ernst Busch University of Performing Arts, Sandra Huller muove i primi passi sui palcoscenici di Jena, Leipzig e Basel, ma deve attendere Requiem di Hans-Christian Schmid per il suo autentico esordio sul grande schermo che la porterà a vincere nel 2006, non soltanto l’Orso d’argento come Miglior Attrice, ma anche ulteriori riconoscimenti tedeschi e bavaresi che costellano tutta la sua carriera fino ad oggi. Infatti, risale all’anno scorso la sua rinnovata partecipazione alla Competion della Berlinale con In the Aisles di Thomas Stuber, grazie a cui ottiene nuovamente la nomination per il German Film Award.

Sébastien Lelio (Chile)
Regista cileno Lelio si fa conoscere e apprezzare dal grande pubblico e dalla critica con il suo film di debutto La Sagrada Familia, presentato al San Sebastiàn Film Festival nel 2005. I suoi due film successivi non fanno altro che confermare le sue capacità fino ad una significativa svolta per la sua carriera che arriva quando nel 2013 il film Gloria, in concorso alla Berlinale nella sezione Competion, si aggiudica – tra i vari premi – l’Orso d’argento per l’attrice protagonista Paulina García. Tuttavia, risale al 2017 la definitiva consacrazione del suo talento, quando presenta alla Berlinale Competition il pluripremiato Una mujer fantastica aggiudicandosi meritatamente l’Orso d’argento per la Miglior Sceneggiatura e il Teddy Award, continuando poi a raccogliere successi fino al tanto ambito Oscar come Miglior film straniero (senza dubbio il primo di tutta la cinematografia cilena).

Rajendra Roy (USA)

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Nella Giuria Internazionale della Berlinale2019 anche Rajendra Roy (Ph. Marc Ohrem-Leclef)

Roy è curatore per la sezione Film al MOMA di New York a partire dal 2007 e, questo prestigioso ruolo, gli ha permesso di poter partecipare alla creazione e all’organizzazione di numerose retrospettive dedicate ai grandi esponenti della cinematografia mondiale. La sua carriera vanta – tra i numerosi e diversi incarichi ricoperti – il ruolo di direttore di programmazione e direttore artistico per Hampton International Film Festival, così come l’essere stato l’unico membro americano a far parte della Commissione di selezione per la Berlinale Competition dal 2004 al 2008. Anch’egli è stato più volte membro di giurie in film festival di rilievo, tra i tanti il Sundance, SXSW e l’Academy of Motion Picture Arts and Science.

Trudie Styler (UK)
Styler muove i primi passi nel teatro fino a diventare un’attrice di spicco con la Royal Shakespeare Company che le consente successivamente di sconfinare nella televisione e nel cinema. Nel 1990 diventa produttrice e la sua attenzione si rivolge principalmente al genere del documentario che le porta indubbiamente grande fortuna: infatti, il documentario di sua produzione Moving the Mountain vince il premio della Ecumenical Jury alla Berlinale nel 1995. La sua attività di produttrice di film di successo non si arresta e numerosi, negli anni a seguire, sono i film pluripremiati targati Styler. Nel 2017 arriva, infine, il suo debutto alla regia con Freak Show che celebra la sua anteprima mondiale nella sezione Generation 14plus della Berlinale. Nonostante la sua principale attività resta quella di produttrice (ben due film della sua società di produzione saranno quest’anno proiettati alla Berlinale), continua la sua carriera di attrice sia sul palcoscenico che sullo schermo, come testimonia la sua recentissima partecipazione nella serie Netflix Maniac.

di Jessica Milardo