All’uscita della visione, alcuni spettatori condividono un pensiero: sembra un film Americano! Ed in questa frase sta la grandiosità dell’opera, dove di fianco alle caratteristiche dei grandi kolossal, si affianca una narrazione priva di orpelli ed enfasi che snaturano spesso le ricreazioni storiche made in USA.

Matteo Rovere, si avventura nella costruzione di un film epico la cui gestazione di produzione è durata oltre 14 mesi, con un budget da record. Il primo re è una delle operazioni più innovative del recente cinema italiano. 753 a.C., la genesi della città eterna. Terre di conquista e di difesa. Si lottava per la sopravvivenza, ci si avvolgeva con pelli di animale, le case erano capanne costruite con fango e paglia. Due fratelli destinati a sfidare gli dei, per i quali sono uno di loro era destinato ad essere Re.

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Tania GarribbaAlessio Lapice Alessandro Borghi in una scena da Il primo re.

Film coraggioso, con la presentazione di dialoghi asciutti in latino arcaico. Dimenticate le enfatiche frasi all’americana, le pagine patinate con tramonti romantici. Il film si nutre di natura, quella più dannatamente crudele, si anima di scontri primordiali dove non esistono regole se non quella della vita disegnata dal volere degli dei. L’ambientazione è livida, priva di bagliori, fatto salvo quella prodotta da un fuoco, che diventa l’unico bene per cui vale la pena combattere per vivere.

La storia non si pone come rievocazione della leggenda più popolare legata a due fratelli nati e cresciuti sotto l’ombra di una lupa. I fratelli sono adulti e la loro è una prova di fedeltà e di rispetto ad un’antica promessa. La vita di uno è legata indissolubilmente a quella dell’altro, sono due parti della stessa foglia. Alessandro Borghi nei panni di Remo e Alessio Lapice in quelli di Romolo. Ma gli dei non sembrano dello stesso parere e solo uno di loro dovrà prevalere. Remo lotta contro questo disegno divino che presenta ben presto una scelta a cui non si potrà sottrarre.

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Il regista Matto Rovere durante le riprese di Il primo re

Belle ambientazioni con un Tevere imponente.  Superlativo Alessandro Borghi, in una prova che rimarrà memorabile. Insostituibile l’idea dialoghi in latino, in lingua Italiana avrebbe perso gran parte del fascino. La Fotografia di Ciprì illumina una tela sporca con pennellate di fango scuro. Dall’accuratezza degli strumenti bellici e degli abiti si comprende la ricercatezza degli elementi storici più attendibili. Nonostante la brutalità e la crudezza, spicca l’amore fraterno, e l’amore della vestale (Tania Garribba) che concede il perdono a Remo, cercando in tutti i modi di salvarlo dal suo destino.

Lunga vita al Re! L’incitazione questa volta è rivolta ad un Matteo Rovere, maturo per diventare un pretendente legittimo alla guida di una nuova tendenza degna di segnare il tempo dei prossimi anni di cinema. Gli dei della settima arte sono con lui.

Voto: 8,5

di Kastel