Ash is the purest white è l’ultimo film di Jia Zhangke, che ha presentato anche al Rotterdam International Film Festival dopo più di 10 anni di assenza da questo evento. Il film narra la storia di Qiao Qiao (interpretata da Zhao Tao) e Bin (Liao Fan) entrambi facenti parte del jianghu. Il titolo originale del film in cinese sarebbe Figlie e figli del jianghu; jianghu letteralmente significa “fiumi e laghi”, in senso lato indica tutti coloro che vivono di vari espedienti, magari vivono là in zone dove c’è stata la crisi del carbone e allora, dopo aver perso il lavoro, si arrangiano come possono e si muovono per il loro lavoro underground, ovvero non proprio lecito. Però jianghu indica anche un sentimento di fratellanza e rispetto tra persone. Bin è il capo di un gruppo di jianghu e Qiao Qiao è la sua donna. A un certo punto Bin sarà vittima di un agguato Qiao Qiao per salvarlo utilizza una pistola non registrata: lei sconterà una pena di 5 anni, lui solo uno. Quando Qiao Qiao finisce di scontare i suoi anni, torna a cercare il compagno, il quale però si è già fatto un’altra vita.

A un certo punto del viaggio verso casa, dopo aver scontato la prigione e essere stata rifiutata dal precedente compagno, Qiao Qiao incontra sul treno un uomo (interpretato da Xu Zheng) e tra i due nasce una simpatia. In un primo momento, lei decide di seguirlo verso lo Xinjiang; però a un certo punto della notte, mentre lui dorme, lei scende dal treno senza nemmeno salutarlo e decide di partire nuovamente per la sua strada. Dopo un attimo di speranza, sembra che l’animo di Qiao Qiao non sia cambiato veramente. Forse ci sta dicendo che anche i cambianti della società cinese siano un modo per far rimanere l’ordine delle cose?

A dire il vero, la società cinese ha attraversato dei grandi cambiamenti negli ultimi 40 anni. Nel 1978 con la Riforma e Apertura, il cambiamento più grande riguarda i valori delle persone ed è per questo che ho scelto di parlare dei jianghu. Jianghu si basa su alcuni valori fondamentali: da un lato, le relazioni tra persone, e la sincerità che intercorre tra loro, mantenere le promesse, essere persone di onore. Questi valori che fanno parte della società tradizionale cinese sono stati respinti e rimpiazzati da nuovi valori: potere e denaro, in particolare sono gli uomini, rispetto alle donne, che vanno alla ricerca di queste cose. E molti uomini, come Bin che vanno alla ricerca di queste cose e poi si perdono. Anche il personaggio di Zhao Tao è influenzato da questi valori, ma allo stesso tempo questa donna è ancorata alla propria forza e alla fiducia in se stessa. Non guardo al passato con nostalgia, ci sono diversi punti oscuri che fanno parte della società tradizionale cinese. C’è anche qualcosa che si è perduto dal passato, le relazioni tra persone e la fiducia che si aveva l’uno per l’altra, quindi in questa storia una storia che si sviluppa in 20 anni, è una storia che mostra il cambiamento del comportamento e dei sentimenti delle persone.

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Zan Tao e Liao Fan sono gli attori protagonisti di Ash is the purest white

Kontainer16: Sempre sul treno c’è una frase che mi ha colpita, quando il personaggio di Xu Zheng risponde a un altro passeggero e dice Che importa se è un’azienda statale o privata, siamo tutti prigionieri del cosmo. Può elaborare questo punto?

Jia Zhangke: Come persone tutti facciamo i nostri sbagli, siamo su questo pianeta per punizione come prigionieri. Quindi riguarda la nostra libertà individuale. Quando Qiao Qiao incontra quest’uomo, lo vede come un’opportunità per una nuova vita, e un nuovo amore. Ma alla fine decide di lasciare questo piano e di andare a vivere da sola.

K16: Al momento il mondo cinematografico cinese sta parlando di promuovere un cinema più di qualità che di quantità. Lei in quanto di regista e direttore artistico un festival cinematografico, quanto pensa ci voglia ancora per promuovere questo cambiamento, e secondo lei il pubblico è pronto per questo nuovo tipo di cinema non-mainstream?

J.Z.: Il cinema cinese ha bisogno di una qualità migliore e ha bisogno di maggiore pluralità, perché attualmente il pubblico al cinema può solo accedere a film hollywoodiani o film che si ispirano allo stile di Hollywood. In questo contesto non c’è diversità, per questo c’è bisogno di maggiore pluralità. Al momento, il cinema indipendente in Cina non è molto popolare, non ha molto pubblico. Uno dei problemi è il rapporto tra media e film indipendenti, perché i film mainstream hanno un grande budget alle spalle e possono investire sull’attenzione dei media e promuovere i propri film. La promozione dei film è una vera e propria industria, però al tempo stesso penso che manchi una discussione più profonda di critica cinematografica. Una cosa che cerchiamo di fare con il Pingyao Film Festival è di rafforzare il rapporto tra film indipendenti e media per fare in modo che i media si interessino ai film indipendenti. Un altro problema riguarda il fatto che su internet ci sono molti film, anche indipendenti, che il pubblico potrebbe guardare, ma la scelta è talmente vasta che il pubblico non sa cosa scegliere. Quindi attraverso il festival di Pingyao, vorremmo far crescere l’appetito del pubblico per i film indipendenti.

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Il regista Jia Zhangke porta all’IFFR il suo Ash is the purest white

K16: Collegandomi al discorso di internet, lei continua a girare lungometraggi, ma anche cortometraggi. Che cosa predilige di questo secondo tipo? E pensa che in futuro, da un lato grazie all’avvento di internet, dall’altro vista la nostra capacità di concentrazione sempre più ristretta, pensa che nel mondo cinematografico vedremo sempre più cortometraggi?

J.Z.:  Mi piace molto il cortometraggio come tipologia. Penso ci siano molte cose, esperienze sentimenti che si adattano a questo tipo di narrativa, tematiche che, invece, non sono adatte a essere trattate in formato di film lungo. In soli 10 o 15 minuti si può esprimere molto. Per questo continuo a girare sia lunghi che corti. Un’altra cosa che mi piace dei cortometraggi è che sono ideali per sperimentare. Ma certo l’uno non può sostituire l’altro, molti fenomeni sociali hanno bisogno di formati più lunghi per essere esplorati più in profondità. Certo, oggigiorno con gli smartphone, alle persone piace guardare formati di video più brevi, ma non è possibile pensare di poter trattare in un corto ciò che è adatto a essere trattato in un lungometraggio. Personalmente non sono contrario al fatto che la gente guardi i film su cellulare, ma solo a condizione che il film venga prima passato al cinema. Perché penso che le nuove tecnologie abbiano anche degli aspetti negativi: chi guarda film sul telefono o computer, solitamente guarda film da solo. La bellezza del cinema, invece, è anche questo: guardare film insieme come gruppo. Il cinema è come una grande piazza, che porta le persone a raccogliersi insieme.

di Clara Longhi